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incontro con lo squalo bianco - in Mediterraneo

16 Marzo 2008

Un incontro ravvicinato con uno degli animali più rari e difficili da incontrare in Mediterraneo. E’ accaduto a Riccardo Andreoli, ittiologo e pescatore subacqueo, qualche anno fa. Ecco il suo racconto e le sue foto straordinarie: le uniche esistenti di un bianco che nuota libero nel nostro mare.

squalo bianco fotografato in Med da Riccardo AndreoliCANALE DI SICILIA, DA QUALCHE PARTE

La secca è una di quelle da non raggiungere, da non consigliare, e quasi da non raccontare. Ben oltre le acque costiere, è un terno al lotto. Non sai mai, tanto per cominciare, se la raggiungerai. Le due ore e passa per arrivarci (e per tornarci), permettono al mare e al vento, solitamente scatenati in questa zona del Mediterraneo, di dire la loro…

(…)

…E’ proprio Lui. Vederlo muoversi dà un’impressione di potenza sconfinata, un minimo di movimento di quella grande coda e avanza quasi senza parere (coi motori al minimo viaggiamo alla sua stessa velocità). Chi ha detto che il movimento dello squalo è “sinuoso”? Forse quelli piccoli (che avevamo visto più volte su una secca ancora più lontana), ma non sua Terribilità. Lui si muove come solo può una massa compatta di muscoli strapotenti. Non fosse così evidentemente una fantastica macchina da nuoto e da caccia potrei azzardare tozzo, ma è una definizione che escludo immediatamente. “Tozzo”, non ha niente a che fare col movimento che esibisce questo immenso siluro grigio/avorio che incede silenziosamente coi denti socchiusi.

E’ forse un po’ l’eleganza massiccia del leone maschio, con tutta la sua pancia, la criniera spettinata e la testa che sembra fin troppo grande pure per quel corpo poderoso.

Qui non c’è pancia, e non c’è niente di spettinato. E’ una liscia immagine, le linee purissime, sfumate da un qualche impossibile aerografo nel passaggio tra il dorso ed il ventre. Stonano solo i denti. E’ la bocca, semiaperta, incisa da solchi (cicatrici ?), che è un brusco memento della scopo di tutto il mostro nel suo insieme: mangiare.

E Lui rimane lì, nuotando indifferente in superficie, mentre due subacquei cotti dal sole e straniti dalla meraviglia lo guardano andare, mentre incide appena la pelle del mare, scivolando immenso e lento nel suo regno.

Suo. Fino a pochi istanti prima ero fiero di quello che vent’anni di immersioni avevano fatto di me: un subacqueo, partecipe, seppur ad intervalli, questo lo riconoscevo, del grande Mare. Ora, di colpo, è una beffa. Come animale acquatico sono una farsa, una truffa. Di colpo vengo ricondotto a quello che sono, un prestito goffo del mondo di fuori, che sguazza e starnazza lassù, vicino alla luce. Pronto alla facile fuga e al “non gioco più”.

Così andiamo, Lui nel mare, noi in barca. Piano. Lui guida, noi seguiamo…

Leggi tutto il racconto sul sito di Riccardo

One comment

  1. eppure c’è gente che li vede tutti i giorni


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