Archivio per la categoria ‘mediterraneo’

h1

Orecchio di squalo

2 Luglio 2008

Andrea Dell’Apa, giovane biologo italiano impegnato nello studio degli squali e in procinto di partire per l’estero per occuparsi di spinaroli, è particolarmente interessato all’udito degli squali. Gli abbiamo chiesto di parlarcene.

Andrea al lavoro Gli elasmobranchi (squali, razze e chimere) sono animali che da un punto di vista sensoriale sono dotati di molte capacità. La più studiata e conosciuta è senz’altro quella legata all’elettrorecezione, tramite le ampolle del Lorenzini. Meno studiato è il senso dell’udito che questi animali possiedono, dovuto al fatto che per molti anni lo studio della struttura anatomica dell’orecchio interno degli squali è stata accantonata.

Infatti molte delle ricerche effettuate sul sistema acustico degli elasmobranchi risalgono ai primi anni ’60 e si sono presocchè interrotte negli anni ’80. La maggior parte di queste linee di ricerca, ovviamente statunitensi, erano finanziate per lo più dalla marina militare americana allo scopo di verificare se gli squali potessero essere respinti da suoni particolari, a protezione dei marinai che eventualmente sarebbero finiti in mare in seguito a naufragi durante azioni di guerra. Tali ricerche però si interruppero quando altre linee di ricerca parallele scoprirono l’efficacia di sostanze che risultavano sgradevoli o repellenti per gli squali stessi e che per tal motivo erano di più facile uso per i naufraghi stessi.

Ma per il mondo scientifico la domanda rimane lo stesso: quali sono i suoni che gli squali sono in grado di percepire?
Per rispondere a questa domanda bisogna prima di tutto dare una prima descrizione delle strutture interne dell’orecchio, le quali sono in grado di percepire i suoni.

Con cosa ascolta i suoni? - Gli elasmobranchi posseggono esclusivamente i labirinti associati all’orecchio interno, e non possiedono organi accessori per la ricezione dei suoni, presenti in altri pesci: quali la vescica natatoria, connessioni ossee tra la vescica natatoria ed i labirinti.

Com’è fatto l’orecchio di uno squalo - Ogni labirinto include 3 canali semicircolari membranosi ripieni di un fluido (fluido endolinfatico), indicati in fig.1 come canale anteriore verticale, canale posteriore verticale, e canale orizzontale (nella maggior parte delle specie animali, uomo compreso, vengono spesso descritti semplicemente come canale anteriore, posteriore ed orizzontale). Contiene inoltre due camere relativamente larghe e ripiene anch’esse di fluido, l’utricolo ed il sacculo; con quest’ultimo che si allarga nella sua porzione terminale formando una terza camera più piccola, la lagena. Queste tre aree sensoriali sono coinvolte sia nell’equilibrio che nella percezione dei suoni. Ogni camera è provvista di un epitelio sensoriale, denominato macula (le zone grigie evidenziate in figura 1), contenente le cellule ciliate (“hair cells”) deputate alla captazione dei suoni. Ogni cellula ciliata è costituita da un singolo chinociglio centrale e da stereociglia più piccole (anche fino a 60 unità) che lo circondano (foto 1).

Il movimento delle stereociglia verso il chinociglio genera un aumento del numero di potenziali d’azione per unità di tempo relativamente all’attività spontanea dei neuroni associati all’ottavo nervo craniale. Il movimento opposto, ossia il chinociglio verso le stereociglia, porta ad una diminuzione nel numero dei potenziali d’azione per unità di tempo inviati dagli stessi neuroni al cervello. Nelle maculae, oltre alle cellule ciliate, sono presenti piccole concrezioni calcaree denominate otoconi (Foto 2), tenute insieme da una matrice extracellulare. Tale massa, denominata strato otoconiale (“otoconial layer”), è importante quale organo di equilibrio e per la percezione degli stimoli gravitazionali. Quando la testa si muove, la densa massa otoconiale rimane indietro per via dell’inerzia ad essa associata. Ciò provoca uno sforzo di taglio nella matrice extracellulare (“gel layer”), che è percepito dalle cellule ciliate presenti nella zona sottostante (Fig.2).

Altra caratteristica importante è che il sacculo, nella sua porzione apicale, si restringe a formare il dotto endolinfatico (fig.1), che attraversa la fossa parietale terminando direttamente in un piccolo poro sulla superficie esterna, detto poro endolinfatico (Fig. 3)

Tale poro endolinfatico permette in definitiva una comunicazione diretta tra l’esterno (l’ambiente marino) e le strutture associate all’orecchio interno. Il dotto endolinfatico è ripieno di fluido endolinfatico ad alto contenuto in ioni. Per le sue caratteristiche, si è ipotizzato che tale connessione possa funzionare come sito di rilascio dello spostamento associato alle onde sonore, dato che ogni flusso verrà propagato dall’esterno fino al sacculo.

Negli elasmobranchi è presente un’ulteriore macula che non è presente negli altri pesci: la macula neglecta. Una prima fondamentale caratteristica di tale macula è che non contiene otoconi (presenti come già detto nelle macule del sacculo, utricolo e lagena), ma soltanto cellule ciliate. In ragione di ciò si può ipotizzare che l’epitelio sensoriale di tale macula sia importante per la percezione dei suoni e non per l’equilibrio o la ricezione degli stimoli gravitazionali. A tal proposito Lowenstein &  Roberts (1951) hanno trovato che le macule della lagena e dell’utricolo in una specie di razza (Raja clavata) non rispondono a stimoli vibrazionali ma bensì gravitazionali. La sensibilità alle vibrazioni era invece fornita da una piccola porzione di epitelio sensoriale della macula dell’utricolo (denominata lacinia), ma soprattutto dai 2/3 anteriori dell’epitelio associato alla macula neglecta. Ciò indica che l’epitelio sensoriale associato alla macula neglecta è particolarmente stimolato dalle vibrazioni. In seguito a tale scoperta gli stessi autori suggerirono che la macula neglecta fosse un importante organo usato dagli squali per la percezione dei suoni.

Ulteriori prove a conferma di tale conclusione vennero dalle ricerche di Corwin (1981) sullo squalo limone (Negaprion brevirostris). Durante i suoi esperimenti  esaminò la risposta neuronale dell’ottavo nervo cranico, quello associato al senso dell’udito, dopo aver lesionato tramite elettrocauterizzazione prima la macula del sacculo ed in seguito la macula neglecta. Nel primo caso si registrava una notevole riduzione delle capacità auditive negli esemplari, mentre nel secondo venivano perse del tutto. Ciò dimostra che le hair cells della macula neglecta sono principalmente responsabili della percezione dei suoni negli elasmobranchi. In tale percezione è altresì importante, la posizione della macula neglecta rispetto alle altre strutture associate all’orecchio interno prima descritte, nonché la sua vicinanza alla fossa parietale. Come si può vedere in figura 3, l’epitelio della macula neglecta è posto nel dotto del canale semicircolare posteriore, il quale prende contatto anteriormente con un’apertura membranosa posta alla base della fossa parietale, la finestra ovale. Posteriormente, invece, il dotto termina nell’aspetto dorsale del sacculo, in una struttura trasparente e sottile analoga alla finestra rotonda presente nell’orecchio interno dei mammiferi. Per capire cosa ciò comporti , si rimanda il lettore alla consultazione di questo link, ove è possibile avere una spiegazione piuttosto semplice ma altrettanto efficace di come avvenga la percezione del suono nei mammiferi, uomo compreso.

Molto semplicemente, l’onda sonora, se dotata di sufficiente intensità ed adeguata frequenza, riesce a far entrare in vibrazione la membrana timpanica. Da qui l’energia associata all’onda viene convertita in energia pressoria ed amplificata dalla catena degli ossicini dell’orecchio medio (martello, incudine, staffa), che la trasmettono alla membrana della finestra ovale e da questa alla perilinfa (incomprimibile) che riempie la cavità del labirinto osseo, che a sua volta la trasmette alla membrana della finestra rotonda. Da qui l’impulso verrà stimolato nel nervo che lo invierà al cervello. Ciò indica che i mammiferi sono in grado di percepire le intensità dei suoni.

Il suono altro non è che un’onda che si propaga nel mezzo, in seguito ad una vibrazione subita da un corpo elastico. Immaginiamo di colpire con la nostra mano la scrivania sulla quale stiamo lavorando: La scrivania rappresenta l’oggetto che viene fatto vibrare e tale vibrazione viene trasferita alle nostre orecchie dal mezzo aria. I suoni, infatti , si propagano attraverso mezzi elastici, quali l’aria e l’acqua. La differenza fondamentale è che l’intensità di questi mezzi è molto diversa, ed influenza la velocità di propagazione del suono, che nell’acqua è circa 5 volte superiore a quella dell’aria a parità di intensità. La membrana timpanica funziona da trasduttore di pressione dell’intensità associata all’onda sonora: maggiore è l’intensità di un suono e maggiore sarà la pressione esercitata da tale suono sulla membrana timpanica. Tale pressione verrà accoppiata alla catena degli ossicini dell’orecchio medio ove verrà amplificata e trasferita all’orecchio interno tramite la finestra ovale. I pesci dotati di vescica natatoria sono anch’essi in grado di percepire la componente pressoria associata ai suoni, poiché la vescica stessa funziona in modo simile alla membrana timpanica, riuscendo a percepire le variazioni di pressione associate ai suoni.

Gli squali, come abbiamo detto all’inizio, non sono dotati di strutture analoghe per poter percepire la componente pressoria associata all’onda sonora e trasmessa dal mezzo acqua. Quale componente fisica riescono allora a percepire?

Il mezzo acqua è composto da particelle. Quando una particella viene raggiunta da un’onda sonora (ciò vale anche nel mezzo aria), subisce uno spostamento lungo la direzione di propagazione, acquistando inoltre una velocità lungo la direzione di propagazione dell’onda sonora e subendo inoltre un’accelerazione lungo la stessa direzione. Spostamento, velocità, ed accelerazione rappresentano ciò che prende il nome di “particle displacement” delle molecole d’acqua che se le passano attraverso gli urti. Gli squali sono quindi in grado, attraverso le cellule ciliate presenti nell’epitelio delle macule, di percepire la “particle displacement” associata al suono, che gli dà informazioni sulla direzione della fonte di origine del suono e presumibilmente anche della sua distanza. Alcune recenti ricerche però (Fraser et al, 2002, Heupel, 2003) dimostrerebbero che in realtà gli squali sarebbero in grado di percepire variazioni pressorie del mezzo acqua. Un’ipotesi molto interessante venne fatta in tempi non sospetti nel 1974 da un gruppo di ricercatori: Fay, Kendall, Popper e Tester. Studiando le caratteristiche anatomiche della macula neglecta e la risposta alle vibrazioni sonore, ipotizzarono che la finestra ovale, presente in figura 3, potesse in qualche modo funzionare da trasduttore di pressione. Un po’ come succede nei mammiferi per la membrana timpanica.

Ovviamente ulteriori studi dovranno avvalorare tale tesi, ma ciò che si può affermare con una certa sicurezza è che se gli squali riescano a percepire la componente “pressoria” dei suoni, oltre che la “particle displacement” associata alle molecole d’acqua, la macula neglecta gioca un qualche ruolo fondamentale nel processo sensoriale. A ulteriore dimostrazione di quanto finora detto, si possono citare gli studi effettuati da Corwin pubblicati nel 1978, in cui si mette a confronto la struttura anatomica dell’orecchio interno di 6 specie di elasmobranchi (fig.4)

Come si può notare dalla figura, c’è una notevole differenza di forma e dimensioni nelle strutture tra le specie batiali (Myliobatis e Torpedo) e quelle pelagiche (Carcharhinus e Notorynchus) e bentopelagiche (Mustelus e Ginglymostoma), soprattutto nella forma e dimensione del dotto del canale posteriore e del sacculo. Nel Carcharhinus e nel Notorynchus il dotto è più grande ed è molto prossimo alla finestra ovale. Nelle altre specie, più bentoniche, risulta invece più distante dalla stessa. Le specie di elasmobranchi considerate pelagiche sono primariamente piscivore, mentre quelle più prossime al substrato lo sono in minor misura. Anche il sacculo e l’utricolo, e le relative macule ad essi associate, risultano più grandi nelle specie pelagiche/piscivore. E’molto probabile quindi l’esistenza di una correlazione diretta tra la forma e la posizione della macula neglecta negli squali ed il tipo di strategie alimentari; ed è rilevante il fatto che le specie a strategia alimentare mista (eurifaghe), quali il Mustelus ed il Ginglymostoma, mostrino una struttura e disposizione del dotto posteriore intermedia. In ragione di quanto finora detto appare evidente la necessità di ulteriori e più approfondite ricerche sulle funzioni delle cellule sensoriali presenti nell’epitelio della macula neglecta.

Una volta descritte le strutture anatomiche deposte alla percezione dei suoni, resta da spiegare quale range di suoni sia audibile dagli elasmobranchi. Per determinare tale range si effettua una serie di esperimenti che portano alla costruzione di un’audiogramma. Un’audiogramma rappresenta la curva di risposta di una specie animale, uomo compreso, ai suoni per ogni specifica frequenza. In figura 5 è rappresentato un audiogramma umano, ed in figura 6 un audiogramma di squalo nutrice (Ginglymostoma cirratum).

L’audiogramma ha una cratteristica forma ad U, poiché la soglia (threshold) richiesta per ogni specifica frequenza aumenta verso gli estremi del range audibile, e diminuisce nelle frequenze intermedie. Il range audibile nell’uomo va dai 16 Hz ai 20 kHz, mentre nello squalo nutrice va più o meno dai 100 Hz fino ad 1kHz. Ciò vuol dire che gli squali sono in grado di udire suoni a bassa frequenza (come spiegato sopra solo la componente di “particle motion”), con un range ottimale tra i 200 ed i 600 Hz. Diverse ricerche dimostrano che tali frequenze sono le stesse emesse dai movimenti di pesci in difficoltà. Pertanto è probabile che gli squali siano in grado di percepire prede in difficoltà o durante il nuoto, ma non si è ancora certi delle distanze massime alle quali tali suoni possano essere percepiti dagli squali stessi. Ulteriori studi sono necessari per capire quale importanza abbia il senso dell’udito per la biologia della specie.

—-

Per saperne di più:

Casper, B.M., Mann, D.A. 2006- Evoked potential audiograms of the nurse shark (Ginglymostoma cirratum) and the yellow stingray (Urobatis jamaicensis). Environm. Biol. Fish. 76(1), 101-108

Corwin, J.T., 1978- The relation of inner ear structure to the feeding behavior in sharks and rays. Scanning Electron Microscop. II, 1105-1112

Corwin, J.T. 1981b- Peripheral auditory physiology in the lemon shark: evidence of parallel otolithic and non-otolithic sound detection. J. Comp. Physiol. 142A: 379-390

Fay, R.R., Kendall, J.I., Popper, A.N., Tester, A.L. 1974- Vibration detection by the macula neglecta of sharks. Comp. Biochem. Physiol. 47A: 1235-1240

Fraser, P.J., Shelmerdine, R.L. 2002- Dogfish hair cells sense hydrostatic pressure. Nature 415,(2) , 495-496

Heupel, M.R., Simpfendorfer, C.A., Hueter, R.E. 2003- Running before the storm: blacktip sharks respond to falling barometric pressure associated with tropical storm Gabrielle. Journal of Fish Biology 63(5), 1357-1363 (7)

lovell, J.M., Findlay, M.M., Harper, G.M., Moate, R.M. 2007- The polarization of hair cells from the inner ear of the lesser spotted dogfish Scyliorhinus canicula. Journal of Fish Biology 70, 362-373

Lowenstein, O., Roberts, T.D.M. 1951- The localization and analysis of the responses to vibration from the isolated elasmobranch labyrinth. A contribution to the problem of the evolution of hearing in vertebrates. J. Physiol. 114: 471-489

Myrber, A. 2001- The acoustical biology of elasmobranchs. Environmental Biology of Fishes 60: 31-45

Roberts, B.L. 1978- Mechanoreception and the behaviour of elasmobranch fishes with special reference to the acousticolateralis system. pp. 331-390. In: E.S. Hodgson 6 R.R. Mathewson (ed.) Sensory Biology of Sharks, Skates and Rays, U.S. Government Printing Office, Washington D.C.

h1

squali minacciati anche dalla pubblicità

2 Luglio 2008

GLI SQUALI SONO MINACCIATI  ANCHE DALLA PUBBLICITA’: I MEMBRI ITALIANI DI SHARK ALLIANCE  DENUNCIANO LE PUBBLICITA’ CHE DANNEGGIANO L’IMMAGINE DEGLI SQUALI

Il gruppo italiano di associazioni ambientaliste e di ricerca scientifica appartenenti alla coalizione internazionale Shark Alliance dedicata alla conservazione degli squali, denuncia l’uso scorretto e diseducativo dell’immagine degli squali, usati impropriamente in alcune pubblicità italiane come simbolo di predatori dell’uomo e invitanti piatti di cui cibarsi.

Sorprendono pubblicità quali quelle del parco acquatico “Aquafelix” di Civitavecchia o della crema anti-scottature “Connettivina” che usano slogan quali: “Si consiglia di vivere con cautela” accanto al disegno di uno squalo che inghiotte un nuotatore o “Riservato agli affamati di emozioni” accanto all’immagine di uno squalo infilzato da un’enorme forchetta.

“Sono pubblicità dal messaggio fuorviante che rischiano di ostacolare il lavoro di sensibilizzazione e di divulgazione scientifica attenta ai gravi problemi ambientali che stanno minacciando le specie di squalo che nel Mediterraneo sono più a rischio che altrove” - dichiarano i rappresentanti italiani di Shark Alliance

Lo squalo è uno dei principali predatori marini, ma il suo bersaglio non sono gli uomini. Inoltre il suo ruolo nei mari è fondamentale e garantisce un corretto equilibrio dell’intero ecosistema marino.
Al contrario è l’uomo a minacciare gli squali sia attraverso la pesca indiscriminata ed eccessiva sia praticando il finning (il taglio delle pinne e il rigetto in mare della carcassa dello squalo, spesso ancora vivo) per poi vendere le pinne sui mercati asiatici.
Con 13.00 tonnellate importate nel 2006, l’Italia è il primo consumatore di carne di squalo in Europa e spesso i consumatori non sanno che pesci quali il gattuccio, il palombo, la verdesca o il vitello di mare sono squali e che oggi oltre 1/3 di essi è a rischio di estinzione nelle acque europee.

Questi messaggi pubblicitari veicolano solo disinformazione e tendono a rafforzare nell’immaginario collettivo l’immagine dello squalo come feroce mostro marino. E’ necessario che prima di ogni utilizzo nelle pubblicità di immagini con gli animali si faccia un’approfondita analisi dei messaggi che vengono divulgati.

CTS, Fondazione Cetacea, GRIS, Marevivo, MedSharks e Slow Food insieme ad oltre 50 associazioni europee ed internazionali si battono per l’approvazione  di un Piano Europeo per la conservazione degli squali e per un rafforzamento della legislazione sul prelievo delle pinne di squalo a bordo dei pescherecci europei.

h1

Filmati MedSharks su La7!

30 Giugno 2008

E’ andata in onda venerdì scorso l’intervista a Simona Clò, responsabile scientifica di MedSharks, su La7. Si parla dei problemi degli squali in Mediterraneo e dei nostri progetti di ricerca sugli squali grigi e lo squalo elefante.

h1

Carcario, lo squaletto solitario /3

24 Giugno 2008

Ecco di nuovo Carcario, lo squaletto solitario nato nell’arcipelago toscano ( e dalla penna di Enrico “Galeo” Malanima, di Prato).

“Parla un vernacolo che è un misto tra livornese, fiorentino e grossetano” racconta il Galeo: ” Girera’ tutti i mari del mondo e si scontrera’ con tutte le problematiche inerenti al mare. E’ uno squaletto buono (come tutti gli altri squali d’altronde)… soprattutto perche’ diverso da noi umani.” Questa era la prima puntata

(clicca per ingrandire)

testi e disegni: galeodesign, Enrico Malanima, Prato

h1

io sto con gli squali: Marga&Dano

17 Giugno 2008

Sono di gran lunga le persone che più si sono impegnate (finora! volete sfidarli?) nella raccolta firme per gli squali: grazie al loro passaparola, ai forum e ai siti che hanno contattato sono “responsabili” di molte centinaia di adesioni. Il loro entusiasmo è inesaurbile e contagioso. Ed è l’ora di conoscerli un po’ meglio: Margherita e Danilo, i difensori degli squali.

Raccontatevi:

Danilo: nato a Milano più di 35 anni fa ma di origine sarda, nel mio sangue scorre la passione per il mare che mio padre mi ha trasmesso fin da piccolo. Subacqueo, da sempre appassionato ed innamorato degli squali, ho seguito impotente per troppo tempo le barbarie commesse dall’uomo.

Margherita: un po’ più giovane di Danilo (per non dire l’età), nata a Milano, sono affascinata dal mondo sottomarino e da tutti gli animali che lo popolano, in particolare i Delfini.

Rispettiamo il mare, le sue creature e tutta la natura in generale. Adoriamo i gatti e con Noi ne vivono due neri come il carbone ma dolci come il miele.

Raccontateci il vostro impegno per gli squali:
Grazie a Marco, alias Mad, di ScubaPortal abbiamo avuto la possibilità di partecipare a Radio Bubbles, un programma trasmesso da Radio Hinterland, dedicato interamente alla subacquea. Danilo è stato invitato come ospite per parlare degli squali e ha avuto così modo di denunciare quanto succede nel mondo e di fare finalmente qualcosa per aiutarli. Sempre grazie a Marco (che non smetteremo mai di ringraziare) abbiamo conosciuto il sito di Eleonora (Sharknews) e di conseguenza, tramite le newsletter, la messa in onda di Sharkwater (Missione Natura - Sulla Rotta degli Squali). Da li è poi partito tutto, i commenti sul Forum di Poverosub.com i primi contatti con Eleonora e la raccolta di firme per la Petizione. Abbiamo aperto Topic su Poverosub.com, coinvolto sub a Noli Ligure durante lo Scubapro Day ed infine contattato il sito Agire Ora.

Voi due dalla parte degli squali:

Purtroppo la gente ha ancora paura degli squali ma guardando la classifica dei 10 animali più pericolosi al mondo, proposta durante una puntata di Missione Natura di Vincenzo Venuto, vediamo che lo squalo si è classificato ultimo!

  1. la zanzara (2 milioni di vittime all’anno)
  2. i Serpenti (100000 vittime all’anno)
  3. lo Scorpione (5000 vittime all’anno)
  4. i Coccodrilli (2000 vittime all’anno)
  5. gli Elefanti (500 vittime all’anno)
  6. le Api(400 vittime all’anno)
  7. i Leoni(250 vittime all’anno)
  8. gli Ippopotami(oltre 200 vittime all’anno)
  9. le Meduse(100 vittime all’anno)
  10. gli squali (30 l’anno)

Molte persone non sanno dell’importanza degli squali nel mare: hanno lo stesso ruolo dei predatori sulla terra ferma come i Leoni o i Lupi, cioè cacciano le prede più deboli e malate mantenendo in salute le popolazioni delle loro prede impedente il diffondersi di epidemie. Inoltre la diminuzione significativa degli squali causa l’aumento delle sue potenziali prede (carnivori a loro volta) determinando la drastica diminuzione di pesci erbivori favorendo la crescita delle alghe. Il loro aumento numerico presso la superficie dello specchio d’acqua comporta una limitazione degli scambi gassosi (e quindi anche del passaggio in soluzione dell’ossigeno atmosferico).

Lanciate un messaggio:

Cerchiamo di coinvolgere e sensibilizzare ancora più persone possibili per dare una “pinna” hai nostri amici squali, forse non tutto è perduto!
“In bocca allo squalo!”
Danilo e Margherita

h1

Ultimi giorni per il concorso fotosub

15 Giugno 2008

Non è una notizia strettamente “squalesca”, ma il concorso è organizzato da amici molto appassionati di mare. Per quest’anno non è stato possibile organizzare una sezione “squali”, ma magari il prossimo…. Ricchi premi, andate a guardare!

—–

Mancano solo 4 giorni (20 giugno) al termine del Concorso Fotografico MYSHOT:
non perdere quindi l’occasione per vincere uno dei favolosi premi in palio, scegli i tuoi migliori scatti e inviali come previsto dal regolamento a info@myshot.it .

Questo mese MyShot è stato citato da diverse riviste, tra cui Il Fotografo, QuiTouring e Nightlife che ha dedicato un’ampia pagina all’evento; vi invitiamo a leggere la recensione e a correre in edicola a comprare la rivista!

In bocca al lupo….
Laura, Luigi e Marco

h1

predatori acquatici a Milano

14 Giugno 2008

Ultimi giorni a Milano per la mostra “Predatori acquatici” di Massimo Demma, “mitico” illustratore naturalistico al Museo Didattico di Zoologia dell’Università degli Studi di Milano, in via Celoria 26.

La mostra, intitolata ‘Predatori Acquatici’, è stata realizzata nell’ambito di un progetto dell’Università degli Studi di Milano dal titolo ‘La Biodiversità in Italia: Conoscere per Conservare’. Lo scopo è quello di coinvolgere e sensibilizzare il grande pubblico sull’importanza di proteggere questo patrimonio.

Oltre agli squali e alle orche, Demma illustra anche minuscoli predatori come la notonetta, un micidiale insetto d’acqua dolce, gli anfibi carnivori della fauna europea e la foca monaca nel suo ambiente naturale.

Quello che mi interessa è coniugare la corretta rappresentazione con l’evidenza del contenuto estetico delle forme evolutive” commenta Demma.

La mostra è aperta fino al 20 giugno e si può visitare dal lunedì al giovedì.

(Dal sito dell’Istituto Tethys)

h1

carcario, lo squalo solitario /1

13 Giugno 2008

Nasce dalla penna di “Galeo”, al secolo Enrico Malanima, Carcario - uno squaletto solitario nato nell’arcipelago toscano.

“Parla un vernacolo che è un misto tra livornese, fiorentino e grossetano” racconta il Galeo: ” Girera’ tutti i mari del mondo e si scontrera’ con tutte le problematiche inerenti al mare. E’ uno squaletto buono (come tutti gli altri squali d’altronde)… soprattutto perche’ diverso da noi umani.

Sugli schermi di SharkNews ogni venerdì. Buon viaggio, Carcario! (clicca per ingrandire)

testi e disegni: galeodesign, Enrico Malanima, Prato

carcario, lo squalo solitario - creazione di Enrico \

h1

gli squali del Mediterraneo fanno il giro del mondo

12 Giugno 2008

Strepitosa la diffusione che ha avuto, e sta ancora avendo, la notizia della scomparsa dei grandi predatori dal Mediterraneo. Speriamo che i nostri politici capiscano che è ora di fare qualcosa…. E se non lo capiscono da soli, ci pensiamo noi con la nostra petizione: salvate i nostri squali!

Stampa internazionale / International press coverage of the Lenfest report on Med Sharks decline

Stampa italiana / Italian press coverage :

Altri / Other:

h1

SOS squali: la scomparsa dei grandi predatori del Mediterraneo

11 Giugno 2008

Uno studio italo canadese pubblica cifre raggelanti: negli ultimi duecento anni il 97% di verdesche, squali volpe, squali martello, mako e smeriglio è sparito dal Mediterraneo. Dobbiamo convincere i nostri ministri a far qualcosa: firma anche tu la petizione! (foto Oceana)

Immaginate di cancellare quasi completamente i leoni dall’Africa. Cosa succederebbe a zebre, antiolopi e gazzelle, che con i leoni condividono la savana? Gli animali più deboli continuerebbero a vivere - così come i malati, che in breve tempo contagerebbero gli animali sani. Per non parlare di tutte quelle bocche in più da sfamare: troppe zebre, troppe antilopi, troppe gazzelle si contenderebbero lo stesso filo d’erba, la stessa preda, lo stesso spazio che, se prima era sufficiente per sfamare un certo numero di animali ora, con numeri gonfiati a dismisura dalla mancanza di predatori, non lo è più. I cambiamenti dell’ecosistema, insomma, sarebbero notevoli, e le conseguenze pesanti.

Trasferiamoci al mare. Prendete alcuni dei grandi squali predatori: il martello, lo squalo volpe, il mako, lo smeriglio, la verdesca. E cancellatene il 97%: perché tanti sono gli squali scomparsi in Mediterraneo negli ultimi 200 anni secondo un team di ricercatori italo-canadesi che ha appena pubblicato sulla rivista scientifica Conservation Biology (qui il lavoro in inglese, qui un riassunto in italiano). Cosa succede al mare eliminando la quasi totalità dei grandi predatori? Gli effetti si fanno sentire sulle loro prede - e le prede delle loro prede, le cui popolazioni si modificano in modo imprevedibile. Ma certo.

Cosa ha portato allo sterminio di massa i grandi squali mediterranei? Come sempre l’uomo, attraverso la pesca (diretta o indiretta) e le profonde modifiche che ha inferto all’ambiente stravolgendo le zone di accrescimento e di riproduzione degli squali. Gli squali, infatti, crescono lentamente e generano pochi piccoli solo dopo molti anni e, semplicemente, non riescono a riprodursi abbastanza velocemente per rimpiazzare i milioni di squali pescati quotidianamente.

Questo rapporto sottolinea l’urgenza di far qualcosa prima che sia troppo tardi - sempre che si sia ancora in tempo, visto che queste specie sono “funzionalmente estinte”. E ora abbiamo una grande opportunità: a fine anno l’Unione Europea scriverà il primo piano di gestione della pesca agli squali. Lo discuteranno i ministri della pesca di tutti i paesi a Bruxelles. Se vuoi chiedere anche tu al ministro Zaia di impegnarsi per la protezione degli squali mediterranei ed europei, firma la petizione!

h1

Tutta colpa di Fiorello!

10 Giugno 2008

“Salta” dal Tg1 delle 20 il servizio sugli squali per colpa di Fiorello, spostato a oggi, mercoledì11, alle 13.30.

Va bene, lo ammetto. Ci sono rimasta proprio male. Aspettavo la notizia alla quale avevamo lavorato tutto il giorno (beh, non solo per il Tg1 ma anche per l’Ansa, Reuters, il Corriere, RDS, Le Monde, the Times, the Guardian, la BBC………) …. e invece non è arrivata. Una telefonata della giornalista ha chiarito il mistero: il collegamento con Fiorello che parlava degli europei di calcio aveva rubato lo spazio dei nostri squali e quello di un altro servizio.

Uffa!

Però niente problemi: il servizio andrà in onda domani sul tg1 delle 13.30. E sul sito del tg1. Insomma, domani si parlerà molto di squali in Italia, perché alle 11 presenteremo un rapporto sullo stato degli squali in Mediterraneo redatto da un team di ricercatori italo-canadesi. Di cosa si parla?

Del fatto che gli squali in Mediterraneo negli ultimi duecento anni sono diminuiti in modo terrificante.

Ne parliamo domani!

h1

A che punto siamo con le firme…

3 Giugno 2008

Abbattuta di slancio la barriera dei 3000 grazie all’intervista di Simona Clò su La7 in Missione Natura in cui si parla della situazione degli squali in Mediterraneo e dei progetti di ricerca MedSharks/CTS.

GRAZIE a tutti quanti hanno firmato e a voi che, come gli straordinari Danilo & Margherita “responsabili” ormai di centinaia di firme, attraverso il passaparola, avete messo energie ed entusiasmo per far conoscere ai vostri amici il problema degli squali e offerto loro il modo di aderire alla nostra iniziativa. Grazie! Andate a leggervi tutti gli altri commenti: ironici, indignati, accorati, sempre appassionati.

La metà dei firmatari ha firmato grazie alla segnalazione di amici. Fondamentale, insomma, è il passaparola. E allora… ci impegnamo tutti a segnalare la petizione ad almeno 5 persone ciascuno?

Ecco di nuovo il link per la petizione: www.medsharks.org/firmaperglisquali.html Passaparola!! :-)

Oltre al passaparola, un fantastico veicolo di diffusione della petizione è stata ed è ancora Missione Natura (la trasmissione de La7, seguita da un numero elevatissimo di fan sfegatati - leggere il blog per credere!) seguita da Geo&Geo. Fondamentale l’apporto di AgireOra, i cui associati hanno inviato centinaia di adesioni. Da un paio di mesi l’invito a firmare rimbalza su forum come Poverosub.it, Scubaportal.it Acquariofilia.biz e Gommonauti.it, tam tam di circoli e associazioni come il Sub Rimini Gianni NeriVerdeAcqua di Milano. Pare la notizia sia passata addirittura  su Radio Capital!

Grazie a tutti quanti hanno firmato e a tutti quelli che verranno da qui ai mesi a venire! La petizione, infatti, andrà avanti fino a fine dell’anno.

E’ solo alla vigilia della riunione dei Ministri della Pesca UE per la definizione del Piano d’Azione europeo per gli squali che consegneremo tutte le firme al nostro Ministro. Sarà quello il momento in cui i Ministri di alcuni paesi con forti interessi in questo campo (Spagna e Portogallo in testa) cercheranno di “annacquare” le misure di protezione. Ed è a questo punto che l’interessamento del nostro Ministro per la pesca potrà influire sul risultato finale. Non avendo grandi interessi italiani da difendere in questo campo, potrebbe decidere di “scambiare dei favori” oppure, avendo in mente le migliaia di italiani che speriamo si uniscano a noi, potrà decidere di intervenire con forza per proteggere questi animali.

Non hai ancora firmato? Fallo subito cliccando qui!

h1

omaggio di Ceccherini allo squalo… (video)

22 Maggio 2008

Ogni tanto bisogna pur ridere!!! :-)

h1

l’Europa e gli squali

21 Maggio 2008

L’Europa è fra i principali responsabili della pesca e della scomparsa degli squali non solo nelle nostre acque, ma in quelle di tutto il mondo. Ne abbiamo pescati troppi, e troppi continuiamo a pescarne. Esistono pochi limiti specifici alla pesca di squali e razze, e per questa ragione le popolazioni di squali europee sono fra le più compromesse al mondo. Un terzo delle specie europee è a rischio estinzione, percentuale che in Mediterraneo sale a uno spaventoso 42%.

Gli squali europei - Nelle acque europee si trova una grande varietà di pesci cartilaginei: dalle razze che popolano i fondali sabbiosi ai velocissimi squali oceanici, dalla curiosa chimera al grande squalo bianco. Sono circa 70 le specie di squali, una cinquantina le razze e sette le specie di chimera che nuotano nel gelido Mare del Nord come nelle calde acque mediterranee, dagli estuari agli abissi. Anche le dimensioni variano moltissimo, dai piccoli palombi, lunghi meno di un metro, all’immenso squalo elefante che può sfiorare i 10 metri di lunghezza. Un terzo però è a rischio di estinzione e rischia di scomparire perché peschiamo troppo e male, e non esiste (ancora) un serio regolamento sulla pesca di questi animali.

Chi e quanti ne pesca - La Spagna nel 1997 ha dichiarato la maggiore quantità di catture di squali al mondo. Secondo i dati della FAO (universalmente noti per essere sottostimati), nel 2004 i paesi europei hanno catturato quasi 115.000 tonnellate di squali (comprese razze e chimere). Quasi la metà è opera della Spagna (45%), seguita dalla Francia (18%), dal Regno Unito (14%) e dal Portogallo (10,5%). Secondo i rapporti, il 91% delle catture europee proviene dal Nord Atlantico.

Come li peschiamo? In alcuni casi le flotte deliberatamente cacciano questi animali, in altri li catturano accidentalmente nella pesca al tonno e pescespada. Molti squali vengono pescati, privati delle pinne e poi rigettati a mare (è la pratica detta “finning”) per lasciar spazio a prede le cui carni hanno più valore. Considerato ovunque come una pratica insostenibile, il finning è stato proibito in molti paesi mentre la legge europea è fra le più ambigue e permissive al mondo.

Cosa ci facciamo? In parte li mangiamo, in parte li spediamo in Asia per la prodzione di zuppa di pinne di pescecane. Ma noi europei, italiani in testa, siamo ghiotti di squalo: in particolar modo di spinarolo, palombo, gattuccio, smeriglio e razza. Catturandone pochi nelle nostre acque (le catture sono crollate negli ultimi anni, semplicemente perché non ce ne sono più), nel 2005 l’Italia è diventata la 5° nazione al mondo per importazione di questi animali, dietro a Spagna, Corea del Sud, Cina e Messico.

Qual’è il problema? E’ che gli squali non sono in grado di reggere ritmi di pesca così elevati. Passano molti anni, anche 20-25, prima che inizino a riprodursi e fanno un numero molto limitato di piccoli. Per questo la pesca intensiva cui sono sottoposti, diretta o accidentale che sia, li sta decimando: gli squali rimasti in libertà non riescono a riprodursi a ritmi sufficientemente elevati per sostituire gli squali catturati.

Esistono delle regole? Sono poche restrizioni alla pesca degli squali in acque europee. E il paradosso è che quei pochi limiti che vi sono (come nel caso delle quote fissate lo scorso anno), sono fissati a livelli comunque insostenibili per gli squali. Non lo dicono gli ambientalisti, ma gli stessi esperti interpellati dall’UE in materia. E, visti ritmi lentissimi di riproduzione degli squali, le conseguenze di un errata gestione delle popolazioni di squali si fanno sentire rapidamente, e necessitano di molti decenni per essere corrette.

Per saperne di più leggi “Shark Alert”, una pubblicazione della Shark Alliance che trovi qui e puoi scaricare in inglese, francese e spagnolo

h1

intervista a Simona Clò su Geo&Geo (video)

20 Maggio 2008
h1

il vostro grido: salviamo gli squali!

13 Maggio 2008

Ecco alcuni dei commenti alla petizione…

Christina: Pochi “uomini” hanno il potere di cambiare le cose. Spero che abbiano gli strumenti e la forza di agire per il bene collettivo di ogni habitat che appartiene a questa terra.

Danilo “Gli squali stanno venendo massacrati in tutto il mondo e la loro popolazione si è ridotta del 90%, rischiano l’estinzione. Vengono uccisi 100 MILIONI di squali all’anno e l’ecosistema degli oceani e mari sta cambiando con conseguenze catastrofiche. Diamo il buon esempio e almeno in Italia e in Europa rispettiamo questo animale, il più antico della storia della terra, proteggiamolo e sensibilizziamo gli altri stati affinchè si vieti il FINNING, la pesca che uccide gli squali allo scopo di reciderne solo le pinne, ributtando in mare l’animale agonizzante.

Erica: La nostra vera ricchezza risiede nella varietà della vita, salvaguardare gli squali e l’ecosistema marino è un dovere nei confronti della terra e dell’umanità . Grazie del Vs. contributo. Tocca a Voi politici far sentire la nostra voce in quanto rappresentanti dei cittadini che vi hanno votato e si affidano a voi e in quanto abitanti voi stessi di un mondo che stiamo letteralmente distruggendo!

Gerardo: E’ ora per i paesi che si considerano “civili” di tutelare questi splendidi animali.

Roberto: Per favore intervenite in qualche modo. Lo squalo è uno degli animali più antichi, sopravvissuto per milioni di anni. Solo l’imbecillità dell’uomo lo sta distruggendo. Che il nuovo governo faccia qualcosa.

Valentina: Vi prego Squali: possiate un giorno perdonarci, noi poveri miseri uomini…
Stella: “Cerchiamo di esser più civili: proteggiamo gli squali. Regolamentiamo la loro pesca.

Leggi tutti i commenti qui

h1

oltre 150 firme in un paio di giorni!!

12 Maggio 2008

le firme alla petizione domenica 11 maggioFantastico! Sono oltre 150 e da tutta Italia le firme già raccolte per chiedere ai nuovi ministri dell’Ambiente e della Pesca di adoperarsi per proteggere gli squali. Continuate a firmare e invitate i vostri amici a farlo! E se prendi parte a forum, fai parte di club, circoli, associazioni o semplicemente hai un sacco di amici… passa parola!!! Ecco a scanso d’equivoci il link diretto alla petizione: http://www.medsharks.org/firmaperglisquali.html puoi copiarlo e incollarlo direttamente nella mail.

h1

firma anche tu!

11 Maggio 2008

Il traino di Sharkwater ha lanciato in grande stile la petizione per la protezione degli squali lanciata da MedSharks e tutte le associazioni della coalizione Shark Alliance. Sono più di un centinaio le firme già arrivate!

La petizione - Chiediamo ai Ministri Stefania Prestigiacomo e Luca Zaia - che esordiscono proprio in questi giorni rispettivamente come ministro dell’Ambiente e delle Risorse Agricole (responsabile per il settore Pesca) - di adoperarsi per la protezione degli squali.

Fra qualche mese, infatti, a Bruxelles i Ministri della Pesca dei paesi UE discuteranno la bozza del Piano d’Azione per la gestione degli squali. Si tratta, in pratica, di un piano di gestione e conservazione degli squali e razze europei ed è una cosa molto importante visto che i paesi europei sono fra i maggiori pescatori (Spagna e Portogallo in testa) e consumatori (Italia, soprattutto!!) di squali al mondo. E le nostre popolazioni di squali sono fra le maggiormente compromesse al mondo: un terzo delle specie europee sono a rischio estinzione, percentuale che in Mediterraneo sale al 42%.

Ora che si sta mettendo a punto la bozza del Piano d’Azione Europeo per gli squali, i Ministri hanno una grande opportunità per migliorare lo stato delle nostre popolazioni di squali e della pesca.

Per questo li esortiamo ad intervenire affinché la versione finale del Piano d’Azione dell’Unione Europea adotti misure precauzionali e recepisca i pareri scientifici, così da:

• ridurre significativamente le catture di squali
• proteggere le specie di squali e razze in pericolo d’estinzione
• promuovere un bando totale del finning

Firma anche tu QUI!

h1

le specie più pericolose del Mediterraneo

6 Maggio 2008

Bellissima! E’ la campagna di Klas Ernflo per mantenere pulito il mare della Catalogna. Altro che squali! L’inquinamento fa molte molte più vittime di loro, e su una scala icredibilmente più vasta.

h1

occhi aperti al mercato del pesce!

30 Aprile 2008

I mercati del pesce possono riservare molte sorprese, a patto di avere curiosità e molta pazienza. Guardate cosa ha scovato Gaspare Schillaci, un nostro lettore di Palermo.

Si tratta di una femmina adulta di notidiano cinereo (Heptranchias perlo), un piccolo squalo di alta profondità non molto frequente nei nostri mari. Uno squalo inconfondibile visto che ha 7 fessure branchiali, al contrario di tutte le altre specie che ne hanno 5 (a parte pochissimi che ne hanno 6).

Sappiamo molto poco di questo animale. Vive tra i 300 e i 600 metri, come si può desumere dal grande occhio verde, ma può spingersi anche oltre i mille metri di profonditàed è uno squalo di piccole dimensioni: al massimo un metro nei maschi e 140 cm per le femmine. E’ un buon nuotatore e si ciba di pesci, come i merluzzi, e anche calamari.

Sappiamo anche molto poco sulla sua riproduzione; è comunque un viviparo aplacentato, il che significa che la madre fa crecere i piccoli nel proprio ventre pur non nutrendoli con una placenta. I piccoli sono lunghi alla nascita 23 centrimetri.

Vive nei mari temperati e tropicali. Ovunque è considerato Near Threatened, cioè quasi a rischio estinzione, mentre la situazione in Mediterraneo è peggiore, tanto che è stato inserito nella categoria Vulnerabile della Lista Rossa della IUCN.

Altre informazioni su questa specie sul sito the Florida Museum of Natural History

h1

mangi pesce? Tuo figlio sarà sveglio

29 Aprile 2008

La conferma arriva dalla Harvard Medical School di Boston (riportata da PagineMediche.it): i figli di donne che, nei mesi di gravidanza, avevano mangiato buone quantità di pesce, sono più acuti e brillanti dei loro coetanei. Tranne però chi aveva mangiato squali (e altri pesci ad alto tasso di mercurio): i risultati allora sono inferiori alla media.

Lo studio ha, infatti, anche evidenziato come i figli delle donne che, agli esami del sangue, risultavano avere un’elevata concentrazione di mercurio ottenevano anche un punteggio più basso ai test cognitivi. Lo studio sottolinea che è bene consumare almeno due porzioni di pesce a settimana, ma è indispensabile scegliere pesce a basso contenuto di mercurio: no quindi a pescespada, tonno e squalo; meglio preferire il salmone, ricchissimo di grassi essenziali e di omega-3 (sono loro che svolgono un ruolo-chiave nello sviluppo del cervello del bambino) ma poveri di mercurio, oppure il pesce azzurro come il merluzzo che contiene una minore quantità di acidi grassi omega-3, ma anche la più bassa concentrazione di mercurio.

Per saperne di più su squali e mercurio alcuni post di Shark News:

h1

lo squalo plumbeo (foto e video)

20 Aprile 2008

E’ forse lo squalo più ’squalo’ che si possa immaginare, grazie alla ‘gobbetta’ dietro il capo che gli conferisce quell’aria un po’ tozza e da ‘bullo’ che pare quasi una caricatura disneyana.

Dove vive - Lo squalo plumbeo Carcharhinus plumbeus è una sorta di squalo grigio che vive in tutte le acque temperate e tropicali del mondo e anche nel Mediterraneo. Cresce lentamente ma supera i due metri di lunghezza. Le femmine sono leggermente più grandi dei maschi. Può vivere fino almeno a trent’anni.

Cosa fa tutto il giorno - Lo squalo plumbeo è uno squalo migratore e che nella stagione degli amori si trasferisce in acque calde. Vive in gruppi separati per sesso: maschi con maschi, femmine con femmine e piccoli tutti assieme, suddivisi per età e taglia.

E‘ il “nostro” squalo! MedSharks porta avanti da anni in Turchia un progetto di ricerca su questi animali. In una baia piccola (e segreta!) ogni anno in primavera si radunano decine di questi animali. Sono quasi tutte femmine; alcune portano addosso i segni dell’accoppiamento recente, altre hanno il ventre carico di piccoli. Stazionano per un mesetto all’interno della baia e poi ripartono, dirette chissà dove. Dal 2001 MedSharks studia questi squali, realizzando il censimento degli animali e una campagna di marcatura per scoprire le loro rotte migratorie. E’ la prima - e l’unica - popolazione di squalo mai studiata in Mediterraneo. Guarda la galleria di foto.

Riproduzione - Gli squali plumbei cominciano a riprodursi intorno i 13-14 anni. L’accoppiamento lascia tracce ben visibili sul corpo delle femmine: il maschio afferra lacompagna sul dorso o sulle pinne, lasciandole ben evidenti i segni dei suoi denti, finché essa non nuota con il ventre verso la superficie: è allora che la feconderà utilizzando entrambi i suoi organi genitali. Anche grazie a questi segni riusciamo a individuare i diversi animali. Dopo aver raggiunto baie poco profonde le femmine danno alla luce 5-6 piccoli ogni due anni. Nati a circa 60 cm, gli squali grigi mediterranei raggiungono i due metri di lunghezza.

Cosa mangia - Si ciba soprattutto di piccoli pesci, razze, altri piccoli squali ma anche seppie, polpi e calamari, granchi e gamberi, che cattura di giorno ma di preferenza di notte.

Una specie in pericolo - La pesca si è rivelata fatale per questi animali, che vivono a lungo, raggiungono tardi la maturità sessuale, fanno pochi piccoli e nemmeno tutti gli anni. Lo squalo plumbeo è considerato in Mediterraneo specie a rischio estinzione.

Questi squali costituiscono infatti in tutto il mondo una quota importante nelle catture della pesca sportiva e professionale. Lungo la costa atlantica americana rappresentano il 60% delle catture dei palangari; per nella pesca sportiva lo squalo plumbeo è secondo solo alla verdesca come preda.

Le popolazioni di squalo plumbeo nell’Atlantico occidentale si sono ridotte dell’85%-90% in appena dieci anni. Nel nord Atlantico le femmine adulte sono ormai abbastanza rare. Molti ricercatori ritengono che anche se si interrompesse immediatamente la pesca, questo squalo impiegherebbe molti decine di anni per ritornare ai livelli di abbondanza di una volta.

h1

la mobula

15 Aprile 2008

È a prima vista praticamente identica alla manta tropicale la Mobula mobular: leggermente più piccola ma ugualmente gigantesca (può raggiungere i cinque metri di larghezza), ha la stessa struttura del corpo e le curiose appendici cefaliche che le hanno valso il nome di diavolo di mare.

A differenza della Manta, la bocca della Mobula però è posta più in basso, e ha una coda assai più lunga.

È presente in tutto il Mediterraneo, ma è estremamente raro incontrarla. Sappiamo ben poco delle sue abitudini; si nutre di gamberetti planctonici e forse di piccoli pesci pelagici gregari. Viene talvolta catturata nelle reti pelagiche derivanti e nei palangari d’altura; per via della sua supposta rarità e basso potenziale riproduttivo (tra i più bassi tra gli elasmobranchi), è considerata minacciata e quindi inclusa nell’Allegato II del Protocollo sulle Aree Specialmente protette e sulla Conservazione della Biodiversità della Convenzione di Barcellona.

h1

trovata verdesca e 7 piccoli

27 Marzo 2008

E’ accaduto in Croazia, ed è Anna Adam di Trieste a mandarci la notizia riportata da un quotidiano locale (foto da Elasmodiver):

Eccezionale ritrovamento nelle acque antistanti Povljana, piccola località di villeggiatura dell’isola di Pago in Dalmazia: alcuni pescatori locali hanno rinvenuto a pochi metri dalla costa i corpi senza vita di una verdesca di 3 m e dei suoi 7 piccoli, ognuno lungo una cinquantina di centimetri.
La notizia del ritrovamento ha scioccato non poco la popolazione locale in quanto si tratta di uno squalo potenzialmente pericoloso per l’uomo [sic! NdR] e comunque mai fino ad ora era stato visto in queste acque un bestione di tre metri, pesente poco meno di 150 kg.

Le carcasse sono state messe in un congelatore, onde permettere ai biologi dell’istituto oceanografico di Spalato di accertare le cause del decesso.

Secondo Alen Soldo, vicedirettore del centro spalatino per gli studi marini,questo esemplare sarebbe stato arpionato alla testa: “Ho visionato la carcassa e sono convinto che la verdesca sia stata arpionata. Credo che prima di morire abbia partorito, nella speranza che i suoi piccoli potessero salvarsi. Ma neanche loro ce l’hanno fatta. Si tratta di una femmina di circa 10anni d’età. Spero che abbia messo alla luce un numero maggiore di squaletti e che qualcuno si sia salvato.”

A detta degli esperti, la verdesca è assieme allo squalo bianco l’unica specie nelle acque adriatiche considerata pericolosa per l’uomo. Negli ultimi decenni risultano però sempre piu rari i suoi avvistamenti, al punto che i biologi italiani e croati l’hanno inserita nella lista delle specie a rischio.

h1

“catture accidentali” (video)

25 Marzo 2008

E’ la maggiore causa di morte degli squali in tutto il mondo, e soprattutto in Mediterraneo. “Cattura accidentale”: cioè finire nelle reti, o negli ami, destinati a pescare altro, di solito tonni o pescespada.

Responsabile della scomparsa degli squali d’alto mare - verdesche, mako, squali volpe - sono state per anni le famigerate spadare, le reti pelagiche derivanti ormai fuorilegge in Europa ma ancora largamente usate in Mediterraneo.

Una cosa è leggerne, un’altra è vedere. Consiglio a tutti la visione di questo filmato di Howard Hall. Risale al 1987 ma è ancora drammaticamente d’attualità.

h1

squali mediterranei e mercurio: parla lo scienziato

19 Marzo 2008

tunamercury.jpgLa carne di squalo, come quella di tutti i grandi predatori marini, contiene alte concentrazioni di mercurio. Nella loro vita, infatti, questi animali accumulano e non riescono a smaltire le sostanze inquinanti presenti nell’ambiente. Ne abbiamo parlato in passato: perché questo avviene e in che misura.

Ma qual’è la situazione nei mari mediterranei? Lo abbiamo chiesto a Davide Baroni, dell’Università di Siena, che con il suo gruppo si occupa da anni di studiare l’accumulo di composti chimici negli organismi. Ecco il suo parere:

“Squali e mercurio nel Mediterraneo rappresenta un argomento stimolante, considerata la nota anomalia da Hg che caratterizza il nostro mare.

Le specie di maggiori dimensioni e più longeve occupano generalmente il ruolo di top predator nella rete trofica e come tali possono accumulare, per biomagnificazione, quantità non trascurabili di Hg nella sua forma metilata; d’altronde la relazione tra dimensioni del pesce e contenuto di Hg nel muscolo è ben conosciuta.

Tuttavia i dati di letteratura mostrano come le maggiori criticità, se non altro riguardo alla salute del consumatore, siano rappresentate dalle specie bentoniche, di dimensioni ridotte, o da quelle che abbiano rapporti trofico con il fondo.

Le condizioni presenti nel sedimento marino, in particolare quello profondo (potenziale redox, materia organica, microrganismi ecc.), favoriscono la metilazione di Hg e la dieta degli squali bentonici è dunque particolarmente ricca di metilmercurio, che come tale si accumula nei tessuti di queste specie. La normativa europea che definisce i tenori massimi accettabili nei prodotti alimentari (Regolamento CE n° 1881/2006) riporta per il muscolo di queste specie il valore limite di 1 mg/kg di peso fresco.
Potrebbe essere utile distinguerli, in prima approssimazione, secondo i loro habitat in:

  • Bentonici: il Boccanera, già negli individui di taglia minore, mostra nel muscolo contenuti prossimi a 1 mg/kg di peso fresco e nelle taglie superiori può raggiungere 2 - 3, fino a 5 mg/kg; di fronte a Tel-Aviv, a 1500 m di profondità, la stessa specie arriva a 8,8. Il muscolo del Centroforo contiene 9 - 10 mg/kg; il Moretto 1 - 2, fino a 4 mg/kg; il Gattuccio da 0,8 fino a 1,5 mg/kg. Per gli altri Elasmobranchi, Razze e Torpedini hanno valori attorno a 1 - 2 mg/kg.
  • Demersali: considerando alcune specie non tipicamente bentoniche come le precedenti, ma che frequentano i fondali molli (dalle dimensioni generalmente attorno al metro di lunghezza): il Palombo 0,5 - 0,6 mg/kg (valore medio); lo Spinarolo può superare 1 mg/kg. Il record sembra appartenere allo squalo martello (S. zygaena), che vive in prossimità del fondo (ma supera 4 m di lunghezza), con 18 mg/kg di Hg.
  • Pelagici: il Capopiatto (3 - 4 m, considerato pelagico, ma frequenta i fondali profondi) supera i 4 mg/kg (nelle acque a largo di Tel-Aviv); lo squalo volpe 2,2 mg/kg (in Adriatico); nella Verdesca, sempre in Adriatico, sono stati misurati 0,38 mg/kg di Hg come valore medio: dato interessante, conside