Archivio per la categoria ‘utilizzo’
4 Luglio 2008

- smeriglio
Proposto da Belgio, Olanda e Francia l’inserimento di questi due squali (Criticamente Minacciati di estinzione in Europa) nella lista delle specie migratorie da proteggere. Se ne discuterà a dicembre.
L’UE comincia a muoversi in difesa degli squali. Ieri Belgio, Olanda e Francia hanno proposto l’inserimento di smeriglio e spinarolo – due specie di interesse commerciale considerate “Criticamente in Pericolo” di estinzione nelle acque europee - nella lista della Convenzione sulle Specie Migratorie (CMS). Se la proposta venisse adottata (si discuterà alla riunione CMS in dicembre), queste due specie dovrebbero diventare oggetto di iniziative di cooperazione internazionale per la loro protezione.

- spinarolo, foto elasmodiver
La proposta del Belgio ha ricevuto il consenso unanime degli altri stati UE e della Commissione Europea. Il Comitato Scientifico della CMS, in effetti, ha evidenziato 35 specie di squali che potrebbero essere inclusi nel CMS, mentre per il momento solo lo squalo elefante, il bianco e lo squalo balena sono inclusi.
“Trattati internazionali sulla fauna selvatica come il CMS sono strade importanti e appropriate da seguire nello sviluppo di misure di conservazione degli squali e affiancano, potenziandole, le azioni di gestione della pesca” ha continuato la Fordham. “Smeriglio e spinarolo, che compiono lunghe migrazioni e sono stati ridotti dalla pesca intensiva a livelli critici, sono i canditati ideali per l’inclusione nella convenzione CMS. In aggiunta alle regolamentazioni nazionali e regionali della loro pesca, i CMS può segnalare la necessità di dare priorità alla gestione di queste specie e, soprattutto, per promuovere misure di protezione in ogni mare dove essi si muovono durante le loro migrazioni.
…Speriamo solo che a dicembre la proposta venga adottata e che si apra per smeriglio e spinarolo un ombrello sicuro che li protegga durante le loro migrazioni.
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2 Luglio 2008
GLI SQUALI SONO MINACCIATI ANCHE DALLA PUBBLICITA’: I MEMBRI ITALIANI DI SHARK ALLIANCE DENUNCIANO LE PUBBLICITA’ CHE DANNEGGIANO L’IMMAGINE DEGLI SQUALI
Il gruppo italiano di associazioni ambientaliste e di ricerca scientifica appartenenti alla coalizione internazionale Shark Alliance dedicata alla conservazione degli squali, denuncia l’uso scorretto e diseducativo dell’immagine degli squali, usati impropriamente in alcune pubblicità italiane come simbolo di predatori dell’uomo e invitanti piatti di cui cibarsi.
Sorprendono pubblicità quali quelle del parco acquatico “Aquafelix” di Civitavecchia o della crema anti-scottature “Connettivina” che usano slogan quali: “Si consiglia di vivere con cautela” accanto al disegno di uno squalo che inghiotte un nuotatore o “Riservato agli affamati di emozioni” accanto all’immagine di uno squalo infilzato da un’enorme forchetta.
“Sono pubblicità dal messaggio fuorviante che rischiano di ostacolare il lavoro di sensibilizzazione e di divulgazione scientifica attenta ai gravi problemi ambientali che stanno minacciando le specie di squalo che nel Mediterraneo sono più a rischio che altrove” - dichiarano i rappresentanti italiani di Shark Alliance
Lo squalo è uno dei principali predatori marini, ma il suo bersaglio non sono gli uomini. Inoltre il suo ruolo nei mari è fondamentale e garantisce un corretto equilibrio dell’intero ecosistema marino.
Al contrario è l’uomo a minacciare gli squali sia attraverso la pesca indiscriminata ed eccessiva sia praticando il finning (il taglio delle pinne e il rigetto in mare della carcassa dello squalo, spesso ancora vivo) per poi vendere le pinne sui mercati asiatici.
Con 13.00 tonnellate importate nel 2006, l’Italia è il primo consumatore di carne di squalo in Europa e spesso i consumatori non sanno che pesci quali il gattuccio, il palombo, la verdesca o il vitello di mare sono squali e che oggi oltre 1/3 di essi è a rischio di estinzione nelle acque europee.
Questi messaggi pubblicitari veicolano solo disinformazione e tendono a rafforzare nell’immaginario collettivo l’immagine dello squalo come feroce mostro marino. E’ necessario che prima di ogni utilizzo nelle pubblicità di immagini con gli animali si faccia un’approfondita analisi dei messaggi che vengono divulgati.
CTS, Fondazione Cetacea, GRIS, Marevivo, MedSharks e Slow Food insieme ad oltre 50 associazioni europee ed internazionali si battono per l’approvazione di un Piano Europeo per la conservazione degli squali e per un rafforzamento della legislazione sul prelievo delle pinne di squalo a bordo dei pescherecci europei.
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26 Maggio 2008
Con la loro forma affusolata e la coda falcata e rigida, gli squali oceanici come squalo bianco, mako e smeriglio sono fra i più forti ed efficienti nuotatori al mondo. A loro si sono ispirati due ricercatori dell’Università di Sydney per ottenere energia pulita e rinnovabile dal mare: attraverso una coda meccanica che ondeggia nella corrente accumulando l’energia delle onde e delle correnti.
“E’ il concetto del bioingegneria, cioè l’utilizzo di elementi naturali in sistemi ingegneristici” ha dichiarato Tim Finnigan della Sydney’s School of Civil Engineering che, con il dottorando Andrew Caska, oltre alla coda meccanica ha ideato un altro strumento ispirato alle alghe marine. Lunga 15 metri e alta 12, la coda meccanica può produrre 1 megawatt di energia. “Lo squalo usa l’energia muscolare per ondeggiare il fianco da un lato all’altro. Noi utilizzeremo la corrente marina per spostare la coda meccanica, accumulando l’energia in un generatore elettrico” ha spiegato il Dr Finnigan.
La coda e l’alga sono ancorati sul fondo marino attraverso una base ispirata alle “radici” delle piante marine, che distribuisce il carico attraverso rami. Entrambe le strutture si orientano a seconda della direzione delle correnti.
Guardate l’animazione della coda meccanica cliccando qui
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21 Maggio 2008
L’Europa è fra i principali responsabili della pesca e della scomparsa degli squali non solo nelle nostre acque, ma in quelle di tutto il mondo. Ne abbiamo pescati troppi, e troppi continuiamo a pescarne. Esistono pochi limiti specifici alla pesca di squali e razze, e per questa ragione le popolazioni di squali europee sono fra le più compromesse al mondo. Un terzo delle specie europee è a rischio estinzione, percentuale che in Mediterraneo sale a uno spaventoso 42%.
Gli squali europei - Nelle acque europee si trova una grande varietà di pesci cartilaginei: dalle razze che popolano i fondali sabbiosi ai velocissimi squali oceanici, dalla curiosa chimera al grande squalo bianco. Sono circa 70 le specie di squali, una cinquantina le razze e sette le specie di chimera che nuotano nel gelido Mare del Nord come nelle calde acque mediterranee, dagli estuari agli abissi. Anche le dimensioni variano moltissimo, dai piccoli palombi, lunghi meno di un metro, all’immenso squalo elefante che può sfiorare i 10 metri di lunghezza. Un terzo però è a rischio di estinzione e rischia di scomparire perché peschiamo troppo e male, e non esiste (ancora) un serio regolamento sulla pesca di questi animali.
Chi e quanti ne pesca - La Spagna nel 1997 ha dichiarato la maggiore quantità di catture di squali al mondo. Secondo i dati della FAO (universalmente noti per essere sottostimati), nel 2004 i paesi europei hanno catturato quasi 115.000 tonnellate di squali (comprese razze e chimere). Quasi la metà è opera della Spagna (45%), seguita dalla Francia (18%), dal Regno Unito (14%) e dal Portogallo (10,5%). Secondo i rapporti, il 91% delle catture europee proviene dal Nord Atlantico.
Come li peschiamo? In alcuni casi le flotte deliberatamente cacciano questi animali, in altri li catturano accidentalmente nella pesca al tonno e pescespada. Molti squali vengono pescati, privati delle pinne e poi rigettati a mare (è la pratica detta “finning”) per lasciar spazio a prede le cui carni hanno più valore. Considerato ovunque come una pratica insostenibile, il finning è stato proibito in molti paesi mentre la legge europea è fra le più ambigue e permissive al mondo.
Cosa ci facciamo? In parte li mangiamo, in parte li spediamo in Asia per la prodzione di zuppa di pinne di pescecane. Ma noi europei, italiani in testa, siamo ghiotti di squalo: in particolar modo di spinarolo, palombo, gattuccio, smeriglio e razza. Catturandone pochi nelle nostre acque (le catture sono crollate negli ultimi anni, semplicemente perché non ce ne sono più), nel 2005 l’Italia è diventata la 5° nazione al mondo per importazione di questi animali, dietro a Spagna, Corea del Sud, Cina e Messico.
Qual’è il problema? E’ che gli squali non sono in grado di reggere ritmi di pesca così elevati. Passano molti anni, anche 20-25, prima che inizino a riprodursi e fanno un numero molto limitato di piccoli. Per questo la pesca intensiva cui sono sottoposti, diretta o accidentale che sia, li sta decimando: gli squali rimasti in libertà non riescono a riprodursi a ritmi sufficientemente elevati per sostituire gli squali catturati.
Esistono delle regole? Sono poche restrizioni alla pesca degli squali in acque europee. E il paradosso è che quei pochi limiti che vi sono (come nel caso delle quote fissate lo scorso anno), sono fissati a livelli comunque insostenibili per gli squali. Non lo dicono gli ambientalisti, ma gli stessi esperti interpellati dall’UE in materia. E, visti ritmi lentissimi di riproduzione degli squali, le conseguenze di un errata gestione delle popolazioni di squali si fanno sentire rapidamente, e necessitano di molti decenni per essere corrette.
Per saperne di più leggi “Shark Alert”, una pubblicazione della Shark Alliance che trovi qui e puoi scaricare in inglese, francese e spagnolo
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29 Aprile 2008
La conferma arriva dalla Harvard Medical School di Boston (riportata da PagineMediche.it): i figli di donne che, nei mesi di gravidanza, avevano mangiato buone quantità di pesce, sono più acuti e brillanti dei loro coetanei. Tranne però chi aveva mangiato squali (e altri pesci ad alto tasso di mercurio): i risultati allora sono inferiori alla media.
Lo studio ha, infatti, anche evidenziato come i figli delle donne che, agli esami del sangue, risultavano avere un’elevata concentrazione di mercurio ottenevano anche un punteggio più basso ai test cognitivi. Lo studio sottolinea che è bene consumare almeno due porzioni di pesce a settimana, ma è indispensabile scegliere pesce a basso contenuto di mercurio: no quindi a pescespada, tonno e squalo; meglio preferire il salmone, ricchissimo di grassi essenziali e di omega-3 (sono loro che svolgono un ruolo-chiave nello sviluppo del cervello del bambino) ma poveri di mercurio, oppure il pesce azzurro come il merluzzo che contiene una minore quantità di acidi grassi omega-3, ma anche la più bassa concentrazione di mercurio.
Per saperne di più su squali e mercurio alcuni post di Shark News:
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18 Aprile 2008
Si è appena celebrata a Venice, in Florida, il festival dei denti di squalo. La tranquilla cittadina americana è la “capitale” di questo genere di souvenir, ma stavolta il commercio non c’entra e nessuno squalo viene ucciso per l’occasione: i denti, infatti, sono fossili e i loro proprietari sono morti da milioni di anni.
Ogni squalo produce nella sua vita migliaia di denti, che perde e sostituisce regolarmente. Grazie alle ideali condizioni di questa zona, che nelle ere passate era sommersa, i denti persi dalle legioni di squali che si sono succeduti in queste acque si sono nel tempo trasformati in roccia. L’erosione ora fa il resto, liberando dal fondale i fossili che vengono poi gettati a riva dalle ondate.
I denti sono l’unica traccia tangibile dell’esistenza degli squali in epoche remote: al contrario dei pesci e degli invertebrati, che fossilizzano bene grazie alle loro strutture rigide, gli squali sono composti per lo più di cartilagine. Per questo di essi ci restano solo i denti e qualche disco intervertebrale.
Basta una passeggiata sulla spiaggia di Venice per trovare nella sabbia una manciata di denti di squalo piccoli o grandi - persino degli immensi Megalodon! Se ne trovano di diverse forme e colori, a seconda della specie e della roccia dove sono rimasti per tutto questo tempo. Nel processo di fossilizzazione il dente assorbe i minerali del suolo e così diventa nero, grigio, marrone, rossiccio a seconda del minerale che domina nella zona. Nessun colore ha valore maggiore o minore dell’altro, né indica che il dente è più o meno antico.
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19 Marzo 2008
La carne di squalo, come quella di tutti i grandi predatori marini, contiene alte concentrazioni di mercurio. Nella loro vita, infatti, questi animali accumulano e non riescono a smaltire le sostanze inquinanti presenti nell’ambiente. Ne abbiamo parlato in passato: perché questo avviene e in che misura.
Ma qual’è la situazione nei mari mediterranei? Lo abbiamo chiesto a Davide Baroni, dell’Università di Siena, che con il suo gruppo si occupa da anni di studiare l’accumulo di composti chimici negli organismi. Ecco il suo parere:
“Squali e mercurio nel Mediterraneo rappresenta un argomento stimolante, considerata la nota anomalia da Hg che caratterizza il nostro mare.
Le specie di maggiori dimensioni e più longeve occupano generalmente il ruolo di top predator nella rete trofica e come tali possono accumulare, per biomagnificazione, quantità non trascurabili di Hg nella sua forma metilata; d’altronde la relazione tra dimensioni del pesce e contenuto di Hg nel muscolo è ben conosciuta.
Tuttavia i dati di letteratura mostrano come le maggiori criticità, se non altro riguardo alla salute del consumatore, siano rappresentate dalle specie bentoniche, di dimensioni ridotte, o da quelle che abbiano rapporti trofico con il fondo.
Le condizioni presenti nel sedimento marino, in particolare quello profondo (potenziale redox, materia organica, microrganismi ecc.), favoriscono la metilazione di Hg e la dieta degli squali bentonici è dunque particolarmente ricca di metilmercurio, che come tale si accumula nei tessuti di queste specie. La normativa europea che definisce i tenori massimi accettabili nei prodotti alimentari (Regolamento CE n° 1881/2006) riporta per il muscolo di queste specie il valore limite di 1 mg/kg di peso fresco.
Potrebbe essere utile distinguerli, in prima approssimazione, secondo i loro habitat in:
- Bentonici: il Boccanera, già negli individui di taglia minore, mostra nel muscolo contenuti prossimi a 1 mg/kg di peso fresco e nelle taglie superiori può raggiungere 2 - 3, fino a 5 mg/kg; di fronte a Tel-Aviv, a 1500 m di profondità, la stessa specie arriva a 8,8. Il muscolo del Centroforo contiene 9 - 10 mg/kg; il Moretto 1 - 2, fino a 4 mg/kg; il Gattuccio da 0,8 fino a 1,5 mg/kg. Per gli altri Elasmobranchi, Razze e Torpedini hanno valori attorno a 1 - 2 mg/kg.
- Demersali: considerando alcune specie non tipicamente bentoniche come le precedenti, ma che frequentano i fondali molli (dalle dimensioni generalmente attorno al metro di lunghezza): il Palombo 0,5 - 0,6 mg/kg (valore medio); lo Spinarolo può superare 1 mg/kg. Il record sembra appartenere allo squalo martello (S. zygaena), che vive in prossimità del fondo (ma supera 4 m di lunghezza), con 18 mg/kg di Hg.
- Pelagici: il Capopiatto (3 - 4 m, considerato pelagico, ma frequenta i fondali profondi) supera i 4 mg/kg (nelle acque a largo di Tel-Aviv); lo squalo volpe 2,2 mg/kg (in Adriatico); nella Verdesca, sempre in Adriatico, sono stati misurati 0,38 mg/kg di Hg come valore medio: dato interessante, considerando che si tratta di una specie strettamente pelagica che si nutre di specie pelagiche.
In sintesi, e con le dovute cautele, dobbiamo aspettarci i maggiori contenuti di mercurio nel muscolo delle specie bentoniche nonostante le dimensioni ridotte (in particolare di quelle batiali) ed in quelle non bentoniche (di dimensioni maggiori), ma non strettamente pelagiche. E’ comunque evidente come possa essere frequente il superamento dei limiti di legge. Il contenuto di Hg nel fegato può essere confrontabile a quello del muscolo, ma generalmente è ben maggiore.
Un severo controllo dei tenori di Hg negli squali di interesse commerciale (l’Italia è uno dei maggiori consumatori al mondo) potrebbe tutelare la nostra salute e frenare la pesca delle specie a rischio di estinzione.
Davide Baroni
P.S. Ringrazio la Dott.ssa Stefania Ancora per il contributo bibliografico indispensabile.”
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18 Marzo 2008
Copiando la pelle degli squali si potranno rendere le navi più veloci e pulite. Nuove pellicole di silicone o in scaglie a forma di diamante promettono di far risparmiare un mucchio di soldi sia in carburante che per la manutenzione, visto che la struttura è, come la pelle di squalo, inattaccabile da alghe, molluschi e altri organismi marini.
Un’armatura flessibile, fatta da migliaia di minuscoli dentelli sovrapposti con una punta rivolta all’indietro: così appare la pelle di uno squalo, se la osserviamo al microscopio (foto dal web National Geographic).
Perfetta contro tagli e abrasioni, è anche incredibilmente idrodinamica: forma e disposizione creano minuscoli solchi dove l’acqua si incanala senza creare turbolenze. I dentelli, infatti, non sono tutti uguali ma cambiano a seconda della zona del corpo (e della specie: gli squali più veloci hanno i dentelli più piccoli e leggeri).
Copiando e applicando questi concetti, nel frattempo, la Speedo ha creato la linea di costumi Fastskin utilizzata dai migliori nuotatori del mondo.
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21 Febbraio 2008
Aliwal Shoal, Sud Africa: è uno dei pochi luoghi al mondo dove, in stagione, è possibile immergersi con gli squali tigre. Sono una ventina, in prevalenza femmine, molte sono state marcate dai ricercatori per poterle identificare. Aliwal Shoal è anche una riserva marina dove cinque specie di squali, fra cui il tigre, sono sotto protezione.
Per questo gli appassionati di squali e la comunità subacquea mondiale hanno reagito con rabbia alla notizia che un balordo ha pescato tre degli squali tigre che frequentano il reef, come riferisce il Cape Times. Ma forse il numero è superiore: altri cinque squali sembra siano stati catturati la settimana precedente, secondo quel che riferisce Thomas Peschak.
Le accuse sono rivolte non solo ai pescatori di frodo, ma anche agli scarsi controlli delle autorità, visto che i tre squali tigre sono stati sbarcati impunemente di giorno in porto. Le proteste hanno fatto smuovere le autorità che, stando a quanto riporta la sudafricana SABC News, avrebbero trovato il colpevole. Gli squali, però, tre o otto che fossero, sono morti.
Da qualche anno Aliwal Shoal è diventata una mecca del turismo subacqueo mondiale, con migliaia di visitatori l’anno. Il pescatore potrebbe aver guadagnato dai 50 ai 100 dollari per ogni animale, mentre lo stesso squalo, nell’economia dell’eco-turismo, vale circa 10.000 dollari l’anno.
Lo squalo tigre, così chiamato per le caratteristiche righe sul corpo, vive in tutto il mondo in acque tropicali. E’ uno squalo di grandi dimensioni, con una crescita e riproduzione relativamente rapida. Viene catturato direttamente e indirettamente, come by-catch, ed è diminuito notevolmente nelle zone in cui è sottoposto a pesca intensiva. Tuttavia la sopravvivenza dei giovani è maggiore lì dove le popolazioni di adulti sono state eliminate dalla pesca intensiva.
Secondo la Lista Rossa delle specie a rischio di estinzione della IUCN, è classificato “a basso rischio”.
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20 Febbraio 2008
La follia viene dal Canada: “concime di squalo fresco” (spinarolo, da quel che si legge) per ottenere zucche gigantesche.
Questa pagina web (foto qui accanto) fortunatamente non la vedrete più. E’ bastata una pioggia di email di protesta perché la canadese World Garden Import Export Ltd. ritirasse (almeno dal web, non sappiamo se dal commercio) il suo “concime di squalo fresco” (spinarolo, da quel che si legge) che, come recita il sito, è in grado di far crescere zucche gigantesche di 450 kg!
Lo spinarolo (leggi qui la scheda) è un piccolo squalo di poco più di un metro di lunghezza che vive in aque temperate in tutto il mondo. E’ una delle specie più richieste in Europa (in Inghilterra ci fanno il fish&chips, mentre in Italia è comune trovarlo al supermercato) ed è quindi pescata intensivamente. Ma siccome si riproduce molto lentamente, in quasi tutto il mondo è a rischio estinzione: in Atlantico è diminuito del 95%!!
Nel nord-est pacifico, dove vengono catturati gli spinaroli per concimare le zucche, la specie è stata classificata nella Lista Rossa delle specie a rischio di estinzione IUCN come “Vulnerabile”.
La follia è tale che voglio tradurvi ciò che era scritto sul sito:
“Gli squali sono ricchi di nutrienti, minerali ed enzimi che vengono catturati nel concime e quindi utilizzati in molte applicazioni in agricoltura, sia commerciale che per uso domestico, sistemi tradizionale o idroponici, per il giardinaggio d’interni o esterni. Questo concime ha diverse carattersitiche: arricchisce il suolo per ottenere un raccolto più abbondante, aiuta la crescita dei microbi nel suolo e accelera i processi di decomposizione.”
La preparazione:
“Gli Squali Freschi vengono pescati giornalmente dalla nostra flotta. Una volta catturati, vengono subito sfilettati e preparati per il consumo umano. Dopo aver rimosso i filetti, il resto dello Squalo Fresco è immediatamente lavorato per produrre il concime utilizzando un processo a freddo (idrolisi) per liquefare il fertilizzante e far sì che non si perdano tutte le vitamine, i minerali e gli enzimi naturali. Crediamo che la freschezza del pesce si rifletta nella qualità del nostro concime. Utilizziamo esclusivamente una specie di squalo, lo spinarolo. Questo rende la qualità del nostro concime superiore a quella di altri prodotti sul mercato. “
Essendo una specie commerciale, è una delle poche specie per cui esistano dati da lungo tempo. Per darvi un quadro della situazione:
- nel Nord-Est Atlantico c’è stato un crollo superiore al 95%
- declino del 75% delle femmine in appena 10 anni nel Nord-Ovest Atlantico
- declino anche nella parte meridionale del nord-est pacifico, mentre sembra stabile in Alaska
- gli unici dati sul Nord-ovest Pacifico riguardano il Giappone, dove le quantità sbarcate sono diminuite di circa l’80–90% dalla metà degli anni ‘70 alla fine degli anni ‘90
- in Mar Nero un declino superiore al 60%
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11 Febbraio 2008
Alzi la mano chi sapeva che nelle creme di bellezza si trova l’olio di fegato di squalo. Io no - e son contenta di sapere che, da quest’anno, alcune creme non ne conterranno più.
Il prodotto in questione si chiama “squalene“, è un olio meno denso dell’acqua ed è utilizzato come emolliente in vari prodotti cosmetici - creme, lozioni e gloss. Il fegato degli squali ne è ricco perché, non avendo la vescica natatoria, questo liquido più leggero dell’acqua li aiuta a non affondare. Lo squalene è stato isolato per la prima volta qualche decina di anni fa dal fegato dello spinarolo e per questo è stato chiamato squalene. Ma si è scoperto poi che è presente in molti vegetali (germe di grano, crusca di riso, olive): lo squalene di origine vegetale ha le stesse qualità ed è meno costoso di quello animale.
Ora, come si può leggere su questo articolo del Guardian o su questo del Daily Telegraph, la Unilever deciso di eliminare lo squalene di origine animale nei suoi prodotti per sostituirlo con quello di orgine vegetale. La produzione è già iniziata e comincerà ad arrivare nei negozi il prossimo aprile. E’ una grande vittoria dell’associazione ambientalista Oceana, che ha a lungo condotto indagini per capire le dimensioni di questo commercio (tra le 1000 e le 2000 tonnellate l’anno in tutto il mondo) e l’origine degli squali da cui veniva estratto lo squalene.
Gli squali abissali (cioè che vivono fra i 300 e i 1500 metri) sono particolarmente ricchi di questo olio (in alcuni il fegato rappresenta un terzo del peso totale). Questi squali però, come tutti i pesci abissali, crescono molto lentamente e sono particolarmente vulnerabili a una pesca intensiva. Alcuni sono a rischio di estinzione e inseriti nella Lista Rossa IUCN delle specie a rischio. La ICES, comunità scientifica di oltre 1600 scienziati di 20 nazioni e consulente dell’UE, già nel 2005 chiedeva di interrompere la pesca agli squali di profondità perché gli stock sono esauriti (qui il comunicato stampa).
Anche altre società hanno smesso di usare (o non hanno mai utilizzato) l’olio di fegato di squalo nei loro prodotti: secondo Oceana sono l’Oreal, Beiersdorf (Nivea), LVMH, Henkel, Boots, Clarins, Sisley e La Mer (marchio Estée Lauder).
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8 Febbraio 2008
Lo spinarolo (Squalus acanthias) è uno squaletto più di un metro di lunghezza che vive in gruppi di decine e decine di indivui: gli adulti si dividono per sesso, mentre i piccoli vivono in gruppi misti. Si trova ovunque, a qualsiasi profondità e si ciba di sardine, meluzzi, pesci piatti ma anche di calamari, granchi e gamberetti.
Il piccolo spinarolo è uno squalo migratore: si sposta stagionalmente da nord a sud e dalla superficie in profondità a seconda della temperatura dell’acqua. Alcuni esemplari marcati hanno attraversato l’Atlantico e persino il Pacifico, coprendo una distanza, in linea retta, di 6500 km!
Perché si chiama così - perchè davanti alla pinna ha un aculeo, cui i pescatori debbono prestare molta attenzione!
Quanto vive: è uno squalo molto longevo che probabilmente arriva a 70 e forse anche 100 anni di età. Una curiosità: un esemplare marcato è stato ricatturato 37 anni più tardi!
Riproduzione: E’ lentissima: le femmine raggiungono la maturità sessuale tra i 10 e i 25 anni, cioè a 70 e i 100 cm di lunghezza. La gestazione, fra le più lunghe del regno animale, dura dai 18 ai 24 mesi al termine della quale nascono una media di sei piccoli (da 1 a 20, a seconda delle dimensioni della madre).
Catture: E’ la specie di squalo commercialmente più importante, insieme al palombi, e viene esportata in grandi quantità in tutti i paesi del mondo. La sua carne è spesso utilizzata nel popolare piatto inglese “fish&chips”.
Status: Era probabilmente la specie più abbondante, ma è in declino in tutto il mondo: nel Nord Atlantico è stato classificato come “criticamente in Pericolo” perché è diminuito del 95%.

In Mediterraneo è classificato come “In pericolo” (Endangered).
Misure di protezione: è stata proposta l’iscrizione nell’Appendice II della CITES - lo stesso livello dello squalo bianco - per regolarne il commercio internazionale. Purtroppo, non è stata accettata: una sconfitta che ancora brucia.
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5 Febbraio 2008
Gli squali sono davvero pericolosi. Da morti, però: le loro carni, infatti, contengono alte concentrazioni di mercurio. La notizia non è nuova ma è tornata di attualità dopo che il New York Times ha fatto analizare cibi serviti in 20 ristoranti di NY trovando livelli di mercurio molto al di sopra della norma. Non si trattava di squali, ma il discorso non cambia: tutti i grandi predatori marini, squali inclusi, accumulano nei loro tessuti una gran quantità di contaminanti.
Cosa può succedere - Queste sostanze sono potenzialmente pericolose per chi le ingerisce: il mercurio, infatti, può portare alterazioni nello sviluppo cerebrale dei bambini e neurologiche e cardiovascolari negli adulti (qui un altro articolo del NYT sull’argomento, in inglese). Perché ciò avvenga, ovviamente, deve essere ingerito in quantità massicce, non certo quelle contenuto in una singola porzione di pesce. Il discorso è diverso, però, se si consuma regolarmente pesce contaminato.
Perché si trova mercurio nei pesci - I pesci di grossa taglia e al vertice della piramide alimentare - come tonni, squali e pescispada - accumulano nella loro vita grandi quantità di metilmercurio senza riuscire a smaltirle (clicca sull’immagine per scoprire come il mercurio arrivi nei pesci). C’è di più: i pesci del Mediterraneo hanno livelli spesso particolarmente elevati visto che il nostro mare, oltre all’inquinamento dovuto alle “normali” (!) attività dell’uomo, ha anche quello determinato dalle tante miniere di mercurio, tipo il Monte Amiata, che scaricavano residui nel bacino
Quanto ce n’è - Squali, tonni, pescispada e qualche altra specie possono, secondo la normativa UE, contenere fino a un massimo di 1 milligrammo per kg di metilmercurio (il doppio di quanto consentito in altre specie). I controlli rivelano però che a volte vengono messe in vendita partite di squali con livelli di contaminazione molto oltre la norma. Alcuni vengono intercettati, segnalati e ritirati, come il caso di una partita di mako con livelli di mercurio quasi 5 volte superiori alla norma (4.71 mg/kg, segnalazione del 29 maggio) o di verdesca con 1,24 mg/kg (17 settembre) - si tratta dei dati forniti dalla Commissione Europea rintracciati grazie al sito Sicurezza degli alimenti. In questo documentato rapporto sul mercurio nelle specie ittiche, del Centro Interdipartimentale di Ricerca e documentazione sulla Sicurezza alimentare, si riporta una ricerca del 2003 sulla valutazione dei livelli riscontrati nel tessuto muscolare di specie ittiche del Mar Adriatico: nel 42% delle razze i livelli totali di mercurio superavano i livelli massimi stabiliti dalla Commissione Europea.
Recentemente una parlamentare della Rosa nel Pugno, Donatella Poretti, ha presentato una interrogazione parlamentare al Ministro Turco per sapere quali controlli siano effettuati in Italia sui prodotti di pesca, e con quali i risultati (la notizia è stata pubblicata il 4 febbraio).
In conclusione - Mangiare pesce fa bene. E’ possibile consumare anche quelli più contaminati, ma solo saltuariamente. Chi non dovrebbe invece ordinarne affatto sono le donne in gravidanza e i bimbi, come raccomanda la Food and Drug Administration americana: elevati tassi di mercurio nel sangue dei neonati o dei bimbi possono danneggiare lo sviluppo del loro sistema nervoso. Ed è ironico pensare che invece sono proprio gli squali (e cioè palombo, spinarolo, verdesca etc) a esser serviti con più tranquillità dalle mamme, per il solo fatto di esser senza spine!
Ritorneremo sull’argomento: abbiamo infatti chiesto un approfondimento ai ricercatori dell’Università di Siena, impegnati da anni a studiare l’accumulo di queste sostanze negli organismi marini.
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16 Gennaio 2008
Cartilagine di squalo? “Interesse teorico, di laboratorio, commerciale; ma scarsi o insufficienti risultati nella pratica medica“
Assodato che la cartilagine di squalo non previene né cura il cancro, mi chiedevo se le capsule in vendita per la cura delle articolazioni (umane e animali: persino per gatti obesi!!!) fossero davvero efficaci. In rete non ho però trovato nulla di concreto, se non qualche pagina sui siti delle stesse aziende produttrici, che non mi danno grandi garanzie di obiettività e affidabilità. Così ho rivolto la domanda a Nico Valerio, esperto di alimentazione e autore di diversi libri sull’argomento.
Dopo un’indagine preliminare, sfogliando la letteratura biologica su cancro e artiti, questa è la sua conclusione, che potrete leggere integralmente sul suo blog Ecologia):
“Per ora, in una prima conclusione, sembra che l’efficacia dei principi attivi estratti dalla cartilagine di squalo nel cancro e nelle affezioni articolari sia solo potenziale e di laboratorio, mentre sia ancora tutta da dimostrare sul piano della reale efficacia clinica, al di là delle miracolistiche promesse dell’industria degli “integratori” e rimedi farmacologici alternativi.”
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2 Gennaio 2008
Non ci volevo credere. Eppure è la realtà: una nota marca di scarpe, la Diadora, ha in produzione una linea di scarpe in pelle di squalo!
Questo ci dà l’occasione per parlare di come gli squali vengano utilizzati. Oltre al consumo delle carni (noi italiani andiamo pazzi per la carne di squalo) e alla zuppa di pinne di pescecane (la cui cartilagine serve a rendere più denso il brodo ma, essendo insapore, la zuppa viene poi insaporita con pollo o funghi), la cartilagine veniva usata come antitumorale (ma si è rivelata assolutamente inutile) e viene attualmente utilizzata come integratore per la cura delle articolazioni. La pelle può essere utilizzata per cinture, scarpe, borse. Lo squalene, estratto dal fegato degli squali (ma anche da vegetali) viene utilizzato in cosmetica e per prodotti farmaceutici.
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30 Ottobre 2007
Asià, cagnetto, vitella di mare: sono solo alcuni dei nomi di fantasia con cui vengono commercializzati nei mercati del pesce gli squali, assai più comuni sulle nostre tavole di quanto si possa pensare. Si tratta soprattutto di piccoli squali: il palombo (specie classificata “vulnerabile” nella Lista Rossa), spinarolo (“in pericolo”), gattuccio (“a minor rischio”) e galeo (“vulnerabile”). Nell’UE vi è un notevole consumo e commercio di carne di squalo, soprattutto di spinaroli, palombi, gattucci, mako, smeriglio e razze. L’Italia è stata fino al 2000, secondo le statistiche della FAO, il maggior importatore del mondo di squali, seguita da Francia e Spagna. Le sue importazioni sono aumentate considerevolmente da 8.750 tonnellate nel 1976 a un massimo di 14.400 tonnellate nel 2000. Nel 2005 l’Italia è la quinta nazione al mondo per importazione di squali e prodotti di squali, dietro a Spagna (17.503 tonn.), Corea del Sud (13.601 tonn.), Cina (11.045 tonn.) e Messico.
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30 Ottobre 2007
L’idea che gli squali non si ammalino mai di cancro, come sosteneva un libro diventato molto famoso dieci anni fa, è totalmente errata. Sono 42 i casi di tumore negli squali e nelle razze riportati da Gary K. Ostrander, della Johns Hopkins University sulla rivista scientifica Cancer Research . Inutili quindi i milioni di pastiglie vendute in tutto il mondo che hanno illuso molti pazienti e contribuito al massacro degli squali. La promozione della cartilagine di squalo come cura per il cancro ha avuto almeno due effetti negativi significativi: un drammatico declino degli squali e la “distrazione” dei pazienti da efficaci trattamenti contro il cancro. I media possono trasformare delle semplici curiosità culturali in problemi sociali ed ecologici molto seri”, conclude Ostrander.
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30 Ottobre 2007
75 milioni di squali uccisi ogni anno in tutto il mondo, accidentalmente o volontariamente.
Il più delle volte non per le loro carni, generalmente poco appetibili. Ma soprattutto per le loro pinne, ricercatissime sul mercato asiatico per la preparazione della zuppa di pinne di pescecane. Un commercio lucroso ma che sta devastando gli oceani.
Gli squali, infatti, non possono sostenere una pesca così massiccia: per mantenere naturalmente basso il loro numero, coerentemente con la loro posizione al vertice della catena alimentare, la Natura li ha dotati di un tipo di riproduzione assai lento. Cominciano a riprodursi molto in là con gli anni (di solito a 10-15 anni) e al termine di gestazioni fra le più lunghe del mondo animale (di 1 o 2 anni) mettono al mondo solo pochi piccoli. Per questo la pesca eccessiva decima le loro popolazioni e le porta rapidamente sull’orlo del collasso: i pochi esemplari rimasti necessitano di tempi “biblici” per ripopolare il mare.
Per saperne di più…
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