Archivio per la categoria ‘marcatura’

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come ti ascolto lo squalo bianco

23 Aprile 2008

Andrea Dell’Apa, un giovane ricercatore italiano, è da poco rientrato da un periodo di lavoro sullo squalo bianco al South African Marine Predator Lab (tra l’altro di un ricercatore italiano, Enrico Gennari, autore della foto sotto). Gli abbiamo chiesto di raccontarci la sua esperienza.

foto Enrico Gennari, SamplaL’attività di ricerca che svolgevamo era divisa su due fronti.
Un primo studio era rivolto a capire quanti squali bianchi siano presenti a Mossel Bay e come tale numero vari nel corso dell’anno. Ad esempio, sappiamo che da maggio a settembre arrivano squali bianchi più grandi.
Per tale azione si pasturava con fegato di squalo in modo da lasciare una scia dietro la barca. Gli squali la percepivano ed arrivavano fino alla barca, dove cercavamo di farli rimanere il più a lungo possibile con l’utilizzo di una bait rope, una cima su cui erano attaccate teste di pesce (quelle di tonno funzionano meglio perchè hanno un più alto conenuto in lipidi ed olio). A questo punto effettuavamo fotoidentificazione degli esemplari, lavorando principalmente sulle pinne dorsali, ma anche su macchie e cicatrici presenti su tutto il corpo. A volte effettuavamo anche un prelievo di campioni di pelle per conto di un’università scozzese che li aveva richiesti per studi genetici in corso.

La seconda attività riguardava il tracking degli esemplari (uno in verità finchè sono stato li) mediante telemetria acustica. La parte più difficile è stata quella di posizionare il trasmettitore alla base della pinna dorsale…..non è per niente semplice.
Una volta posizionato si può seguire lo squalo anche senza vederlo fino a che le batterie del trasmettitore reggono, generalmente durano qualche mese. Si immerge l’idrofono in acqua, collegato ad un ricevitore, e si può sentire un “bip” se lo squalo si trova in un raggio di 600-700 metri. Ovviamente più è vicino lo squalo all’idrofono e più il segnale in cuffia è forte. Se lo squalo ad esempio si sposta a destra, il segnale sarà più forte spostando l’idrofono ad ore 1-2.
Andrea al lavoro Si lavora in coppia: skipper ed addetto all’idrofono. Il secondo dà la direzione e la velocità al primo: ad esempio “procedi ad ore 11, intensita del segnale bassa, aumenta velocità”
Quando si raggiunge una distanza di circa 100 metri si dà la posizione - lo scopo infatti non è quello di… investire lo squalo ma solo di seguirlo senza influenzare il suo comportamento.
Il ricevitore inoltre registra la posizione, la profondità e la temperatura dell’acqua inviategli dal trasmettitore. Da questi dati si può vedere come gli squali vengano influenzati dai parametri fisici dell’acqua. Alcuni studi infatti dimostrano che gli squali bianchi sarebebro influenzati dalla temperatura dell’acqua, preferendo temperature non inferiori ai 15-16 gradi, anche se in casi eccezionali possono trovarsi anche in acque inferiori ai 10 gradi.
Tali studi aiuteranno a capire quali siano le preferenze ecologiche della comunità locale, ed aiuteranno a capire meglio il loro comportamento migratorio.

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studiare le mante (video)

10 Aprile 2008

Mini documentario della Save Our Seas Foundation sulle attività di ricerca di Bob Ruben, che studia le mante nell’arcipelago messicano di Socorro.

Cosa fanno le mante nell’arcipelago? Hanno dei luoghi particolari dove passano gran parte del tempo? Lasciano le isole di notte? Per rispondere a queste domande, il ricercatore ci mostra come le equipaggia con piccoli strumenti acustici: quando l’animale passa in prossimità di alcune boe di ascolto piazzate in diverse zone del reef, viene registrata l’ora e il passaggio della manta.

Ma le mante sono animali migratori e Socorro è solo una tappa nel loro lungo cammino. Per scoprire dove vanno e svelare le loro rotte il professor Ruben utilizza i tag satellitari, che registrano posizione e profondità dell’animale per lunghi mesi. I tag sono programmati per staccarsi automaticamente dal dorso dell’animale e, una volta in superficie, mandano i dati a un satellite che li rimbalza a terra. Tutto questo in un video davvero interessante!

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shark taggers in TV

7 Aprile 2008

La televisione americana NBC sta realizzando una nuova serie dedicata ai  biologi marini che si occupano di squali. Si chiamerà “SharkTaggers”, cioè “marcatori di squali” e andrà in onda nell’estate del 2009.

Lo show, che durerà un’ora, seguirà le attività dei ricercatori e gli spostamenti degli squali grazie ai sofisticati tag satellitari che consentono di controllare i movimenti degli animali durante le loro migrazioni. 

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online il viaggio dello squalo bianco

21 Marzo 2008

juv-gws.jpgSeguite online la maratona di un piccolo squalo bianco rilasciato appena 40 giorni fa dall’acquario di Monterey!

Il giovane squalo bianco rilasciato dall’acquario di Monterey di cui vi avevamo parlato in febbraio sta benone e, dopo cinque mesi in cattività, sta sfogando tutte le sue energie in una lunga maratona.

Dopo aver costeggiato la penisola di Baja California si trova ora - appena 40 giorni dal suo rilascio - all’altezza di Mazatlan, in Messico.

Come facciamo a saperlo? Grazie al tag SPOT (Smart Position-Only Tag) che gli è stato fissato sulla pinna dorsale e che trasmette via satellite la posizione quando l’animale nuota la superficie. Un secondo sensore ci dirà fra qualche mese qual’è stato il profilo delle sue immersioni.

Sul sito del progetto TOPP è possibile seguire il viaggio del piccolo squalo bianco, aggiornato quasi ogni giorno.

La pagina dell’acquario di Monterey sugli squali bianchi

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11 anni in libertà

11 Marzo 2008

squalo marcato dal Mote Marine Lab3.925 giorni: tanto è durata la liberta di un piccolo squalo “Atlantic sharpnose” pescato, marcato e ripescato undici anni dopo in Florida. Lo squaletto era infatti uno delle migliaia cui i ricercatori del Mote Marine Laboratory avevano applicato una targhetta di riconoscimento per studiarne abitudini e spostamenti.

Marcato nel 1996 al largo di Pensacola, in Florida, è stato ricatturato ad appena 103 miglia di distanza da un pescatore che ha poi recapitato ai ricercatori la sua targhetta: fra i 16.000 animali marcati nei 17 anni di attività del Mote, questo è lo squalo che ha resistito più a lungo in mare.

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L’”Atlantic sharpnose” (Rhizopriodon terranovae - non esiste traduzione in italiano, visto che questa specie vive lungo le coste orientali americane) è uno squaletto di piccole dimensioni, lungo poco più di un metro, che si nutre prevalentemente di piccoli pesci. Con la scomparsa degli squali più grandi, di cui era spesso vittima, questa specie è fra quelle il cui futuro desta meno preoccupazione.

La marcatura è l’unico modo per imparare a conoscere la crescita e gli spostamenti degli squali. In questo caso la marcatura è stata fatta con una semplice targhetta grazie alla quale si è potuti risalire alla data e al luogo di marcatura.

“I tag ci forniscono due istantanee della vita dell’animale: dov’è stato marcato e dov’è stato ricatturato” spiega Bob Hueter, direttore del Mote’s Center for Shark Research. “Alcune specie si spostano poco mentre altre compioni migrazioni di migliaia di miglia; in molte specie, più vecchio è lo squalo e maggiore la distanza percorsa. In questo caso, la ricattura ci dice anche che il sistema funziona: i tag possono rimanere nel corpo dello squalo anche per molti anni”.

Ripescare lo squalo a poca distanza da dove era stato marcato non vuol dire necessariamente che sia rimasto lì tutto il tempo: molte specie si allontanano anche di centinaia o migliaia di chilometri per poi ritornare nello stesso luogo, spesso un’area di nutrimento, di accoppiamento o di nascita. Per conoscere gli spostamenti precisi degli squali, i ricercatori utilizzano degli strumenti molto più sofisticati - e costosi: i tag satellitari, in grado di registrare continuamente la posizione dell’animale e di restituire il tracciato preciso dei suoi spostamenti. Sempre che funzionino, naturalmente, perché nonostante il costo, questa tecnologia è ancora affidabile solo al 50%!

Nel caso della marcatura con semplici targhette, tutto dipende dalla cooperazione dei pescatori ricreativi e professionisti che decidono di informare i ricercatori della loro cattura. Ecco alcuni dei risultati più interessanti:

  • James Cooper ha catturato uno squalo leuca dal ponte Bahia Honda nelle Florida Keys che era stato marcato 828 giorni prima, dallo stesso ponte ad appena mezzo miglio di distanza.
  • Andy Miller ha catturato un Atlantic sharpnose vicino a Crystal River, in Florida, marcato 1914 giorni prima ad appena due miglia di distanza.
  • Kathy Dyke ha catturato un leuca nelle vicinanze di Naples (Florida, non Italia!). Lo squalo era stato marcato 277 prima a 5 miglia di distanza.
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come trova da mangiare uno squalo?

28 Febbraio 2008

squalo plumbeo, foto Eleonora de Sabata/MedSharksVi siete mai chiesti come riescano a trovare le loro prede gli squali? Hanno sensi incredibilmente sofisticati, certo, che però funzionano solo quando sono relativamente vicini alla preda. Ma quando sono molto lontani?

Fanno esattamente come noi nello shopping: cerchiamo prima vicino a casa e, se non troviamo nulla, facciamo un tentativo più lontano. Questo tipo di spostamenti a breve raggio con qualche sortita più lontana si chiama “Levy walk”.

La ricerca è stata pubblicata oggi su Nature. David Sims e i suoi colleghi hanno scoperto, analizzando più di un milione di immersioni registrate dai sensori elettronici, che squali, tartarughe, tonni e pinguini a caccia si muovono proprio così: fanno ripetute immersioni a bassa profondità seguite da alcune assai più profonde.

Compiendo simulazioni al computer i ricercatori hanno poi visto che questo tipo di ricerca è molto più efficace, per trovare prede sparpagliate nell’oceano ma riunite in gruppo, che cercare a caso.

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il primo cetorino “targato” del Mediterraneo

27 Febbraio 2008

Il video del primo (e per ora anche unico!) squalo elefante mai “targato” nel nostro mare!

Sarà stata la spinta di Gerry Scotti, sarà stato lo squalo elefante catturato in Sicilia, sarà chissà cosa, ma da qualche giorno a questa parte le pagine più lette di questo sito sono quelle del cetorino. E quindi mi è venuto in mente di mostrarvi un momento importante e spettacolare dell’Operazione Squalo Elefante, pur se è successo un paio di anni fa.

Nel 2006 avevamo infatti ricevuto decine di segnalazioni di cetorini “a spasso” per le acque sarde. Così dopo tre giorni di pedinamenti nelle acque del Parco di La Maddalena, Simona Clò (CTS Ambiente) ed io (MedSharks) abbiamo finalmente scovato, fotografato, filmato e anche marcato: è la prima volta in Mediterraneo!

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le autostrade degli squali

18 Febbraio 2008

Ottimi articoli di Repubblica oggi e del Messaggero sugli squali, notizia rilanciata anche dalle tv!

L’occasione è il congresso della Società Americana per l’Avanzamento della Scienza (Aaas) in corso a Boston dove si è parlato della loro sparizione da tutti i mari (altre 8 specie verranno inserite nella Lista Rossa delle specie a rischio estinzione - ne parleremo più diffusamente in un prossimo articolo) e delle migrazioni degli squali. Gli squali, infatti, viaggiano in mare come su autostrade sottomarine punteggiate di “aree di sosta” e di “cafè”.

Gli articoli sono interessanti e si basano sul comunicato dell’AAAS “Autostrade sottomarine e punti di sosta” che trovate qui.

Ancora due parole sulle ricerche citate. Del Great White Shark Café, punto d’incontro per squali bianchi in mezzo al Pacifico, vi avevamo già parlato qualche settimana fa.

gli spostamenti dello squalo martelloMa anche gli squali martello migrano seguendo tappe ben precise, che nel Pacifico toccano isole e montagne sommerse dal Messico all’Ecuador. Come la celeberrima El Bajo, in Messico, dove si radunano a migliaia in estate - non per cacciare, ma come punto di sosta e probabilmente d’incontro. Le zone di caccia, infatti, sono lontane e gli squali le raggiungono ogni notte seguendo rotte ben precise (clicca sull’immagine).

Come fanno a orizzontarsi di notte, sul fondo del mare? Seguendo le “autostrade magnetiche” tracciate dalle anomalie del sistema magnetico terrestre: lo ha dimostrato Peter Kimley, ricercatore americano del laboratorio di Biotelemetria dell’Università di California Davis, che studia i martello da più di vent’anni. Qui il riassunto di un suo lavoro scientifico del 1984 (”Diel movement patterns of the scalloped hammerhead shark (Sphyrna lewini) in relation to El Bajo Espiritu Santo: a refuging central-position social system”).

Gli squali martello sono stati inseriti nella Lista Rossa 2008 delle specie a rischio di estinzione.

Questi animali non vivono ovunque, ma si concentrano sulle montagne sottomarine o le isole oceaniche” ha spiegato Klimley nel corso del congresso: “Per questo l’istituzione di riserve marine in queste zone potrebbe aiutare molto la protezione di questa specie“.

Se volete approfondire: l’interessante intervista del National Geographic a Peter Kimley , un’altra più generica della PBS e infine una chicca: un fantastico articolo di Klimley (del 2005) sul Scientific American sulle montagne sottomarine.

Klimley ha scritto anni fa un libro: “The secret life of Sharks”. Molto interessante! Lo trovate qui su Amazon.

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lo spinarolo

8 Febbraio 2008

spinarolo, da elasmodiver.comLo spinarolo (Squalus acanthias) è uno squaletto più di un metro di lunghezza che vive in gruppi di decine e decine di indivui: gli adulti si dividono per sesso, mentre i piccoli vivono in gruppi misti. Si trova ovunque, a qualsiasi profondità e si ciba di sardine, meluzzi, pesci piatti ma anche di calamari, granchi e gamberetti.

Il piccolo spinarolo è uno squalo migratore: si sposta stagionalmente da nord a sud e dalla superficie in profondità a seconda della temperatura dell’acqua. Alcuni esemplari marcati hanno attraversato l’Atlantico e persino il Pacifico, coprendo una distanza, in linea retta, di 6500 km!

pigghaa_ms2002__008.jpgPerché si chiama così - perchè davanti alla pinna ha un aculeo, cui i pescatori debbono prestare molta attenzione!

Quanto vive: è uno squalo molto longevo che probabilmente arriva a 70 e forse anche 100 anni di età. Una curiosità: un esemplare marcato è stato ricatturato 37 anni più tardi!

Riproduzione: E’ lentissima: le femmine raggiungono la maturità sessuale tra i 10 e i 25 anni, cioè a 70 e i 100 cm di lunghezza. La gestazione, fra le più lunghe del regno animale, dura dai 18 ai 24 mesi al termine della quale nascono una media di sei piccoli (da 1 a 20, a seconda delle dimensioni della madre).

spinarolo-on-display_400.jpgCatture: E’ la specie di squalo commercialmente più importante, insieme al palombi, e viene esportata in grandi quantità in tutti i paesi del mondo. La sua carne è spesso utilizzata nel popolare piatto inglese “fish&chips”.

Status: Era probabilmente la specie più abbondante, ma è in declino in tutto il mondo: nel Nord Atlantico è stato classificato come “criticamente in Pericolo” perché è diminuito del 95%.

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In Mediterraneo è classificato come “In pericolo” (Endangered).

Misure di protezione: è stata proposta l’iscrizione nell’Appendice II della CITES - lo stesso livello dello squalo bianco - per regolarne il commercio internazionale. Purtroppo, non è stata accettata: una sconfitta che ancora brucia.

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liberato in mare uno squalo bianco

7 Febbraio 2008

squalo bianco acquario MontereyE’ tornato in libertà il giovane squalo bianco che da cinque mesi nuotava nell’acquario di Monterey Bay, in California.

Dopo 162 giorni passati nel magnifico acquario americano, dov’è più che raddoppiato di peso passando da 30 a 70kg, il piccolo ha iniziato a dare segni di irrequietezza (è stato visto saltare sulla superficie della vasca!). A quel punto la decisione: lo squalo doveva tornare in libertà, così com’è accaduto in passato per gli altri due esemplari della stessa specie tenuti in cattività dall’acquario.

Prima del rilascio i ricercatori hanno piazzato sul corpo dell’animale due tag satellitari che permetteranno di seguirne gli spostamenti. Il primo raccoglierà i dati per i prossimi 8 mesi, il secondo per i successivi 5. p_2007_topp_map1.jpgI dati saranno interessanti per comprendere meglio le abitudini di questa specie, che abbiamo iniziato a conoscere davvero solo da pochi anni.Grazie alla marcatura satellitare, infatti, si è scoperto che, lungi dall’essere un animale costiero come si era sempre creduto, lo squalo bianco passa lunghi mesi in mare aperto. Gli squali californiani, ad esempio, in primavera si trasferiscono in una zona remota dell’Oceano Pacifico, soprannominata dai ricercatori il White Shark Cafè. A lato il tracciato percorso di un altro piccolo squalo bianco, rilasciato dell’acquario dopo 137 giorni.

Il Monterey Bay Aquarium è l’unico acquario che sia riuscito a mantenere nelle sue vasche questa specie per più di due settimane. Qui una serie di FAQ sul loro progetto squalo bianco.

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Cetorini in Sardegna! Riparte l’Operazione Squalo Elefante 2008

21 Gennaio 2008

Operazione Squalo Elefante 2008Cinque squali elefante si son dati convegno davanti Tavolara nei giorni scorsi per un banchetto a base di plancton. Il fantastico avvistamento è opera di Giuseppe Deiana e ci è stato riferito da Mario Romor.

Riparte così l’Operazione Squalo Elefante (OSE) la prima ricerca “sul campo” in Mediterraneo sullo squalo elefante o cetorino, il gigante del nostro mare, lanciata nel 2006 da MedSharks e CTS Ambiente e che si avvale della collaborazione dei parchi e riserve marine della Sardegna. OSE ha iniziato il censimento fotografico degli squali elefante mediterranei: grazie alla presenza di tagli o cicatrici sulla pinna dorsale è infatti possibile identificare i vari individui e riconoscerli in caso vengano avvistati o fotografati di nuovo.

Raccogliamo inoltre le segnalazioni degli avvistamenti (fondamentale il contributo dei pescatori, sia professionisti che ricreativi, subacquei e velisti e di tutti quanti vanno per mare: più di 20 le loro segnalazioni nel 2006!) e raccogliamo campioni di tessuto quando gli squali finiscono accidentalmente nelle reti, per analizzarne poi il DNA.

L’obiettivo principale però è la marcatura, una tecnica indispensabile per tenere sotto controllo gli spostamenti degli animali e imparare a conoscerne le rotte migratorie. Dopo il primo esperimento positivo del 2006 - in cui, per la prima volta in Mediterraneo, abbiamo marcato uno squalo elefante con un tag numerico - la sifda di quest’anno è di applicare a uno squalo un tag satellitare, per poterlo così seguire ora dopo ora nei suoi spostamenti.

E’ FONDAMENTALE L’AIUTO DI TUTTI QUANTI VANNO PER MARE. SE VEDETE UNO SQUALO ELEFANTE FATECELO SAPERE INVIANDO UNA MAIL A info @medsharks.org. Nelle prossime ore attiveremo anche un numero di telefono per segnalarci subito l’avvistamento

Grazie in anticipo!

ultimo aggiornamento: 21 gennaio 2008

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squali balena in abbondanza in Australia

7 Gennaio 2008

Buone notizie da Ningaloo, in Australia: in questa zona gli squali balena sono in leggero aumento. Mentre qualcuno è solo di passaggio, la gran parte torna anno dopo anno a nuotare in queste acque.

rae06bn_02-011.jpgArrivano a dozzine ogni anno a Ningaloo, lungo la costa occidentale australiana, fra aprile e giugno. Studiando 5100 foto (scattate da subacquei, turisti e ricercatori e raccolte nel progetto EcoOceans di cui vi abbiamo parlato recentemente, in occasione del 1000 esemplare catalogato), i ricercatori hanno potuto identificare 355 animali e stabilire che due terzi tornano regolarmente in queste acque. Non solo: nell’arco di 12 anni il numero totale - estrapolato grazie a modelli matemtici di popolazione - sembra essere leggermente in aumento.

Lo squalo balena è iscritto nella Lista Rossa IUCN delle specie a rischio di estinzione nella categoria “Vulnerabile”. In una situazione mondiale di gravissima crisi per gli squali, questa è davvero un’ottima notizia.

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Caffè Squalo Bianco

4 Gennaio 2008
Cosa fa uno squalo bianco tutto il giorno sott’acqua? Per diversi mesi l’anno frequenta il White Shark Café: così i ricercatori americani hanno scherzosamente chiamato una piccola zona di oceano che pare irresistibile per gli squali bianchi californiani.

caffè squalo bianco
Seguire uno squalo nelle sue peregrinazioni in mezzo al mare è il nostro sogno, quello di MedSharks intendo: ci abbiamo provato due anni fa con gli squali grigi in Turchia ma, purtroppo, le sonde non hanno dato risultati.
E’ per questo che con grande curiosità e un pizzico di invidia osserviamo il gran lavoro che i ricercatori che collaborano al progetto TOPP (Tagging of Pacific Predators) stanno portando avanti.
Dopo aver marcato decine di squali bianchi con tag satellitari hanno scoperto che, dopo aver lasciato i luoghi di alimentazione invernale lungo la costa californiana, questi animali si dirigono in un punto preciso del Pacifico. E’ un’area di 400 miglia quadrate, dove non ci sono isole né montagne sottomarine. Per quel che ci è dato sapere in quella zona non c’è niente di particolare: né correnti, né maggior abbondanza di cibo. E’ insomma, una piccola zona di deserto marino.
Gli animali qui nuotano secondo un regolare profilo a yo-yo: dalla superficie effettuano regolarmente - ogni quarto d’ora e anche per 18 ore di seguito - immersioni tra i 200 e i 700 metri di profondità.
Cosa facciano gli squali in questa zona, per mesi, i tag satellitari non riescono a spiegarcelo. Guardate però sulla pagina animata del progetto TOPP i loro spostamenti, è davvero interessante!
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news: “schedato” lo squalo balena n.1000

30 Novembre 2007

Sono ormai mille i singoli individui di squalo balena identificati nel mondo. Il merito è soprattutto dei subacquei: chiunque abbia fotografato uno squalo balena infatti può dare il suo contributo inviando le proprie foto. E’ importante per studiare le rotte migratorie e per la protezione di questa specie a rischio di estinzione.

patternEcoOcean annuncia con orgoglio di aver raggiunto il fatidico n.1000 nel suo censimento di squali balena: nuotava il 16 febbraio 2006 nelle acque del Mozambico e finora non è stato ancora ri-avvistato. Perché è esattamente questa la finalità del grande “catalogo fotografico”: identificare gli animali e sperare, attraverso altri avvistamenti, di seguirne gli spostamenti.

L’identificazione dei singoli animali si basa, oltre che su eventuali cicatrici, sulle macchie bianche che rivestono il dorso dell’animale. I ricercatori hanno infatti notato che queste macchie variano come forma e posizione da individuo a individuo e, soprattutto, che rimangono stabili nel corso della sua vita. La porzione di corpo studiato è quella dietro le branchie, come potete vedere dalla foto. Un software particolare, nato per lo studio delle stelle in cielo, aiuta i ricercatori a riconoscere gli animali.

Il catalogo (Ecoocean Whale shark photo-identification Library) è gestito da biologi marini ma chiunque può contribuire: basta inviare le proprie foto corredate dai dati di dove e quando l’animale è stato avvistato. Io, per esempio, appena estraggo il fotogramma con la parte dello squalo rischiesta, manderò loro le info riguardo a questo incontro fantastico in Sudan con un cucciolo di poco più di tre metri! Magari il “vostro” squalo balena è già stato visto e fotografato da qualcun altro in luoghi anche lontani: queste informazioni sono fondamentali per capire le abitudini di questi giganti del mare e per poterli proteggere.

mappa avvistamenti squalo balenaLo squalo balena vive in acque tropicali ed è il più grande pesce del mondo: pur nutrendosi esclusivamente di plancton, può superare i 12m di lunghezza. Si incontrano un po’ tutto l’anno nelle Seychelles, Mauritius, Zanzibar, Madagascar, Mozambico e Natal; nel Pacifico lungo il percorso della corrente Jkuroshio, nel Golfo del Messico, nei Caraibi. In realtà gli squali balena vivono nelle calde acque tropicali del mondo, per cui teoricamente ovunque, dai 30° di latitudine Nord ai 35° di latitudine Sud, si ha la possibilità di imbattersi in questo animale. Tuttavia gli squali balena si concentrano in alcune zone in ben precisi periodi dell’anno, spesso in coincidenza con la fioritura del plancton. È qui che i subacquei avranno maggiori probabilità di vederli.

Come molti altri squali, lo squalo balena è a rischio di estinzione in tutto il mondo. Per saperne di più qui la scheda della FAO.

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Med: marcate 3 mobule!

31 Ottobre 2007

Sono state recuperati tutti e tre i tag satellitari applicati quest’estate a tre “mante” mediterranee dai ricercatori dell’Icram. I risultati sono ancora allo studio e ci verranno presto comunicati dall’autore, Simone Canese.

www.oceanlight.comL’operazione è parte integrante di un progetto che ha come obiettivo lo studio della biodiversità marina della Calabria e si e svolta nello Stretto di Messina, nel tratto di mare di fronte a Reggio Calabria. La manta o diavolo di mare (Mobula mobular) è stata avvicinata e marcata con una feluca, la tipica imbarcazione utilizzata nella zona per la pesca con l’arpione del pescespada.

Un passo importante per i ricercatori, che grazie ai dati inviati via satellite potranno studiare per la prima volta gli spostamenti di questo animale e di conoscerne il comportamento, tuttora sconosciuto, in immersione.

La mobula è molto simile alla manta, da cui si distingue per le dimensioni più ridotte e la posizione della bocca. Questa specie, presente soprattutto in Mediterraneo e nelle acque atlantiche adiacenti, come in Portogallo e in Marocco, frequenta abitualmente il mare aperto, ma occasionalmente si spinge anche sotto costa. Le mante sono filtratori e si nutrono di plancton, crostacei e piccoli pesci pelagici. Hanno una bassa capacita riproduttiva, perche danno alla luce un solo piccolo alla volta dopo due anni di gestazione.

iucn_en.jpgA minacciare la specie purtroppo c e la catturata accidentale (bycatch) causata da numerosi attrezzi da pesca, come i palamiti per i pescispada e le reti derivanti. E proprio a causa dell’elevata mortalita dovuta al bycatch e alla sua limitata capacita riproduttiva, la Mobula e stata inclusa nella lista rossa della specie a rischio di estinzione e minacciate dell IUCN (Unione mondiale per la conservazione della natura).