Archivio per la categoria ‘squalo balena’

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Orecchio di squalo

2 Luglio 2008

Andrea Dell’Apa, giovane biologo italiano impegnato nello studio degli squali e in procinto di partire per l’estero per occuparsi di spinaroli, è particolarmente interessato all’udito degli squali. Gli abbiamo chiesto di parlarcene.

Andrea al lavoro Gli elasmobranchi (squali, razze e chimere) sono animali che da un punto di vista sensoriale sono dotati di molte capacità. La più studiata e conosciuta è senz’altro quella legata all’elettrorecezione, tramite le ampolle del Lorenzini. Meno studiato è il senso dell’udito che questi animali possiedono, dovuto al fatto che per molti anni lo studio della struttura anatomica dell’orecchio interno degli squali è stata accantonata.

Infatti molte delle ricerche effettuate sul sistema acustico degli elasmobranchi risalgono ai primi anni ’60 e si sono presocchè interrotte negli anni ’80. La maggior parte di queste linee di ricerca, ovviamente statunitensi, erano finanziate per lo più dalla marina militare americana allo scopo di verificare se gli squali potessero essere respinti da suoni particolari, a protezione dei marinai che eventualmente sarebbero finiti in mare in seguito a naufragi durante azioni di guerra. Tali ricerche però si interruppero quando altre linee di ricerca parallele scoprirono l’efficacia di sostanze che risultavano sgradevoli o repellenti per gli squali stessi e che per tal motivo erano di più facile uso per i naufraghi stessi.

Ma per il mondo scientifico la domanda rimane lo stesso: quali sono i suoni che gli squali sono in grado di percepire?
Per rispondere a questa domanda bisogna prima di tutto dare una prima descrizione delle strutture interne dell’orecchio, le quali sono in grado di percepire i suoni.

Con cosa ascolta i suoni? - Gli elasmobranchi posseggono esclusivamente i labirinti associati all’orecchio interno, e non possiedono organi accessori per la ricezione dei suoni, presenti in altri pesci: quali la vescica natatoria, connessioni ossee tra la vescica natatoria ed i labirinti.

Com’è fatto l’orecchio di uno squalo - Ogni labirinto include 3 canali semicircolari membranosi ripieni di un fluido (fluido endolinfatico), indicati in fig.1 come canale anteriore verticale, canale posteriore verticale, e canale orizzontale (nella maggior parte delle specie animali, uomo compreso, vengono spesso descritti semplicemente come canale anteriore, posteriore ed orizzontale). Contiene inoltre due camere relativamente larghe e ripiene anch’esse di fluido, l’utricolo ed il sacculo; con quest’ultimo che si allarga nella sua porzione terminale formando una terza camera più piccola, la lagena. Queste tre aree sensoriali sono coinvolte sia nell’equilibrio che nella percezione dei suoni. Ogni camera è provvista di un epitelio sensoriale, denominato macula (le zone grigie evidenziate in figura 1), contenente le cellule ciliate (“hair cells”) deputate alla captazione dei suoni. Ogni cellula ciliata è costituita da un singolo chinociglio centrale e da stereociglia più piccole (anche fino a 60 unità) che lo circondano (foto 1).

Il movimento delle stereociglia verso il chinociglio genera un aumento del numero di potenziali d’azione per unità di tempo relativamente all’attività spontanea dei neuroni associati all’ottavo nervo craniale. Il movimento opposto, ossia il chinociglio verso le stereociglia, porta ad una diminuzione nel numero dei potenziali d’azione per unità di tempo inviati dagli stessi neuroni al cervello. Nelle maculae, oltre alle cellule ciliate, sono presenti piccole concrezioni calcaree denominate otoconi (Foto 2), tenute insieme da una matrice extracellulare. Tale massa, denominata strato otoconiale (“otoconial layer”), è importante quale organo di equilibrio e per la percezione degli stimoli gravitazionali. Quando la testa si muove, la densa massa otoconiale rimane indietro per via dell’inerzia ad essa associata. Ciò provoca uno sforzo di taglio nella matrice extracellulare (“gel layer”), che è percepito dalle cellule ciliate presenti nella zona sottostante (Fig.2).

Altra caratteristica importante è che il sacculo, nella sua porzione apicale, si restringe a formare il dotto endolinfatico (fig.1), che attraversa la fossa parietale terminando direttamente in un piccolo poro sulla superficie esterna, detto poro endolinfatico (Fig. 3)

Tale poro endolinfatico permette in definitiva una comunicazione diretta tra l’esterno (l’ambiente marino) e le strutture associate all’orecchio interno. Il dotto endolinfatico è ripieno di fluido endolinfatico ad alto contenuto in ioni. Per le sue caratteristiche, si è ipotizzato che tale connessione possa funzionare come sito di rilascio dello spostamento associato alle onde sonore, dato che ogni flusso verrà propagato dall’esterno fino al sacculo.

Negli elasmobranchi è presente un’ulteriore macula che non è presente negli altri pesci: la macula neglecta. Una prima fondamentale caratteristica di tale macula è che non contiene otoconi (presenti come già detto nelle macule del sacculo, utricolo e lagena), ma soltanto cellule ciliate. In ragione di ciò si può ipotizzare che l’epitelio sensoriale di tale macula sia importante per la percezione dei suoni e non per l’equilibrio o la ricezione degli stimoli gravitazionali. A tal proposito Lowenstein &  Roberts (1951) hanno trovato che le macule della lagena e dell’utricolo in una specie di razza (Raja clavata) non rispondono a stimoli vibrazionali ma bensì gravitazionali. La sensibilità alle vibrazioni era invece fornita da una piccola porzione di epitelio sensoriale della macula dell’utricolo (denominata lacinia), ma soprattutto dai 2/3 anteriori dell’epitelio associato alla macula neglecta. Ciò indica che l’epitelio sensoriale associato alla macula neglecta è particolarmente stimolato dalle vibrazioni. In seguito a tale scoperta gli stessi autori suggerirono che la macula neglecta fosse un importante organo usato dagli squali per la percezione dei suoni.

Ulteriori prove a conferma di tale conclusione vennero dalle ricerche di Corwin (1981) sullo squalo limone (Negaprion brevirostris). Durante i suoi esperimenti  esaminò la risposta neuronale dell’ottavo nervo cranico, quello associato al senso dell’udito, dopo aver lesionato tramite elettrocauterizzazione prima la macula del sacculo ed in seguito la macula neglecta. Nel primo caso si registrava una notevole riduzione delle capacità auditive negli esemplari, mentre nel secondo venivano perse del tutto. Ciò dimostra che le hair cells della macula neglecta sono principalmente responsabili della percezione dei suoni negli elasmobranchi. In tale percezione è altresì importante, la posizione della macula neglecta rispetto alle altre strutture associate all’orecchio interno prima descritte, nonché la sua vicinanza alla fossa parietale. Come si può vedere in figura 3, l’epitelio della macula neglecta è posto nel dotto del canale semicircolare posteriore, il quale prende contatto anteriormente con un’apertura membranosa posta alla base della fossa parietale, la finestra ovale. Posteriormente, invece, il dotto termina nell’aspetto dorsale del sacculo, in una struttura trasparente e sottile analoga alla finestra rotonda presente nell’orecchio interno dei mammiferi. Per capire cosa ciò comporti , si rimanda il lettore alla consultazione di questo link, ove è possibile avere una spiegazione piuttosto semplice ma altrettanto efficace di come avvenga la percezione del suono nei mammiferi, uomo compreso.

Molto semplicemente, l’onda sonora, se dotata di sufficiente intensità ed adeguata frequenza, riesce a far entrare in vibrazione la membrana timpanica. Da qui l’energia associata all’onda viene convertita in energia pressoria ed amplificata dalla catena degli ossicini dell’orecchio medio (martello, incudine, staffa), che la trasmettono alla membrana della finestra ovale e da questa alla perilinfa (incomprimibile) che riempie la cavità del labirinto osseo, che a sua volta la trasmette alla membrana della finestra rotonda. Da qui l’impulso verrà stimolato nel nervo che lo invierà al cervello. Ciò indica che i mammiferi sono in grado di percepire le intensità dei suoni.

Il suono altro non è che un’onda che si propaga nel mezzo, in seguito ad una vibrazione subita da un corpo elastico. Immaginiamo di colpire con la nostra mano la scrivania sulla quale stiamo lavorando: La scrivania rappresenta l’oggetto che viene fatto vibrare e tale vibrazione viene trasferita alle nostre orecchie dal mezzo aria. I suoni, infatti , si propagano attraverso mezzi elastici, quali l’aria e l’acqua. La differenza fondamentale è che l’intensità di questi mezzi è molto diversa, ed influenza la velocità di propagazione del suono, che nell’acqua è circa 5 volte superiore a quella dell’aria a parità di intensità. La membrana timpanica funziona da trasduttore di pressione dell’intensità associata all’onda sonora: maggiore è l’intensità di un suono e maggiore sarà la pressione esercitata da tale suono sulla membrana timpanica. Tale pressione verrà accoppiata alla catena degli ossicini dell’orecchio medio ove verrà amplificata e trasferita all’orecchio interno tramite la finestra ovale. I pesci dotati di vescica natatoria sono anch’essi in grado di percepire la componente pressoria associata ai suoni, poiché la vescica stessa funziona in modo simile alla membrana timpanica, riuscendo a percepire le variazioni di pressione associate ai suoni.

Gli squali, come abbiamo detto all’inizio, non sono dotati di strutture analoghe per poter percepire la componente pressoria associata all’onda sonora e trasmessa dal mezzo acqua. Quale componente fisica riescono allora a percepire?

Il mezzo acqua è composto da particelle. Quando una particella viene raggiunta da un’onda sonora (ciò vale anche nel mezzo aria), subisce uno spostamento lungo la direzione di propagazione, acquistando inoltre una velocità lungo la direzione di propagazione dell’onda sonora e subendo inoltre un’accelerazione lungo la stessa direzione. Spostamento, velocità, ed accelerazione rappresentano ciò che prende il nome di “particle displacement” delle molecole d’acqua che se le passano attraverso gli urti. Gli squali sono quindi in grado, attraverso le cellule ciliate presenti nell’epitelio delle macule, di percepire la “particle displacement” associata al suono, che gli dà informazioni sulla direzione della fonte di origine del suono e presumibilmente anche della sua distanza. Alcune recenti ricerche però (Fraser et al, 2002, Heupel, 2003) dimostrerebbero che in realtà gli squali sarebbero in grado di percepire variazioni pressorie del mezzo acqua. Un’ipotesi molto interessante venne fatta in tempi non sospetti nel 1974 da un gruppo di ricercatori: Fay, Kendall, Popper e Tester. Studiando le caratteristiche anatomiche della macula neglecta e la risposta alle vibrazioni sonore, ipotizzarono che la finestra ovale, presente in figura 3, potesse in qualche modo funzionare da trasduttore di pressione. Un po’ come succede nei mammiferi per la membrana timpanica.

Ovviamente ulteriori studi dovranno avvalorare tale tesi, ma ciò che si può affermare con una certa sicurezza è che se gli squali riescano a percepire la componente “pressoria” dei suoni, oltre che la “particle displacement” associata alle molecole d’acqua, la macula neglecta gioca un qualche ruolo fondamentale nel processo sensoriale. A ulteriore dimostrazione di quanto finora detto, si possono citare gli studi effettuati da Corwin pubblicati nel 1978, in cui si mette a confronto la struttura anatomica dell’orecchio interno di 6 specie di elasmobranchi (fig.4)

Come si può notare dalla figura, c’è una notevole differenza di forma e dimensioni nelle strutture tra le specie batiali (Myliobatis e Torpedo) e quelle pelagiche (Carcharhinus e Notorynchus) e bentopelagiche (Mustelus e Ginglymostoma), soprattutto nella forma e dimensione del dotto del canale posteriore e del sacculo. Nel Carcharhinus e nel Notorynchus il dotto è più grande ed è molto prossimo alla finestra ovale. Nelle altre specie, più bentoniche, risulta invece più distante dalla stessa. Le specie di elasmobranchi considerate pelagiche sono primariamente piscivore, mentre quelle più prossime al substrato lo sono in minor misura. Anche il sacculo e l’utricolo, e le relative macule ad essi associate, risultano più grandi nelle specie pelagiche/piscivore. E’molto probabile quindi l’esistenza di una correlazione diretta tra la forma e la posizione della macula neglecta negli squali ed il tipo di strategie alimentari; ed è rilevante il fatto che le specie a strategia alimentare mista (eurifaghe), quali il Mustelus ed il Ginglymostoma, mostrino una struttura e disposizione del dotto posteriore intermedia. In ragione di quanto finora detto appare evidente la necessità di ulteriori e più approfondite ricerche sulle funzioni delle cellule sensoriali presenti nell’epitelio della macula neglecta.

Una volta descritte le strutture anatomiche deposte alla percezione dei suoni, resta da spiegare quale range di suoni sia audibile dagli elasmobranchi. Per determinare tale range si effettua una serie di esperimenti che portano alla costruzione di un’audiogramma. Un’audiogramma rappresenta la curva di risposta di una specie animale, uomo compreso, ai suoni per ogni specifica frequenza. In figura 5 è rappresentato un audiogramma umano, ed in figura 6 un audiogramma di squalo nutrice (Ginglymostoma cirratum).

L’audiogramma ha una cratteristica forma ad U, poiché la soglia (threshold) richiesta per ogni specifica frequenza aumenta verso gli estremi del range audibile, e diminuisce nelle frequenze intermedie. Il range audibile nell’uomo va dai 16 Hz ai 20 kHz, mentre nello squalo nutrice va più o meno dai 100 Hz fino ad 1kHz. Ciò vuol dire che gli squali sono in grado di udire suoni a bassa frequenza (come spiegato sopra solo la componente di “particle motion”), con un range ottimale tra i 200 ed i 600 Hz. Diverse ricerche dimostrano che tali frequenze sono le stesse emesse dai movimenti di pesci in difficoltà. Pertanto è probabile che gli squali siano in grado di percepire prede in difficoltà o durante il nuoto, ma non si è ancora certi delle distanze massime alle quali tali suoni possano essere percepiti dagli squali stessi. Ulteriori studi sono necessari per capire quale importanza abbia il senso dell’udito per la biologia della specie.

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Per saperne di più:

Casper, B.M., Mann, D.A. 2006- Evoked potential audiograms of the nurse shark (Ginglymostoma cirratum) and the yellow stingray (Urobatis jamaicensis). Environm. Biol. Fish. 76(1), 101-108

Corwin, J.T., 1978- The relation of inner ear structure to the feeding behavior in sharks and rays. Scanning Electron Microscop. II, 1105-1112

Corwin, J.T. 1981b- Peripheral auditory physiology in the lemon shark: evidence of parallel otolithic and non-otolithic sound detection. J. Comp. Physiol. 142A: 379-390

Fay, R.R., Kendall, J.I., Popper, A.N., Tester, A.L. 1974- Vibration detection by the macula neglecta of sharks. Comp. Biochem. Physiol. 47A: 1235-1240

Fraser, P.J., Shelmerdine, R.L. 2002- Dogfish hair cells sense hydrostatic pressure. Nature 415,(2) , 495-496

Heupel, M.R., Simpfendorfer, C.A., Hueter, R.E. 2003- Running before the storm: blacktip sharks respond to falling barometric pressure associated with tropical storm Gabrielle. Journal of Fish Biology 63(5), 1357-1363 (7)

lovell, J.M., Findlay, M.M., Harper, G.M., Moate, R.M. 2007- The polarization of hair cells from the inner ear of the lesser spotted dogfish Scyliorhinus canicula. Journal of Fish Biology 70, 362-373

Lowenstein, O., Roberts, T.D.M. 1951- The localization and analysis of the responses to vibration from the isolated elasmobranch labyrinth. A contribution to the problem of the evolution of hearing in vertebrates. J. Physiol. 114: 471-489

Myrber, A. 2001- The acoustical biology of elasmobranchs. Environmental Biology of Fishes 60: 31-45

Roberts, B.L. 1978- Mechanoreception and the behaviour of elasmobranch fishes with special reference to the acousticolateralis system. pp. 331-390. In: E.S. Hodgson 6 R.R. Mathewson (ed.) Sensory Biology of Sharks, Skates and Rays, U.S. Government Printing Office, Washington D.C.

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video: squalo elefante o squalo balena?

10 Marzo 2008

“Immersione con uno squalo elefante” è il primo risultato di Google stamattina alla richiesta “squalo elefante”. Le immagini del cetorino sott’acqua non sono poi così comuni, così ho subito cliccato: si tratta invece di uno squalo balena, filmato alle Maldive da Giovanni. Un errore che fanno in molti, e quindi val la pena di ricordare la differenza.

squalo elefante, foto CorbisSqualo elefante o squalo balena? Si tratta di due specie diverse: lo squalo elefante (Cetorhinus maximus) arriva al massimo a sfiorare i 10 metri, ha il dorso marrone con qualche chiazza irregolare più chiare e vive in acque fredde. Lo squalo balena (Rhincodon typus) può sfiorare i 12 metri, ha il corpo ricoperto di macchie bianche e vive in acque tropicali. Entrambi si cibano di plancton. Insomma, nel dubbio: se siete in Mediterraneo è certamente uno squalo elefante; se siete ai tropici è sicuramente uno squalo balena.

Queste riprese, comunque, sono perfette per aiutare gli scienziati a capire qualcosa in più sulla vita di questi immensi ma misteriosi animali. Quindi Giovanni - e tutti i sub che hanno avuto la fortuna di incontrare uno squalo balena - perché non mandate le immagini alla Whale Shark photo-ID Library? Questi ricercatori fanno un censimento degli squali balena nelle acque di tutto il mondo: li riconoscono grazie alla posizione delle macchie bianche dietro le branchie (attraverso un software inventato per mappare le stelle in cielo!) e poi li confrontano con i vari avvistamenti registrati in tutto il mondo. Qualche mese fa hanno raggiunto i 1000 esemplari classificati: le probabilità che lo squalo di Giovanni - o il vostro - siano già stati schedati non è remota! Oh - fateci sapere.

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lo squalo elefante (o cetorino)

23 Gennaio 2008

E’ di gran lunga il pesce più grande del Mediterraneo: gli adulti misurano mediamente tra i 7 e i 9 metri di lunghezza per quasi 4000 kg di peso! Solo lo squalo balena (che però non vive nel nostro mare) lo supera in dimensioni (12m) ma niente paura: i due giganti sono totalmente innocui per l’uomo visto che si cibano solo di plancton.

la proboscide di un piccolo cetorinoPerché si chiama squalo elefante? Per le dimensioni, ma anche perché quando è piccolo il suo “naso” è particolarmente allungato e prominente, come si può vedere nella foto di questo cucciolo.

Squalo elefante o squalo balena? Si tratta di due specie diverse: lo squalo elefante (Cetorhinus maximus) arriva al massimo a sfiorare i 10 metri, ha il dorso marrone con eventuali chiazze irregolari più chiare e vive in acque più fredde. Lo squalo balena (Rhincodon typus) è più grande, ha il corpo ricoperto di macchie bianche e vive in acque tropicali. Entrambi si cibano di plancton.

basking-distribution.gifDove vive - Nelle acque temperate di tutto il mondo, compreso il Mediterraneo. Anche se, come vedete dalla cartina, è presente in molti mari del mondo, è uno squalo poco comune e più fequente solo in alcune zone apparentemente favorevoli, dove si raduna per alcune settimane l’anno anche in grandi numeri.

Quanto vive - Probabilmente oltre 50 anni.

Perché ne sappiamo poco - Perché vive in alto mare, viaggia molto e si avvicina alla costa in modo del tutto imprevedibile, quando il vento e le correnti portano il plancton vicino a terra.

baskerdiagram_colour.gifCosa fa tutto il giorno? Lo squalo elefante passa molte ore in superficie con la pinna dorsale, la coda e spesso anche la punta del naso fuori dall’acqua. E’ lì per nutrirsi: è in superficie infatti che trova la massima concentrazione del plancton di cui si nutre. Ma è uno squalo capace di immergersi anche oltre i 100 metri di profondità in caso vi trovi assembramenti di plancton.

Cosa e come mangia: non certo l’uomo! - Nonostante le sue dimensioni, lo squalo elefante infatti mangia solo plancton. Nuota con l’enorme bocca spalancata: l’acqua passa attraverso una fitta serie di “frange” che rivestono le enormi branchie; queste lasciano passare l’acqua e trattengono il plancton, che viene poi inghiottito.

istantanea-2008-01-23-17-09-54.gifVita di società - I cetorini sembrano essere squali solitari. Dove però il plancton è concentrato e abbondante si trovano gruppi anche numerosi (fino a 100!) di questi squali.

La vita amorosa di uno squalo elefante - I cetorini iniziano a pensare a riprodursi alla rispettabile età di 12-16 anni i maschi (che corrisponde a una taglia di 5-7 metri) e 16-20 anni le femmine (tra gli 8 e i 10 mt di lunghezza). Lo squalo elefante ha un tipo di riproduzione curioso ma comune in molti squali - per lo meno così si crede, visto che non è stata mai catturata una femmina gravida. Come negli altri squali della sua famiglia, le sue uova si schiudono nel ventre della madre e i piccoli finiscono il loro sviluppo cibandosi delle altre uova presenti nell’utero. Quando saranno pronti, i piccoli usciranno dal corpo della madre perfettamente formati.

Quanti figli - Non sappiamo quanto duri la loro gestazione (probabilmente da 1 a 3 anni, con una sosta di un anno fra una figliata e l’altra), né quanti piccoli possano fare per volta (probabilmente almeno 6).

iucn_vu.jpgUno squalo in estinzione - L’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN) considera nella Lista Rossa delle specie a rischio questo squalo “Vulnerabile”. E’ anche uno dei pochi squali a esser in qualche modo protetto a livello internazionale: è iscritto nell’appendice II della CITES che regola il commercio internazionale, della Convenzione di Barcellona e la popolazione mediterranea è compresa nella Convenzione di Berna.

Perché sta scomparendo - Il cetorino passa molto tempo in superficie e non sembra particolarmente disturbato dall’uomo - per questo motivo ha costituito nei secoli un regolare bersaglio di caccia. Il suo grande fegato ricco di olio (che rappresenta fino a un quarto del suo peso e che gli consente di rimanere a galla senza fatica) veniva utilizzato per l’illuminazione e usi industriali; la pelle era impiegata in conceria e le carni per il consumo umano o animale. Oggi sono le enormi pinne a valere moltissimo sul mercato orientale per la zuppa di pinne.

catture ad Achill IslandIn tutti i luoghi dove è stato oggetto di caccia le sue popolazioni sono crollate: in Atlantico del 90% negli ultimi 50 anni. Un esempio fra i tanti: in Irlanda ad Achill Island, negli anni ‘50 hanno iniziato a cacciare il cetorino, catturandone dai 1000 a 1800 l’anno. Negli anni ‘70 il numero era crollato a 20-80 l’anno, un calo del 90% nel giro di appena 20-25 anni. La pesca fu chiusa, ma ancora oggi al largo di Achill si vedono appena una decina di cetorini l’anno. A 40 anni di distanza, gli squali elefante non si sono ancora ripresi da questa strage.

Nel nostro Paese le principali minacce per questa specie sono rappresentate dal traffico nautico (nuotando in superficie puo’ restare vittima delle eliche di navi e motoscafi, com’è accaduto a questo squalo balena in Tailandia) ma soprattutto dalle catture accidentali delle reti da pesca, come nel caso del piccolo di Anzio pochi mesi fa o dei 5 esemplari pescati in Sardegna in soli 20 giorni nel 2006.

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eccezionale: video squalo balena & delfini!

12 Gennaio 2008

Risale ormai a tre o quattro anni fa, ma ho appena rivisto le mie immagini e ho pensato di condividerle con voi (il video è qui sotto!)

sudan1.jpgPasqua, a bordo del Felicidad II lungo la “classica” rotta delle crociere subacquee in Sudan. Sha’ab Rumi, ultima immersione prima di rientrare a terra. Un’immersione “come le altre”, stavolta lungo la parete esterna del reef. Una passeggiata per salutare questo posto magico e straordinario. Quando…

Quando Stella, mia sorella, comincia a urlare nell’erogatore. Mi giro e in lontananza… uno squalo balena!!! Ma no, non è lontano, è solo piccolo: tre-quattro metri di lunghezza “appena” per un animale che, da adulto, potrà sfiorare i 12 metri.

Con curiosità si avvicina, ci gira intorno per alcuni minuti. Finché… finché il mare si riempie di fischi e a tutta velocità arriva una mezza dozzina di delfini, che prendono a inseguirlo: salti e virate, capriole intorno al corpo, raffiche di bolle d’aria sparate dirette sul muso. Troppe attenzioni per il cucciolo che con una codata si inabissa, scrollandosi di dosso noi e i delfini.

Una situazione davvero unica, come potete vedere dalle immagini che abbiamo avuto la fortuna di realizzare. Lo squalo balena (Rhincodon typus) è il pesce più grande del mondo e si ciba solo di plancton. Il “gigante gentile” è iscritto nella Appendice II della Cites, la convenzione mondiale sul commercio delle specie protette, perché è oggetto di cattura per colpa delle pinne, che sui mercati asiatici possono valere anche 15.000 euro. I timori per la sua capacità di resistere a una pressione di pesca sempre più intensa sono notevoli e giustificati, se si pensa che cresce lentamente ed inizia a riprodursi solo dopo molti anni di vita. Per saperne di più sullo squalo balena.

Grazie ad Aurora Branciamore, armatrice del Felicidad II, e a Dive In. La telecamera è in custodia Nimar. Un saluto e un ringraziamento al comandante Mohammed, a tutto l’equipaggio del Felicidad e a Roberta Bertolucci e Roberto Negro, le guide sub Dive In: tutti loro con professionalità e simpatia hanno reso la crociera speciale.


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quale squalo: lo squalo balena

11 Gennaio 2008

squalo balena del National GeographicAlcune delle pagine più visitate di questo sito hanno come protagonista lo squalo balena. Ecco allora qualche notizia in più sul pesce più grande del mondo, il cui nome scientifico è Rhincodon typus. E’ uno squalo filtratore: cioè si nutre di plancton e vive in acque tropicali. In Mediterraneo e nelle acque più fredde vive il suo “omologo”, lo squalo elefante.

Quanto è grande - Sui libri - e sulla rete - si trovano le misure più improbabili. La verità è nella scheda FAO, che dice che l’esemplare più grande accuratamente misurato era di 12,1 m. Senza dubbio il pesce più grande del mondo!
Come vive - E’ uno squalo d’alto mare ma può avvicinarsi alla costa per nutrirsi quando il plancton di cui si nutre “fiorisce” vicino a terra. E’ un animale solitario ma quando il cibo è abbondante può nuotare anche insieme a decine di altri individui. E’ uno squalo migratore, che si sposta per portarsi al momento giusto nelle zone di “fioritura” del plancton. Spesso è in compagnia di pesci pilota o tonnetti che gli si avvicinano in cerca di protezione.

Cosa e come mangia - Lo squalo balena si nutre in superficie di plancton animale e piccoli pesci: minuscoli crostacei ma anche sardine che cattura risucchiandoli con la bocca (e non semplicemente filtrando, come lo squalo elefante).

Dove - Si incontra un po’ tutto l’anno nelle Seychelles, Mauritius, Zanzibar, Madagascar, Mozambico e Natal; nel Pacifico lungo il percorso della corrente Jkuroshio, nel Golfo del Messico, nei Caraibi. La capitale indiscussa degli squali balena è però Ningaloo reef, lungo la costa dell’Australia occidentale. In realtà gli squali balena vivono nelle calde acque tropicali del mondo, per cui teoricamente ovunque, dai 30° di latitudine Nord ai 35° di latitudine Sud, si ha la possibilità di imbattersi in questo animale. Tuttavia gli squali balena si concentrano in alcune zone in ben precisi periodi dell’anno, spesso in coincidenza con la fioritura del plancton. È qui che i subacquei avranno maggiori probabilità di vederli.

L’unico modo certo per vedere gli squali balena è di andare in Giappone: diversi acquari ospitano grandi squali balena (anche un acquario americano, in Georgia, ha tenuto due esemplari, che però sono morti dopo pochi mesi). L’acquario di Taiwan è persino riuscito ad allevare per molti mesi un cucciolo nato prematuro.

iucn_vu.jpgCome molti altri squali, lo squalo balena è a rischio di estinzione in tutto il mondo. Nella Lista Rossa IUCN delle specie a rischio estinzione è classificato “Vulnerabile”

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speronato uno squalo balena

10 Gennaio 2008

Nave entra in porto con uno squalo balena sul bulbo: è successo a Cebu, nelle Filippine, il 7 gennaio. Necessaria più di un’ora di lavoro per liberare lo scafo dai resti dell’animale, lungo 7.4 metri e già in stato di decomposizione.

traghetto travolge balenottera a LivornoLo riferisce l’Inquirer, organo di informazione filippino. L’equipaggio della nave, proveniente da Singapore e diretta a General Santos City dopo la sosta a Cebu, ha dichiarato di aver incontrato mare agitato e per questo non si è accorto dell’impatto. Un incidente che ricorda quello avvenuto a Livorno nell’ottobre 2005, quando un traghetto della Moby Lines è entrato in porto portando sul bulbo di prua la carcassa di una balena (articolo e foto a sinistra dal Corriere della Sera)

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squali balena in abbondanza in Australia

7 Gennaio 2008

Buone notizie da Ningaloo, in Australia: in questa zona gli squali balena sono in leggero aumento. Mentre qualcuno è solo di passaggio, la gran parte torna anno dopo anno a nuotare in queste acque.

rae06bn_02-011.jpgArrivano a dozzine ogni anno a Ningaloo, lungo la costa occidentale australiana, fra aprile e giugno. Studiando 5100 foto (scattate da subacquei, turisti e ricercatori e raccolte nel progetto EcoOceans di cui vi abbiamo parlato recentemente, in occasione del 1000 esemplare catalogato), i ricercatori hanno potuto identificare 355 animali e stabilire che due terzi tornano regolarmente in queste acque. Non solo: nell’arco di 12 anni il numero totale - estrapolato grazie a modelli matemtici di popolazione - sembra essere leggermente in aumento.

Lo squalo balena è iscritto nella Lista Rossa IUCN delle specie a rischio di estinzione nella categoria “Vulnerabile”. In una situazione mondiale di gravissima crisi per gli squali, questa è davvero un’ottima notizia.

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agli squali piace il sado-maso!

10 Dicembre 2007

Grazie a Howard Hall, che ha filmato l’accoppiamento degli squali pinna bianca di scogliera, parliamo un po’ di come gli squali assicurino la loro discendenza.In genere fanno pochi figli e cominciano a riprodursi molto in là con gli anni: mentre la verdesca inizia a 5-6 anni, lo squalo balena a 16, lo squalo bruno a 20 e lo spinarolo, nel Pacifico, a 35 anni!!!!!!! Non formano coppie né famiglie: maschi e femmine di solito si incontrano solo all’epoca degli amori. Né sono fedeli, tanto che le cucciolate sono spesso figlie di più padri.Gli squali sono gli unici pesci che si accoppiano. Una curiosità: hanno… due peni! Questo perché gli organi sessuali sono parti modificate delle pinne pelviche: due pinne, quindi due peni. In ogni caso, sembra che ne usino solo uno alla volta.Come vedrete dal filmato, l’accoppiamento è abbastanza cruento: gli squali non hanno mani e per tener vicina la compagna, non possono far altro che… addentarla. Fortunatamente la pelle delle femine è molto spessa - più di quella dei maschi -così non soffrono troppo.

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news: “schedato” lo squalo balena n.1000

30 Novembre 2007

Sono ormai mille i singoli individui di squalo balena identificati nel mondo. Il merito è soprattutto dei subacquei: chiunque abbia fotografato uno squalo balena infatti può dare il suo contributo inviando le proprie foto. E’ importante per studiare le rotte migratorie e per la protezione di questa specie a rischio di estinzione.

patternEcoOcean annuncia con orgoglio di aver raggiunto il fatidico n.1000 nel suo censimento di squali balena: nuotava il 16 febbraio 2006 nelle acque del Mozambico e finora non è stato ancora ri-avvistato. Perché è esattamente questa la finalità del grande “catalogo fotografico”: identificare gli animali e sperare, attraverso altri avvistamenti, di seguirne gli spostamenti.

L’identificazione dei singoli animali si basa, oltre che su eventuali cicatrici, sulle macchie bianche che rivestono il dorso dell’animale. I ricercatori hanno infatti notato che queste macchie variano come forma e posizione da individuo a individuo e, soprattutto, che rimangono stabili nel corso della sua vita. La porzione di corpo studiato è quella dietro le branchie, come potete vedere dalla foto. Un software particolare, nato per lo studio delle stelle in cielo, aiuta i ricercatori a riconoscere gli animali.

Il catalogo (Ecoocean Whale shark photo-identification Library) è gestito da biologi marini ma chiunque può contribuire: basta inviare le proprie foto corredate dai dati di dove e quando l’animale è stato avvistato. Io, per esempio, appena estraggo il fotogramma con la parte dello squalo rischiesta, manderò loro le info riguardo a questo incontro fantastico in Sudan con un cucciolo di poco più di tre metri! Magari il “vostro” squalo balena è già stato visto e fotografato da qualcun altro in luoghi anche lontani: queste informazioni sono fondamentali per capire le abitudini di questi giganti del mare e per poterli proteggere.

mappa avvistamenti squalo balenaLo squalo balena vive in acque tropicali ed è il più grande pesce del mondo: pur nutrendosi esclusivamente di plancton, può superare i 12m di lunghezza. Si incontrano un po’ tutto l’anno nelle Seychelles, Mauritius, Zanzibar, Madagascar, Mozambico e Natal; nel Pacifico lungo il percorso della corrente Jkuroshio, nel Golfo del Messico, nei Caraibi. In realtà gli squali balena vivono nelle calde acque tropicali del mondo, per cui teoricamente ovunque, dai 30° di latitudine Nord ai 35° di latitudine Sud, si ha la possibilità di imbattersi in questo animale. Tuttavia gli squali balena si concentrano in alcune zone in ben precisi periodi dell’anno, spesso in coincidenza con la fioritura del plancton. È qui che i subacquei avranno maggiori probabilità di vederli.

Come molti altri squali, lo squalo balena è a rischio di estinzione in tutto il mondo. Per saperne di più qui la scheda della FAO.

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Info: a cosa servono gli squali?

30 Ottobre 2007

Gli squali svolgono in mare lo stesso compito dei leoni nella savana o dei lupi nella foresta: limitano la crescita delle popolazioni degli altri organismi e contribuiscono a mantenere l’equilibrio fra le diverse forme di vita in mare. La loro scomparsa provoca uno squilibrio in mare che, a cascata, si propaga in tutto l’ecosistema, con risultati imprevedibili. Una interessante ricerca appena pubblicata sulla prestigiosa rivista Science mette in luce le conseguenze impensabili che la perdita dei grandi predatori può portare. Nel Nord Carolina, negli USA, la scomparsa dei grandi squali ha portato – indirettamente, certo, ma altrettanto chiaramente - alla rovina del mercato di molluschi. I grandi squali, infatti, si nutrono di piccoli squali e razze che, a loro volta, si cibano dei molluschi. Scomparsi i grandi predatori, i piccoli squali e le razze di cui si nutrivano sono aumentate a dismisura e, quasi come le cavallette, hanno ripulito i fondali dai molluschi, creando anche un grave danno economico ai pescatori locali.www.aaas.org/news/releases/2007/0330sharks.shtml

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Info: perché gli squali stanno scomparendo

30 Ottobre 2007

1_shark.jpg75 milioni di squali uccisi ogni anno in tutto il mondo, accidentalmente o volontariamente.

Il più delle volte non per le loro carni, generalmente poco appetibili. Ma soprattutto per le loro pinne, ricercatissime sul mercato asiatico per la preparazione della zuppa di pinne di pescecane. Un commercio lucroso ma che sta devastando gli oceani.

Gli squali, infatti, non possono sostenere una pesca così massiccia: per mantenere naturalmente basso il loro numero, coerentemente con la loro posizione al vertice della catena alimentare, la Natura li ha dotati di un tipo di riproduzione assai lento. Cominciano a riprodursi molto in là con gli anni (di solito a 10-15 anni) e al termine di gestazioni fra le più lunghe del mondo animale (di 1 o 2 anni) mettono al mondo solo pochi piccoli. Per questo la pesca eccessiva decima le loro popolazioni e le porta rapidamente sull’orlo del collasso: i pochi esemplari rimasti necessitano di tempi “biblici” per ripopolare il mare.

Per saperne di più…

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FAO preoccupata per le specie d’altomare

30 Maggio 2007

http://www.flmnh.ufl.edu/fish/sharks/baskingshark/baskpic.jpgL’ultimo rapporto della FAO sullo stato della pesca e dell’acquacoltura mondiale, pubblicato in primavera, esprime grave preoccupazione per lo stato delle specie migratrici e d’alto mare. Un quarto degli stock analizzati risultano sovrasfruttati (il 17%), depauperati (7%) o in recupero (1%). Numeri rimasti più o meno stabili negli ultimi 15 anni, ma destano gravi preoccupazione le specie d’alto mare. Più della metà degli stock di squali migratori e il 66% delle specie d’alto mare sono classificate come sovrasfruttati o depauperati: nell’elenco compaiono il merluzzo atlantico, il tonno rosso, l’halibut, l’orange roughy (una specie abissale) e lo squalo elefante.http://www.fao.org/fi/default.asp