Archivio per la categoria ‘squali in pericolo!’

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una speranza per smeriglio e spinarolo?

4 Luglio 2008
smeriglio

Proposto da Belgio, Olanda e Francia l’inserimento di questi due squali (Criticamente Minacciati di estinzione in Europa) nella lista delle specie migratorie da proteggere. Se ne discuterà a dicembre.

L’UE comincia a muoversi in difesa degli squali. Ieri Belgio, Olanda e Francia hanno proposto l’inserimento di smeriglio e spinarolo  – due specie di interesse commerciale considerate “Criticamente in Pericolo” di estinzione nelle acque europee - nella lista della Convenzione sulle Specie Migratorie (CMS). Se la proposta venisse adottata (si discuterà alla riunione CMS in dicembre), queste due specie dovrebbero diventare oggetto di iniziative di cooperazione internazionale per la loro protezione.

da elasmodiver
spinarolo, foto elasmodiver

La proposta del Belgio ha ricevuto il consenso unanime degli altri stati UE e della Commissione Europea. Il Comitato Scientifico della CMS, in effetti, ha evidenziato 35 specie di squali che potrebbero essere inclusi nel CMS, mentre per il momento solo lo squalo elefante, il bianco e lo squalo balena sono inclusi.

“Trattati internazionali sulla fauna selvatica come il CMS sono strade importanti e appropriate da seguire nello sviluppo di misure di conservazione degli squali e affiancano, potenziandole, le azioni di gestione della pesca” ha continuato la Fordham.  “Smeriglio e spinarolo, che compiono lunghe migrazioni e sono stati ridotti dalla pesca intensiva a livelli critici, sono i canditati ideali per l’inclusione nella convenzione CMS. In aggiunta alle regolamentazioni nazionali e regionali della loro pesca, i CMS può segnalare la necessità di dare priorità alla gestione di queste specie e, soprattutto, per promuovere misure di protezione in ogni mare dove essi si muovono durante le loro migrazioni.

…Speriamo solo che a dicembre la proposta venga adottata e che si apra per smeriglio e spinarolo un ombrello sicuro che li protegga durante le loro migrazioni.

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carcario, lo squalo solitario /2

18 Giugno 2008

Con un giorno di anticipo - perché da oggi a domenica non potrò probabilmente aggiornare il sito - arriva una nuova puntata di Carcario, lo squaletto solitario nato nell’arcipelago toscano ( e dalla penna di Enrico “Galeo” Malanima, di Prato).

“Parla un vernacolo che è un misto tra livornese, fiorentino e grossetano” racconta il Galeo: ” Girera’ tutti i mari del mondo e si scontrera’ con tutte le problematiche inerenti al mare. E’ uno squaletto buono (come tutti gli altri squali d’altronde)… soprattutto perche’ diverso da noi umani.” Questa era la prima puntata

(clicca per ingrandire)

testi e disegni: galeodesign, Enrico Malanima, Prato

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gli squali del Mediterraneo fanno il giro del mondo

12 Giugno 2008

Strepitosa la diffusione che ha avuto, e sta ancora avendo, la notizia della scomparsa dei grandi predatori dal Mediterraneo. Speriamo che i nostri politici capiscano che è ora di fare qualcosa…. E se non lo capiscono da soli, ci pensiamo noi con la nostra petizione: salvate i nostri squali!

Stampa internazionale / International press coverage of the Lenfest report on Med Sharks decline

Stampa italiana / Italian press coverage :

Altri / Other:

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SOS squali: la scomparsa dei grandi predatori del Mediterraneo

11 Giugno 2008

Uno studio italo canadese pubblica cifre raggelanti: negli ultimi duecento anni il 97% di verdesche, squali volpe, squali martello, mako e smeriglio è sparito dal Mediterraneo. Dobbiamo convincere i nostri ministri a far qualcosa: firma anche tu la petizione! (foto Oceana)

Immaginate di cancellare quasi completamente i leoni dall’Africa. Cosa succederebbe a zebre, antiolopi e gazzelle, che con i leoni condividono la savana? Gli animali più deboli continuerebbero a vivere - così come i malati, che in breve tempo contagerebbero gli animali sani. Per non parlare di tutte quelle bocche in più da sfamare: troppe zebre, troppe antilopi, troppe gazzelle si contenderebbero lo stesso filo d’erba, la stessa preda, lo stesso spazio che, se prima era sufficiente per sfamare un certo numero di animali ora, con numeri gonfiati a dismisura dalla mancanza di predatori, non lo è più. I cambiamenti dell’ecosistema, insomma, sarebbero notevoli, e le conseguenze pesanti.

Trasferiamoci al mare. Prendete alcuni dei grandi squali predatori: il martello, lo squalo volpe, il mako, lo smeriglio, la verdesca. E cancellatene il 97%: perché tanti sono gli squali scomparsi in Mediterraneo negli ultimi 200 anni secondo un team di ricercatori italo-canadesi che ha appena pubblicato sulla rivista scientifica Conservation Biology (qui il lavoro in inglese, qui un riassunto in italiano). Cosa succede al mare eliminando la quasi totalità dei grandi predatori? Gli effetti si fanno sentire sulle loro prede - e le prede delle loro prede, le cui popolazioni si modificano in modo imprevedibile. Ma certo.

Cosa ha portato allo sterminio di massa i grandi squali mediterranei? Come sempre l’uomo, attraverso la pesca (diretta o indiretta) e le profonde modifiche che ha inferto all’ambiente stravolgendo le zone di accrescimento e di riproduzione degli squali. Gli squali, infatti, crescono lentamente e generano pochi piccoli solo dopo molti anni e, semplicemente, non riescono a riprodursi abbastanza velocemente per rimpiazzare i milioni di squali pescati quotidianamente.

Questo rapporto sottolinea l’urgenza di far qualcosa prima che sia troppo tardi - sempre che si sia ancora in tempo, visto che queste specie sono “funzionalmente estinte”. E ora abbiamo una grande opportunità: a fine anno l’Unione Europea scriverà il primo piano di gestione della pesca agli squali. Lo discuteranno i ministri della pesca di tutti i paesi a Bruxelles. Se vuoi chiedere anche tu al ministro Zaia di impegnarsi per la protezione degli squali mediterranei ed europei, firma la petizione!

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Tutta colpa di Fiorello!

10 Giugno 2008

“Salta” dal Tg1 delle 20 il servizio sugli squali per colpa di Fiorello, spostato a oggi, mercoledì11, alle 13.30.

Va bene, lo ammetto. Ci sono rimasta proprio male. Aspettavo la notizia alla quale avevamo lavorato tutto il giorno (beh, non solo per il Tg1 ma anche per l’Ansa, Reuters, il Corriere, RDS, Le Monde, the Times, the Guardian, la BBC………) …. e invece non è arrivata. Una telefonata della giornalista ha chiarito il mistero: il collegamento con Fiorello che parlava degli europei di calcio aveva rubato lo spazio dei nostri squali e quello di un altro servizio.

Uffa!

Però niente problemi: il servizio andrà in onda domani sul tg1 delle 13.30. E sul sito del tg1. Insomma, domani si parlerà molto di squali in Italia, perché alle 11 presenteremo un rapporto sullo stato degli squali in Mediterraneo redatto da un team di ricercatori italo-canadesi. Di cosa si parla?

Del fatto che gli squali in Mediterraneo negli ultimi duecento anni sono diminuiti in modo terrificante.

Ne parliamo domani!

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Shark Alliance incontra il Ministro UE Borg

3 Giugno 2008

Il 27 maggio una delegazione della Shark Alliance ha incontrato il Commissario Europeo per la pesca, Joe Borg.

Il Commissario è una nostra “vecchia” conoscenza: a lui abbiamo consegnato lo scorso anno oltre 20.000 firme di cittadini europei per sollecitarlo a preparare il piano d’azione europeo sugli squali (Community Plan of Action, CPOA). Detto, fatto: dopo poco tempo il suo ufficio ha preparato una bozza del piano che è stata poi successivamente aperta ai commenti del pubblico. Preso atto dei suggerimenti dei cittadini, la bozza è stata modificata e verrà a fine anno discussa dai Ministri della Pesca di tutti i paesi europei.

L’incontro, durato un’ora e mezza, ha permesso alla Shark Alliance di verificare e discutere con il Commissario la direzione che sta prendendo il CPOA e le opportunità per mettere in atto subito misure di conservazione e gestione degli squali.

L’incontro - raccontano Sonja Fordham (Ocean Conservancy), Uta Bellion (Pew) e Ali Hood (Shark Trust) della Shark Alliance - è stato molto amichevole. Il Commissario Borg ha dichiarato che, personalmente, è a favore del rafforzamento del regolamento sul finning e a seguire le indicazioni degli scienziati per la definizione delle TAC, le quote di cattura degli squali (però guardate com’era andata a finire lo scorso anno….). Naturalmente, c’è differenza fra quel che lui PERSONALMENTE pensa e poi quel che invece realizzerà la Commissione dei Ministri della Pesca…

Proprio per questo abbiamo lanciato la petizione per la protezione degli squali: dobbiamo mettere sotto pressione il ministro Zaia, che a fine anno discuterà per conto nostro il CPOA insieme agli altri Ministri europei. Se non hai ancora firmato, vai subito! E passaparola…. Dopo tre settimane siamo già a quota 1200 firme.

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A che punto siamo con le firme…

3 Giugno 2008

Abbattuta di slancio la barriera dei 3000 grazie all’intervista di Simona Clò su La7 in Missione Natura in cui si parla della situazione degli squali in Mediterraneo e dei progetti di ricerca MedSharks/CTS.

GRAZIE a tutti quanti hanno firmato e a voi che, come gli straordinari Danilo & Margherita “responsabili” ormai di centinaia di firme, attraverso il passaparola, avete messo energie ed entusiasmo per far conoscere ai vostri amici il problema degli squali e offerto loro il modo di aderire alla nostra iniziativa. Grazie! Andate a leggervi tutti gli altri commenti: ironici, indignati, accorati, sempre appassionati.

La metà dei firmatari ha firmato grazie alla segnalazione di amici. Fondamentale, insomma, è il passaparola. E allora… ci impegnamo tutti a segnalare la petizione ad almeno 5 persone ciascuno?

Ecco di nuovo il link per la petizione: www.medsharks.org/firmaperglisquali.html Passaparola!! :-)

Oltre al passaparola, un fantastico veicolo di diffusione della petizione è stata ed è ancora Missione Natura (la trasmissione de La7, seguita da un numero elevatissimo di fan sfegatati - leggere il blog per credere!) seguita da Geo&Geo. Fondamentale l’apporto di AgireOra, i cui associati hanno inviato centinaia di adesioni. Da un paio di mesi l’invito a firmare rimbalza su forum come Poverosub.it, Scubaportal.it Acquariofilia.biz e Gommonauti.it, tam tam di circoli e associazioni come il Sub Rimini Gianni NeriVerdeAcqua di Milano. Pare la notizia sia passata addirittura  su Radio Capital!

Grazie a tutti quanti hanno firmato e a tutti quelli che verranno da qui ai mesi a venire! La petizione, infatti, andrà avanti fino a fine dell’anno.

E’ solo alla vigilia della riunione dei Ministri della Pesca UE per la definizione del Piano d’Azione europeo per gli squali che consegneremo tutte le firme al nostro Ministro. Sarà quello il momento in cui i Ministri di alcuni paesi con forti interessi in questo campo (Spagna e Portogallo in testa) cercheranno di “annacquare” le misure di protezione. Ed è a questo punto che l’interessamento del nostro Ministro per la pesca potrà influire sul risultato finale. Non avendo grandi interessi italiani da difendere in questo campo, potrebbe decidere di “scambiare dei favori” oppure, avendo in mente le migliaia di italiani che speriamo si uniscano a noi, potrà decidere di intervenire con forza per proteggere questi animali.

Non hai ancora firmato? Fallo subito cliccando qui!

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l’Europa e gli squali

21 Maggio 2008

L’Europa è fra i principali responsabili della pesca e della scomparsa degli squali non solo nelle nostre acque, ma in quelle di tutto il mondo. Ne abbiamo pescati troppi, e troppi continuiamo a pescarne. Esistono pochi limiti specifici alla pesca di squali e razze, e per questa ragione le popolazioni di squali europee sono fra le più compromesse al mondo. Un terzo delle specie europee è a rischio estinzione, percentuale che in Mediterraneo sale a uno spaventoso 42%.

Gli squali europei - Nelle acque europee si trova una grande varietà di pesci cartilaginei: dalle razze che popolano i fondali sabbiosi ai velocissimi squali oceanici, dalla curiosa chimera al grande squalo bianco. Sono circa 70 le specie di squali, una cinquantina le razze e sette le specie di chimera che nuotano nel gelido Mare del Nord come nelle calde acque mediterranee, dagli estuari agli abissi. Anche le dimensioni variano moltissimo, dai piccoli palombi, lunghi meno di un metro, all’immenso squalo elefante che può sfiorare i 10 metri di lunghezza. Un terzo però è a rischio di estinzione e rischia di scomparire perché peschiamo troppo e male, e non esiste (ancora) un serio regolamento sulla pesca di questi animali.

Chi e quanti ne pesca - La Spagna nel 1997 ha dichiarato la maggiore quantità di catture di squali al mondo. Secondo i dati della FAO (universalmente noti per essere sottostimati), nel 2004 i paesi europei hanno catturato quasi 115.000 tonnellate di squali (comprese razze e chimere). Quasi la metà è opera della Spagna (45%), seguita dalla Francia (18%), dal Regno Unito (14%) e dal Portogallo (10,5%). Secondo i rapporti, il 91% delle catture europee proviene dal Nord Atlantico.

Come li peschiamo? In alcuni casi le flotte deliberatamente cacciano questi animali, in altri li catturano accidentalmente nella pesca al tonno e pescespada. Molti squali vengono pescati, privati delle pinne e poi rigettati a mare (è la pratica detta “finning”) per lasciar spazio a prede le cui carni hanno più valore. Considerato ovunque come una pratica insostenibile, il finning è stato proibito in molti paesi mentre la legge europea è fra le più ambigue e permissive al mondo.

Cosa ci facciamo? In parte li mangiamo, in parte li spediamo in Asia per la prodzione di zuppa di pinne di pescecane. Ma noi europei, italiani in testa, siamo ghiotti di squalo: in particolar modo di spinarolo, palombo, gattuccio, smeriglio e razza. Catturandone pochi nelle nostre acque (le catture sono crollate negli ultimi anni, semplicemente perché non ce ne sono più), nel 2005 l’Italia è diventata la 5° nazione al mondo per importazione di questi animali, dietro a Spagna, Corea del Sud, Cina e Messico.

Qual’è il problema? E’ che gli squali non sono in grado di reggere ritmi di pesca così elevati. Passano molti anni, anche 20-25, prima che inizino a riprodursi e fanno un numero molto limitato di piccoli. Per questo la pesca intensiva cui sono sottoposti, diretta o accidentale che sia, li sta decimando: gli squali rimasti in libertà non riescono a riprodursi a ritmi sufficientemente elevati per sostituire gli squali catturati.

Esistono delle regole? Sono poche restrizioni alla pesca degli squali in acque europee. E il paradosso è che quei pochi limiti che vi sono (come nel caso delle quote fissate lo scorso anno), sono fissati a livelli comunque insostenibili per gli squali. Non lo dicono gli ambientalisti, ma gli stessi esperti interpellati dall’UE in materia. E, visti ritmi lentissimi di riproduzione degli squali, le conseguenze di un errata gestione delle popolazioni di squali si fanno sentire rapidamente, e necessitano di molti decenni per essere corrette.

Per saperne di più leggi “Shark Alert”, una pubblicazione della Shark Alliance che trovi qui e puoi scaricare in inglese, francese e spagnolo

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ami salva-squali in futuro?

21 Maggio 2008

Trovata forse la soluzione per evitare che gli squali finiscano nei palangari dedicati a tonni e pescispada? Forse, anche se ci vorrà ancora tempo e lunghe sperimentazioni. Ma il risultato è promettente e importante, perché il by-catch, la cattura accidentale in attrezzi di pesca dedicati ad altre specie, è la principale ragione di mortalità degli squali in tutto il mondo e soprattutto in Mediterraneo (guarda il video). I numeri sono impressionanti: si stima infatti che dagli 11 ai 13 milioni di squali finiscano accidentalmente nelle reti, in numero spesso superiore a quello delle specie per cui si è dispiegato l’attrezzo di pesca. Anche per i pescatori il by-catch è un problema, visto che riduce l’efficacia dei loro attrezzi di pesca.

Ma cos’hanno scoperto i ricercatori americani del NOAA? Che gli squali plumbei [scheda su questo squalo, studiato da MedSharks in Mediterraneo] evitano alcune leghe di metallo, che reagiscono con l’acqua salata producendo un campo elettrico che li disturba (qui il comunicato stampa del NOAA). La presenza del “palladium neodymium” [non chiedetemi di tradurvelo perché non ne ho idea - c'è qualche chimico fra noi che possa aiutarci?] altera chiaramento il nuoto degli squali e ne inibisce temporaneamente l’alimentazione. Il campo elettrico generato dal metallo a contatto con l’acqua salata è infatti probabilmente così intenso da disturbare i delicati e sensibilissimi sensi dello squalo.

I singoli individui di squalo plumbeo non si avvicinavano mai a meno di mezzo metro dal blocco di metallo, né si cibavano delle esche che vi erano appese a una ventina di centimetri di distanza” ha spiegato Richard Brill, ricercatore del NOAA e responsabile del Cooperative Marine Education and Research (CMER) Program al Virginia Institute of Marine Science. “Lo studio dimostra chiaramente che questa lega può agire come repellente per gli squali nei palangari pelagici. E’ un primo passo molto promettente, anche se ora bisogna studiare le dimensioni ottimali e la forma da dargli e, soprattutto, testarlo in mare aperto e non solo in laboratorio“.

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intervista a Simona Clò su Geo&Geo (video)

20 Maggio 2008
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E siamo a 300!!!

14 Maggio 2008

Oggi, 14 maggio, alle 13 è arrivata la firma n.300 per la nostra petizione per gli squali. Un ottimo risultato ottenuto in pochi giorni “solo” con il traino di Missione Natura, che ha mostrato il documentario SharkWater. L’appello è poi rimbalzato su forum come Poverosub.it, Scubaportal.it e Gommonauti.it, il tam tam di circoli e associazioni sub come il Sub Rimini Gianni Neri, e addirittura un passaggio su Radio Capital.

Mr300 è Alberto Gallucci, di Milano, che alla sua firma allega anche questo messaggio: “Questa petizione è sacrosanta. Non credo che il problema principale nei mari italiani sia il finning, ma le reti che intrappolano squali per errore e l’utilizzo di carne di squalo nei ristoranti, spacciata con nomi diversi a seconda delle regioni. Sono cose delle quali non sentiamo il bisogno.(leggi tutti i commenti)

Grazie Alberto, agli altri 299… e a tutti quelli che verranno da qui ai mesi a venire! La petizione, infatti, andrà avanti fino a fine dell’anno.

E’ solo alla vigilia della riunione dei Ministri della Pesca UE per la definizione del Piano d’Azione europeo per gli squali che consegneremo tutte le firme al nostro Ministro. Sarà quello il momento in cui i Ministri di alcuni paesi con forti interessi in questo campo (Spagna e Portogallo in testa) cercheranno di “annacquare” le misure di protezione. Ed è a questo punto che l’interessamento del nostro Ministro per la pesca potrà influire sul risultato finale. Non avendo grandi interessi italiani da difendere in questo campo, potrebbe decidere di “scambiare dei favori” oppure, avendo in mente le migliaia di italiani che speriamo si uniscano a noi, potrà decidere di intervenire con forza per proteggere questi animali.

Quindi: firmate e passate parola!

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il vostro grido: salviamo gli squali!

13 Maggio 2008

Ecco alcuni dei commenti alla petizione…

Christina: Pochi “uomini” hanno il potere di cambiare le cose. Spero che abbiano gli strumenti e la forza di agire per il bene collettivo di ogni habitat che appartiene a questa terra.

Danilo “Gli squali stanno venendo massacrati in tutto il mondo e la loro popolazione si è ridotta del 90%, rischiano l’estinzione. Vengono uccisi 100 MILIONI di squali all’anno e l’ecosistema degli oceani e mari sta cambiando con conseguenze catastrofiche. Diamo il buon esempio e almeno in Italia e in Europa rispettiamo questo animale, il più antico della storia della terra, proteggiamolo e sensibilizziamo gli altri stati affinchè si vieti il FINNING, la pesca che uccide gli squali allo scopo di reciderne solo le pinne, ributtando in mare l’animale agonizzante.

Erica: La nostra vera ricchezza risiede nella varietà della vita, salvaguardare gli squali e l’ecosistema marino è un dovere nei confronti della terra e dell’umanità . Grazie del Vs. contributo. Tocca a Voi politici far sentire la nostra voce in quanto rappresentanti dei cittadini che vi hanno votato e si affidano a voi e in quanto abitanti voi stessi di un mondo che stiamo letteralmente distruggendo!

Gerardo: E’ ora per i paesi che si considerano “civili” di tutelare questi splendidi animali.

Roberto: Per favore intervenite in qualche modo. Lo squalo è uno degli animali più antichi, sopravvissuto per milioni di anni. Solo l’imbecillità dell’uomo lo sta distruggendo. Che il nuovo governo faccia qualcosa.

Valentina: Vi prego Squali: possiate un giorno perdonarci, noi poveri miseri uomini…
Stella: “Cerchiamo di esser più civili: proteggiamo gli squali. Regolamentiamo la loro pesca.

Leggi tutti i commenti qui

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oltre 150 firme in un paio di giorni!!

12 Maggio 2008

le firme alla petizione domenica 11 maggioFantastico! Sono oltre 150 e da tutta Italia le firme già raccolte per chiedere ai nuovi ministri dell’Ambiente e della Pesca di adoperarsi per proteggere gli squali. Continuate a firmare e invitate i vostri amici a farlo! E se prendi parte a forum, fai parte di club, circoli, associazioni o semplicemente hai un sacco di amici… passa parola!!! Ecco a scanso d’equivoci il link diretto alla petizione: http://www.medsharks.org/firmaperglisquali.html puoi copiarlo e incollarlo direttamente nella mail.

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firma anche tu!

11 Maggio 2008

Il traino di Sharkwater ha lanciato in grande stile la petizione per la protezione degli squali lanciata da MedSharks e tutte le associazioni della coalizione Shark Alliance. Sono più di un centinaio le firme già arrivate!

La petizione - Chiediamo ai Ministri Stefania Prestigiacomo e Luca Zaia - che esordiscono proprio in questi giorni rispettivamente come ministro dell’Ambiente e delle Risorse Agricole (responsabile per il settore Pesca) - di adoperarsi per la protezione degli squali.

Fra qualche mese, infatti, a Bruxelles i Ministri della Pesca dei paesi UE discuteranno la bozza del Piano d’Azione per la gestione degli squali. Si tratta, in pratica, di un piano di gestione e conservazione degli squali e razze europei ed è una cosa molto importante visto che i paesi europei sono fra i maggiori pescatori (Spagna e Portogallo in testa) e consumatori (Italia, soprattutto!!) di squali al mondo. E le nostre popolazioni di squali sono fra le maggiormente compromesse al mondo: un terzo delle specie europee sono a rischio estinzione, percentuale che in Mediterraneo sale al 42%.

Ora che si sta mettendo a punto la bozza del Piano d’Azione Europeo per gli squali, i Ministri hanno una grande opportunità per migliorare lo stato delle nostre popolazioni di squali e della pesca.

Per questo li esortiamo ad intervenire affinché la versione finale del Piano d’Azione dell’Unione Europea adotti misure precauzionali e recepisca i pareri scientifici, così da:

• ridurre significativamente le catture di squali
• proteggere le specie di squali e razze in pericolo d’estinzione
• promuovere un bando totale del finning

Firma anche tu QUI!

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occhi aperti al mercato del pesce!

30 Aprile 2008

I mercati del pesce possono riservare molte sorprese, a patto di avere curiosità e molta pazienza. Guardate cosa ha scovato Gaspare Schillaci, un nostro lettore di Palermo.

Si tratta di una femmina adulta di notidiano cinereo (Heptranchias perlo), un piccolo squalo di alta profondità non molto frequente nei nostri mari. Uno squalo inconfondibile visto che ha 7 fessure branchiali, al contrario di tutte le altre specie che ne hanno 5 (a parte pochissimi che ne hanno 6).

Sappiamo molto poco di questo animale. Vive tra i 300 e i 600 metri, come si può desumere dal grande occhio verde, ma può spingersi anche oltre i mille metri di profonditàed è uno squalo di piccole dimensioni: al massimo un metro nei maschi e 140 cm per le femmine. E’ un buon nuotatore e si ciba di pesci, come i merluzzi, e anche calamari.

Sappiamo anche molto poco sulla sua riproduzione; è comunque un viviparo aplacentato, il che significa che la madre fa crecere i piccoli nel proprio ventre pur non nutrendoli con una placenta. I piccoli sono lunghi alla nascita 23 centrimetri.

Vive nei mari temperati e tropicali. Ovunque è considerato Near Threatened, cioè quasi a rischio estinzione, mentre la situazione in Mediterraneo è peggiore, tanto che è stato inserito nella categoria Vulnerabile della Lista Rossa della IUCN.

Altre informazioni su questa specie sul sito the Florida Museum of Natural History

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attacchi di squali: qual’è il vero pericolo? (video intervista)

29 Aprile 2008

Guarda la lunga intervista a Simona Clò di Antonio Cianciullo su La Repubblica TV.

Si parte dallo squalo bianco che nei giorni scorsi ha morso un nuotore in California, per capire quanto effettivamente siano pericolosi gli squali per l’uomo. E quanto invece gli squali sono a rischio per le attività umane: in Mediterraneo, ad esempio, il 42% è a rischio estinzione.

In anteprima alcuni minuti di Sharkwater, il documentario sugli squali che ha avuto grande successo in tutto il mondo e che andrà in onda su La7 il 9 maggio alle 21,30 nella trasmissione Missione Natura.

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Buone notizie per gli squali plumbei - in America

20 Aprile 2008

Drastico calo (-85%) delle quote di cattura, tolleranza zero per il finning e maggiore attività di ricerca: sono queste le misure previste in America per aiutare lo squalo plumbeo nelle acque atlantiche. Riduzioni importanti anche per altre specie di squali a rischio, fra cui lo smeriglio.

Buone notizie per gli squali americani. Il Fisheries Service del NOAA - l’equivalente del nostro ministero della pesca - ha tagliato le quote di cattura e proibisce il taglio delle pinne a bordo. Sono due azioni importanti per gli squali plumbei, diminuiti tra il 62 e l’80% rispetto all’inizio del secolo scorso (leggi la scheda sullo squalo plumbeo). Questa specie, infatti, è la più importante in Atlantico dal punto di vista commerciale: è lo squalo più pescato e anche più ricercato per il valore delle sue pinne, ingrediente principale della zuppa di pinne di pescecane.

Lo squalo plumbeo, come altre specie di squali, cresce lentamente, inizia a riprodursi tardi e genera pochi piccoli: tutto ciò lo rende particolarmente vulnerabile alla pressione di pesca” dichiara Jim Balsiger, membro del Fisheries Service del NOAA. “Questo ci impone di adottare misure importanti per fermarne lo sfruttamento eccessivo, in modo da permettere a queste specie e agli altri squali costieri di aumentare di numero“.

Lo squalo plumbeo viene svincolato dalla gestione degli altri squali costieri. Le quantità massime pescabili di questa specie scendono da 1,017 tonnellate a 87.9 tonnellate, una diminuizione del 85%, all’anno fino al 2012. Inoltre, tutta la pesca allo squalo plumbeo avverrà nell’ambito di una ricerca scientifica effettuata da 10 imbarcazioni commerciali ogni anno, che avrà come obiettivo di ottenere maggiori informazioni sulla specie, le tecniche per ridurre il bycatch e dovrà fornire dati sufficienti per effettuare future valutazioni dello stock.

L’altra misura importante è l’obbligo di scaricare il corpo dello squalo intero, una misura necessaria per rafforzare il controllo contro il finning (la pratica di privare lo squalo delle pinne, la parte più preziosa dell’animale, per poi ributtare la carcassa a mare, lasciando spazio a bordo per prede più preziose). Questo provvedimento consente una più facile identificazione della specie e migliora la qualità dei dati registrati, misura necessaria per poter in futuro valutare la situazione degli stock.

Diminuisce la quota di cattura per lo smeriglio, un’altra specie a rischio: da 92 tonnellate scenderà a 1.7 tonnellate l’anno. La specie potrà continuare a essere catturata e sbarcata nelle gare di pesca sportiva.

Il documento finale, che contiene altre misure per prevenire il sovrasfruttamento di molte specie di squalo, si può trovare sul sito NOAA nella sezione Gestione delle Specie altamente migratorie (http://www.nmfs.noaa.gov/sfa/hms/). Dopo un periodo aperto ai commenti del pubblico, la norma dovrebbe entrare in vigore in giugno.

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lo squalo plumbeo (foto e video)

20 Aprile 2008

E’ forse lo squalo più ’squalo’ che si possa immaginare, grazie alla ‘gobbetta’ dietro il capo che gli conferisce quell’aria un po’ tozza e da ‘bullo’ che pare quasi una caricatura disneyana.

Dove vive - Lo squalo plumbeo Carcharhinus plumbeus è una sorta di squalo grigio che vive in tutte le acque temperate e tropicali del mondo e anche nel Mediterraneo. Cresce lentamente ma supera i due metri di lunghezza. Le femmine sono leggermente più grandi dei maschi. Può vivere fino almeno a trent’anni.

Cosa fa tutto il giorno - Lo squalo plumbeo è uno squalo migratore e che nella stagione degli amori si trasferisce in acque calde. Vive in gruppi separati per sesso: maschi con maschi, femmine con femmine e piccoli tutti assieme, suddivisi per età e taglia.

E‘ il “nostro” squalo! MedSharks porta avanti da anni in Turchia un progetto di ricerca su questi animali. In una baia piccola (e segreta!) ogni anno in primavera si radunano decine di questi animali. Sono quasi tutte femmine; alcune portano addosso i segni dell’accoppiamento recente, altre hanno il ventre carico di piccoli. Stazionano per un mesetto all’interno della baia e poi ripartono, dirette chissà dove. Dal 2001 MedSharks studia questi squali, realizzando il censimento degli animali e una campagna di marcatura per scoprire le loro rotte migratorie. E’ la prima - e l’unica - popolazione di squalo mai studiata in Mediterraneo. Guarda la galleria di foto.

Riproduzione - Gli squali plumbei cominciano a riprodursi intorno i 13-14 anni. L’accoppiamento lascia tracce ben visibili sul corpo delle femmine: il maschio afferra lacompagna sul dorso o sulle pinne, lasciandole ben evidenti i segni dei suoi denti, finché essa non nuota con il ventre verso la superficie: è allora che la feconderà utilizzando entrambi i suoi organi genitali. Anche grazie a questi segni riusciamo a individuare i diversi animali. Dopo aver raggiunto baie poco profonde le femmine danno alla luce 5-6 piccoli ogni due anni. Nati a circa 60 cm, gli squali grigi mediterranei raggiungono i due metri di lunghezza.

Cosa mangia - Si ciba soprattutto di piccoli pesci, razze, altri piccoli squali ma anche seppie, polpi e calamari, granchi e gamberi, che cattura di giorno ma di preferenza di notte.

Una specie in pericolo - La pesca si è rivelata fatale per questi animali, che vivono a lungo, raggiungono tardi la maturità sessuale, fanno pochi piccoli e nemmeno tutti gli anni. Lo squalo plumbeo è considerato in Mediterraneo specie a rischio estinzione.

Questi squali costituiscono infatti in tutto il mondo una quota importante nelle catture della pesca sportiva e professionale. Lungo la costa atlantica americana rappresentano il 60% delle catture dei palangari; per nella pesca sportiva lo squalo plumbeo è secondo solo alla verdesca come preda.

Le popolazioni di squalo plumbeo nell’Atlantico occidentale si sono ridotte dell’85%-90% in appena dieci anni. Nel nord Atlantico le femmine adulte sono ormai abbastanza rare. Molti ricercatori ritengono che anche se si interrompesse immediatamente la pesca, questo squalo impiegherebbe molti decine di anni per ritornare ai livelli di abbondanza di una volta.

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la mobula

15 Aprile 2008

È a prima vista praticamente identica alla manta tropicale la Mobula mobular: leggermente più piccola ma ugualmente gigantesca (può raggiungere i cinque metri di larghezza), ha la stessa struttura del corpo e le curiose appendici cefaliche che le hanno valso il nome di diavolo di mare.

A differenza della Manta, la bocca della Mobula però è posta più in basso, e ha una coda assai più lunga.

È presente in tutto il Mediterraneo, ma è estremamente raro incontrarla. Sappiamo ben poco delle sue abitudini; si nutre di gamberetti planctonici e forse di piccoli pesci pelagici gregari. Viene talvolta catturata nelle reti pelagiche derivanti e nei palangari d’altura; per via della sua supposta rarità e basso potenziale riproduttivo (tra i più bassi tra gli elasmobranchi), è considerata minacciata e quindi inclusa nell’Allegato II del Protocollo sulle Aree Specialmente protette e sulla Conservazione della Biodiversità della Convenzione di Barcellona.

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trovata verdesca e 7 piccoli

27 Marzo 2008

E’ accaduto in Croazia, ed è Anna Adam di Trieste a mandarci la notizia riportata da un quotidiano locale (foto da Elasmodiver):

Eccezionale ritrovamento nelle acque antistanti Povljana, piccola località di villeggiatura dell’isola di Pago in Dalmazia: alcuni pescatori locali hanno rinvenuto a pochi metri dalla costa i corpi senza vita di una verdesca di 3 m e dei suoi 7 piccoli, ognuno lungo una cinquantina di centimetri.
La notizia del ritrovamento ha scioccato non poco la popolazione locale in quanto si tratta di uno squalo potenzialmente pericoloso per l’uomo [sic! NdR] e comunque mai fino ad ora era stato visto in queste acque un bestione di tre metri, pesente poco meno di 150 kg.

Le carcasse sono state messe in un congelatore, onde permettere ai biologi dell’istituto oceanografico di Spalato di accertare le cause del decesso.

Secondo Alen Soldo, vicedirettore del centro spalatino per gli studi marini,questo esemplare sarebbe stato arpionato alla testa: “Ho visionato la carcassa e sono convinto che la verdesca sia stata arpionata. Credo che prima di morire abbia partorito, nella speranza che i suoi piccoli potessero salvarsi. Ma neanche loro ce l’hanno fatta. Si tratta di una femmina di circa 10anni d’età. Spero che abbia messo alla luce un numero maggiore di squaletti e che qualcuno si sia salvato.”

A detta degli esperti, la verdesca è assieme allo squalo bianco l’unica specie nelle acque adriatiche considerata pericolosa per l’uomo. Negli ultimi decenni risultano però sempre piu rari i suoi avvistamenti, al punto che i biologi italiani e croati l’hanno inserita nella lista delle specie a rischio.

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“catture accidentali” (video)

25 Marzo 2008

E’ la maggiore causa di morte degli squali in tutto il mondo, e soprattutto in Mediterraneo. “Cattura accidentale”: cioè finire nelle reti, o negli ami, destinati a pescare altro, di solito tonni o pescespada.

Responsabile della scomparsa degli squali d’alto mare - verdesche, mako, squali volpe - sono state per anni le famigerate spadare, le reti pelagiche derivanti ormai fuorilegge in Europa ma ancora largamente usate in Mediterraneo.

Una cosa è leggerne, un’altra è vedere. Consiglio a tutti la visione di questo filmato di Howard Hall. Risale al 1987 ma è ancora drammaticamente d’attualità.

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appuntamento al Big Blu di Roma

28 Febbraio 2008

Appuntamento da domani a Roma al salone del mare Big Blu.

Sabato 1 marzo alle 15 e domenica 2 alle 13.30 all’Apnea Village parleremo delle iniziative di protezione degli squali, della settimana europea dello squalo, della raccolta di firme che abbiamo portato a Bruxelles e di chi ci ha aiutato. Fra questi, anche la Mares.

Vi aspettiamo!

Aggiornamento: ecco un resoconto degli incontri

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il primo cetorino “targato” del Mediterraneo

27 Febbraio 2008

Il video del primo (e per ora anche unico!) squalo elefante mai “targato” nel nostro mare!

Sarà stata la spinta di Gerry Scotti, sarà stato lo squalo elefante catturato in Sicilia, sarà chissà cosa, ma da qualche giorno a questa parte le pagine più lette di questo sito sono quelle del cetorino. E quindi mi è venuto in mente di mostrarvi un momento importante e spettacolare dell’Operazione Squalo Elefante, pur se è successo un paio di anni fa.

Nel 2006 avevamo infatti ricevuto decine di segnalazioni di cetorini “a spasso” per le acque sarde. Così dopo tre giorni di pedinamenti nelle acque del Parco di La Maddalena, Simona Clò (CTS Ambiente) ed io (MedSharks) abbiamo finalmente scovato, fotografato, filmato e anche marcato: è la prima volta in Mediterraneo!

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follia: concime a base di squalo per super-zucche

20 Febbraio 2008

sharkfertilizer.jpg La follia viene dal Canada: concime di squalo fresco” (spinarolo, da quel che si legge) per ottenere zucche gigantesche.

Questa pagina web (foto qui accanto) fortunatamente non la vedrete più. E’ bastata una pioggia di email di protesta perché la canadese World Garden Import Export Ltd. ritirasse (almeno dal web, non sappiamo se dal commercio) il suo “concime di squalo fresco” (spinarolo, da quel che si legge) che, come recita il sito, è in grado di far crescere zucche gigantesche di 450 kg!

Lo spinarolo (leggi qui la scheda) è un piccolo squalo di poco più di un metro di lunghezza che vive in aque temperate in tutto il mondo. E’ una delle specie più richieste in Europa (in Inghilterra ci fanno il fish&chips, mentre in Italia è comune trovarlo al supermercato) ed è quindi pescata intensivamente. Ma siccome si riproduce molto lentamente, in quasi tutto il mondo è a rischio estinzione: in Atlantico è diminuito del 95%!! iucn_vu.jpgNel nord-est pacifico, dove vengono catturati gli spinaroli per concimare le zucche, la specie è stata classificata nella Lista Rossa delle specie a rischio di estinzione IUCN come “Vulnerabile”.

La follia è tale che voglio tradurvi ciò che era scritto sul sito:

Gli squali sono ricchi di nutrienti, minerali ed enzimi che vengono catturati nel concime e quindi utilizzati in molte applicazioni in agricoltura, sia commerciale che per uso domestico, sistemi tradizionale o idroponici, per il giardinaggio d’interni o esterni. Questo concime ha diverse carattersitiche: arricchisce il suolo per ottenere un raccolto più abbondante, aiuta la crescita dei microbi nel suolo e accelera i processi di decomposizione.”

La preparazione:

Gli Squali Freschi vengono pescati giornalmente dalla nostra flotta. Una volta catturati, vengono subito sfilettati e preparati per il consumo umano. Dopo aver rimosso i filetti, il resto dello Squalo Fresco è immediatamente lavorato per produrre il concime utilizzando un processo a freddo (idrolisi) per liquefare il fertilizzante e far sì che non si perdano tutte le vitamine, i minerali e gli enzimi naturali. Crediamo che la freschezza del pesce si rifletta nella qualità del nostro concime. Utilizziamo esclusivamente una specie di squalo, lo spinarolo. Questo rende la qualità del nostro concime superiore a quella di altri prodotti sul mercato. “

Essendo una specie commerciale, è una delle poche specie per cui esistano dati da lungo tempo. Per darvi un quadro della situazione:

- nel Nord-Est Atlantico c’è stato un crollo superiore al 95%

- declino del 75% delle femmine in appena 10 anni nel Nord-Ovest Atlantico

- declino anche nella parte meridionale del nord-est pacifico, mentre sembra stabile in Alaska

- gli unici dati sul Nord-ovest Pacifico riguardano il Giappone, dove le quantità sbarcate sono diminuite di circa l’80–90% dalla metà degli anni ‘70 alla fine degli anni ‘90

- in Mar Nero un declino superiore al 60%

 

 

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le autostrade degli squali

18 Febbraio 2008

Ottimi articoli di Repubblica oggi e del Messaggero sugli squali, notizia rilanciata anche dalle tv!

L’occasione è il congresso della Società Americana per l’Avanzamento della Scienza (Aaas) in corso a Boston dove si è parlato della loro sparizione da tutti i mari (altre 8 specie verranno inserite nella Lista Rossa delle specie a rischio estinzione - ne parleremo più diffusamente in un prossimo articolo) e delle migrazioni degli squali. Gli squali, infatti, viaggiano in mare come su autostrade sottomarine punteggiate di “aree di sosta” e di “cafè”.

Gli articoli sono interessanti e si basano sul comunicato dell’AAAS “Autostrade sottomarine e punti di sosta” che trovate qui.

Ancora due parole sulle ricerche citate. Del Great White Shark Café, punto d’incontro per squali bianchi in mezzo al Pacifico, vi avevamo già parlato qualche settimana fa.

gli spostamenti dello squalo martelloMa anche gli squali martello migrano seguendo tappe ben precise, che nel Pacifico toccano isole e montagne sommerse dal Messico all’Ecuador. Come la celeberrima El Bajo, in Messico, dove si radunano a migliaia in estate - non per cacciare, ma come punto di sosta e probabilmente d’incontro. Le zone di caccia, infatti, sono lontane e gli squali le raggiungono ogni notte seguendo rotte ben precise (clicca sull’immagine).

Come fanno a orizzontarsi di notte, sul fondo del mare? Seguendo le “autostrade magnetiche” tracciate dalle anomalie del sistema magnetico terrestre: lo ha dimostrato Peter Kimley, ricercatore americano del laboratorio di Biotelemetria dell’Università di California Davis, che studia i martello da più di vent’anni. Qui il riassunto di un suo lavoro scientifico del 1984 (”Diel movement patterns of the scalloped hammerhead shark (Sphyrna lewini) in relation to El Bajo Espiritu Santo: a refuging central-position social system”).

Gli squali martello sono stati inseriti nella Lista Rossa 2008 delle specie a rischio di estinzione.

Questi animali non vivono ovunque, ma si concentrano sulle montagne sottomarine o le isole oceaniche” ha spiegato Klimley nel corso del congresso: “Per questo l’istituzione di riserve marine in queste zone potrebbe aiutare molto la protezione di questa specie“.

Se volete approfondire: l’interessante intervista del National Geographic a Peter Kimley , un’altra più generica della PBS e infine una chicca: un fantastico articolo di Klimley (del 2005) sul Scientific American sulle montagne sottomarine.

Klimley ha scritto anni fa un libro: “The secret life of Sharks”. Molto interessante! Lo trovate qui su Amazon.

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un elefante (squalo) in Sicilia (video)

16 Febbraio 2008

foto Gaspare SchillaciUno squalo elefante di oltre 7 m. di lunghezza - innocuo per l’uomo visto che si nutre di plancton - è finito nelle reti nel palermitano. Il cetorino è una specie rara e a rischio estinzione e ogni informazione è utile per la scienza. Occhi aperti, pescatori e diportisti siciliani: altri esemplari nuotano probabilmente nelle vostre acque, quindi… se vedete enormi pinne sulla superficie, avvertiteci!

La notizia ci è arrivata giovedì sera grazie ai ricercatori dell’Università di Palermo, che hanno provveduto a raccogliere campioni biologici importantissimi (come potete vedere nelle foto di Gaspare Schillaci) per una specie così rara come questa.

Lo sfortunato pescione, stando a quanto riferisce la Sicilia (che pur ne ha storpiato il nome!) è finito nelle reti del pescatore Salvatore Olivieri a meno di un miglio dalla costa a San Nicola l’Arena, nel palermitano.

organi sessuali maschili del cetorino, foto G. SchillaciSi tratta di un maschio, come potete vedere dalla foto degli organi sessuali, e stando alle dimensioni era un adulto e aveva quindi superato i 15-16 anni – l’età in cui i maschi diventano sessualmente maturi (le femmine, invece, maturano ancora più in là sia con le dimensioni che con gli anni: dai 16 ai 20 anni, quando raggiungono gli 8 metri di lunghezza). Lo squalo sfortunato potrebbe naturalmente essere stato molto più anziano, visto che questa specie raggiunge e probabilmente supera i 50 anni di età. Ma quanti anni avesse, precisamente, non lo sappiamo perché nessuno è riuscito a studiare l’accrescimento di questi giganti - uno dei molti misteri che ancora non abbiamo svelato della vita degli squali.

Leggi la scheda sullo squalo elefante.

Lo squalo elefante, o cetorino, è totalmente innocuo per l’uomo, visto che si nutre esclusivamente di plancton. E’ uno squalo migratore, che compare sporadicamente a fine inverno lungo le coste italiane seguendo le correnti ricche di plancton.

Uno squalo raro che migra seguendo rotte sconosciute e per giunta spesso lontano dalla costa: per questo se ne sa davvero poco. Un mix infernale per i ricercatori che vogliano approfondirne le conoscenze, ma anche uno stimolo irresistibile per MedSharks e CTS Ambiente che, due anni fa, hanno lanciato l’Operazione Squalo Elefante. Obiettivo: seguire via satellite gli spostamenti di questi animali.

Per poterlo fare è però necessario, ovviamente, prima trovarli. Operazione ardua ma non impossibile, visto che i cetorini passano molto tempo in superficie e possono quindi, con un po’ di fortuna, essere avvistati da pescatori e diportisti. E’ un’occasione rara, ma non impossibile, come testimoniano i vari avvistamenti del 2006 che ci hanno consentito di marcare il primo esemplare del Mediterraneo. E allora, diportisti e pescatori di Sicilia ma anche di tutta Italia, occhi aperti! In caso di avvistamento mandateci subito una email a info @ medsharks .org

Il cetorino fa parte di quel 42% di squali e razze del Mediterraneo a rischio estinzione. Una delle maggiori cause di mortalità nel nostro mare è rappresentato proprio d