squali, anche per loro l’immacolata concezione

“immacolata concezione”E’ nato senza che sua madre si fosse mai avvicinata a un maschio.

E’ un caso di “immacolata concezione” e non è uno scherzo ma ha per protagonista una femmina di pinnabianca di sette anni che a Nyìregyhàza, in Ungheria, a dicembre ha avuto un cucciolo… pur essendo vissuta da sola dalla nascita. Non siamo ancora riusciti a parlarne con il direttore del centro, per cui ci basiamo solo sulle notizie del Telegraph e di questo altro sito.

Ma, in ogni caso, è una cosa assolutamente possibile. Anzi: è già successo.

cucciolo squalo martello

Lo scorso anno, infatti, sono state pubblicate le prove scientifiche di uno squalo martello “figlio di madre vergine” (nella foto accanto) nato nel 2001 in uno zoo del Nebraska. Il direttore inizialmente pensò a uno scherzo, visto che le tre femmine della vasca erano in isolamento da tre anni. Rimaneva una sola ipotesi: che una delle tre femmine si fosse accoppiata prima di essere catturata. Molte specie di squali hanno la possibilità di accoppiarsi e conservare il seme del maschio anche per lunghi mesi… ma non certo per tre anni.

Infine il DNA del piccolo – ucciso poche ore dopo la nascita da un trigone – rivelò che nel suo patrimonio genetico non vi era traccia di un padre: si trattava quindi di un caso di partenogenesi, una forma di riproduzione comune in altri gruppi animali come api, rettili, pesci, ma ancora sconosciuta negli squali.

Da allora, altre segnalazioni: Tidbit, uno squalo pinnanera nato al Virginia Aquarium, come racconta USA Today e un bamboo shark, nato a Detroit.

 

partenogenesi dello squalo

La domanda è se questo tipo di riproduzione “asessuata” avvenga anche in natura, cosa che potrebbe avere una rilevanza visto che gran parte delle specie sono a rischio di estinzione. Sappiamo ora che se una femmina avesse difficoltà a incontrare un compagno potrebbe riprodursi in questo modo. Ma purtroppo non è una soluzione: i piccoli nati in questo modo, non avendo l’apporto dei geni del padre, sono più deboli dal punto di vista genetico e meno adatti a sopravvivere in mare.

Per approfondire:

l’articolo BBC,
– l’intervista a uno degli autori della ricerca, sempre dalla BBC;
– l’intervista della National Public Radio(con una ottima spiegazione della partenogenesi),
– l’intervista a George Burgess su Science Friday.

– E infine il lavoro scientifico.

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Un Commento

  1. Franco Foderà

    Non ho potuto ascoltare l’intervista della National Public Radio (con una ottima spiegazione della partenogenesi), perchè parlano in inglese, lingua sconosciuta per me. Sarebbe bello ascoltarla tradotta in italiano.
    Cordiali saluti da Franco

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